Razzismo e responsabilità della destra

Firenze, due ragazzi alla manfestazione di protesta per l'uccisione di Diop Mor e di Samb Modou e il ferimento di Moustapha Dieng, Sougou Mor, Mbenghe Cheik

Francesco dice una cosa che non sapevo: che nella lingua del Senegal non esiste la parola straniero.

Carlo Bonini su Repubblica sta facendo una inchiesta sugli ambienti della estrema destra, vi posto l’articolo di oggi.
Nell’articolo cita Ugo Maria Tassinari. I link che trovate nella prima parte dell’articolo sono naturalmente miei e non di repubblica e li ho prelevati dal sito di Tassinari e rimandano appunto a singoli articoli di Tassinari.
Potete ascoltare l’interessante puntata di Tutta la città ne parla del 14 dicembre Firenze: razzismo o follia? Fra gli ospiti Kumba Sou, signora senegalese vive e lavora a Firenze dal ’96; Gianluca Iannone, presidente di Casa Pound Italia; Ali Baba Faye, sociologo senegalese in Italia da 30 anni, già responsabile immigrazione della Cgil; Saverio Tommasi, regista e documentarista, ha realizzato un’inchiesta, infiltrandosi nell’estrema destra toscana; Ugo Maria Tassinari, saggista, ha scritto  “Fascisterie”, cura il blog Fascinazione; Roberta, da Firenze testimone oculare della strage nel mercato di Piazza Dalmazia, Federico Faloppa, insegna Linguistica italiana all’Universitò di Reading, ha scritto Razzisti a Parole.
Bellissimo il brano all’interno della trasmissione: Useless Weapons (Armi inutili) del cantante senegalese Youssu N’Dour in coda vi metto un video da you tube ma l’interpretazione alla radio è ancora più bella (georgia)

Il dossier
La mappa dell’estrema destra

I neofascisti

Dall’assalto ai rom alla furia omicida l’Italia scopre la polveriera nera
La diaspora neo-nazista si è fatta “cultura egemone”, senso comune delle grandi cinture metropolitane. E in difesa dei militanti accusati di violenze si riaffacciano “vecchi maestri” come Franco Freda
di Carlo Bonini

Le mazze dei giustizieri nel campo Rom di Torino, il sangue senegalese innocente di Firenze, il culto osceno di “Militia” e il suo nazional-socialismo antisemita che dovrebbe farsi “avanguardia rivoluzionaria”. In quattro giorni, il vulcano di risentimento e odio sociale su cui è seduto il Paese torna a dare segni di sé. E interpella innanzitutto una “diaspora” neofascista e neo-nazista che, negli ultimi dieci anni, è stata “cultura egemone”, perché diventata “senso comune” nelle cinture urbane delle grandi aree metropolitane. «Purtroppo, temo che si sia arrivati oltre la soglia – dice Ugo Maria Tassinari, uno dei più acuti osservatori da sinistra della storia della destra in Italia dal dopo-guerra ad oggi – Perché nella radicalità della nostra crisi sociale ed economica, i codici di impazzimento dei singoli, come delle piccole comunità, si moltiplicano. Si rischia di non riuscire più a ricacciare il genio dalla lampada da cui è uscito». Un´urgenza di cui ora diventa in qualche modo indizio anche una voce a lungo silente come quella del neofascista Franco “Giorgio” Freda, imputato assolto in via definitiva per la strage di piazza Fontana. Ieri, con una lunga e-mail indirizzata anche a “Repubblica”, ha difeso “CasaPound”, da quello che definisce «un affronto grave», figlio della «menzogna antifascista». «In questa Napoli assoluta (intendo per l´immondizia a cielo aperto) che è il nostro Sistema – scrive – non è follia tentare ancora di nascondere il marcio che inquina l´aria, abbarbicarsi ancora sul fronte della Resistenza che fu?». Torino, Firenze, Roma riaprono un «album di famiglia» che, oggi, è rilegato in nero. Le “tribù” neofasciste d´Italia, la «fascisteria del Terzo Millennio» raccontano un pezzo del nostro presente, ma sono figlie legittime del nostro passato, da cui non hanno mai reciso le radici. Eccole.

CasaPound
Librerie, radio, web così l ideologia diventa fabbrica

Il tempo è stato generoso con CasaPound e il suo architetto, Gianluca Iannone (l’ottavo anniversario dell’occupazione dello stabile di via Napoleone III a Roma, prima sede dell´organizzazione, cade il 26 dicembre). Il contesto, la collateralità della giunta Alemanno (in estate, un Comune che piange miseria si è impegnato ad acquisire l´immobile occupato da CasaPound per 11,8 milioni di euro) hanno fatto il resto. I «fascisti del terzo millennio», la «fascisteria trendy» e trasversale del nostro presente sono loro. Di se stessi scrivono: «Costruiremo il mondo che vogliamo! La vita, così come ci è stata confezionata, la gettiamo volentieri nel cesso. L´uomo deve essere liberato. Il mercato uccide l´anima». Il «pragmatismo militante» delle “tartarughe” (il simbolo dell´organizzazione) si è fatto holding. 2 mila tesserati in tutta Italia, con sedi nel Lazio, Toscana, Umbria, Campania, Sicilia, Trentino, 15 librerie, 20 pub, 8 associazioni sportive, una web radio (“Bandiera Nera”) con 25 redazioni, un mensile (“L´Occidentale”) e un trimestrale (“Fare Quadrato”). Il «presidio del territorio», le occupazioni di immobili, le campagne e i “flash mob” contro “l´usura di Stato”, un´ambiguità furba sui temi dell´immigrazione, dell´antisemitismo, sono diventate fabbrica di linguaggio, musica, in un Pantheon che è una maionese impazzita di suggestioni del ‘900. Non tutte necessariamente figlie del “fascismo sociale”, certo tutte decontestualizzate per poter essere declinate nel presente. Arnesi da prendere a piacimento da uno scaffale. La presa su un´intera generazione (i nati dopo il ´94) è stata formidabile. Si è fatta, anche in questo caso, organizzazione (“Blocco Studentesco” ha superato le 11 mila preferenze nelle ultime elezioni studentesche provinciali a Roma e Manfredi Alemanno, figlio del sindaco, ne è uno dei leader) e presenza nelle curve degli stadi.

Forza Nuova
Xenofobi e antisemiti i crociati di Fiore custodi dell´ortodossia 

Custode di un´ortodossia nazionalsocialista clericale, razziale, xenofoba e antisemita, «Forza Nuova» è il suo padrone, Roberto Fiore. È l´esito del passaggio di secolo dell´esperienza di “Terza Posizione” (di cui Fiore fu tra i fondatori). Di un “ritorno” e di uno sdoganamento. Che porta la data del 25 marzo 1999, quando, dall´Inghilterra, dopo vent´anni di latitanza da “rifugiato politico”, Massimo Morsello (ex Nar) rientra in Italia (Fiore lo seguirà il mese successivo), accolto in aeroporto dagli allora deputati di Forza Italia e Alleanza Nazionale Francesco Storace, Enzo Fragalà, Carlo Taormina, Teodoro Bontempo. L´idea di allargare a destra di An un consenso che peschi a piene mani nel pozzo nero della “destra” italiana antiabortista, antisemita, revisionista, xenofoba, nazionalista, omofoba, trova Fiore disponibile. L´impensabile, diventa un pezzo del paesaggio politico italiano degli anni 2000. Nel 2001, “Forza Nuova” si presenta alle elezioni politiche (13 mila voti alla Camera, 39 mila al Senato). Tra il 2003 e il 2006 è nel cartello di “Alternativa Sociale” di Alessandra Mussolini e le nuove elezioni politiche misurano il suo radicamento (255 mila voti alla Camera, 214 mila al Senato). Che si dimezzerà, almeno numericamente, nelle politiche del 2008 e alle europee del 2009. Presente con sedi in tutta Italia, “Forza Nuova” si muove spesso in rotta di collisione con “CasaPound”, di cui insegue tuttavia l´agenda. Fiore lavora su uno stesso risentimento sociale, ma ha l´ambizione di trasformarlo in ideologia. In conflitto per la «purezza», per la «rigenerazione» che deve risvegliare il fantasma dell´uomo bianco. L´immigrato – è una delle ultime campagne di Forza Nuova – prima ancora che «concorrente» nel mercato della precarietà, è «portatore di rischio biologico». Quando “sputa” per strada o quando mette al mondo un figlio ammalato di tubercolosi.

Militia
I monaci dell’odio che coltivano l’eredità hitleriana

“MILITIA” è la storia di un´ossessione che si fa «progetto» di odio e «avanguardia rivoluzionaria». Un´ossessione figlia di chi “Militia” l´ha creata – Maurizio Boccacci – e del dna di una delle famiglie del neofascismo del dopoguerra. Quello di “Avanguardia Nazionale” e di uno dei suoi padri, Stefano Delle Chiaie. Boccacci la custodisce come un sacro Graal (tra le metà degli anni ‘80 e il 1993, prova a darle forma con il “Movimento Politico Occidentale”). Convinto che l´eredità nazionalsocialista, l´esperienza hitleriana, possano transitare nel XXI secolo e farsi «cuneo» tra i modelli sociali proposti dai regimi post-comunisti e dalle democrazie liberali di mercato. “Militia” ricorda una setta, prima che un´organizzazione. Per i numeri (i rapporti dell´Antiterrorismo la stimano inferiore ai 100 militanti attivi) e per il suo radicamento nel territorio (ha testa e gambe nella zona di Grottaferrata, in un fazzoletto di cintura extraurbana alle pendici dei Castelli romani), per i modi del suo leader, un monaco nero cui non interessa fare proselitismo, ma creare le condizioni per far detonare la rivolta. “Militia”, esattamente come nella tradizione di “Avanguardia Nazionale”, lavora sulla provocazione violenta, nelle parole, nei simboli, negli obiettivi dichiarati (la Comunità ebraica su tutti, ma anche i camerati che hanno “tradito” inginocchiandosi ad Auschwitz, come il sindaco Alemanno), perché quello è lo strumento «necessario» a gonfiare l´esasperazione e allargare le basi del conflitto. È un lavoro tetro di chi si percepisce “élite” su teste fragili, che ha buon gioco nell´assenza di memoria (o comunque nella sua interruzione), osceno nel richiamo alle teorie negazioniste, alla purezza della razza, all´antisemitismo, che “Militia” ripropone, aggiornando alla globalizzazione dei mercati del XXI secolo «il complotto demo-pluto-giudaico». Riproponendone gli stilemi e gli epiteti.
Repubblica, 15 dicembre 2011,  p. 21

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15 Risposte to “Razzismo e responsabilità della destra”

  1. francescomarotta Says:

    No, non esiste. Tutto ciò che nelle lingue occidentali indichiamo con il termine “straniero”, viene reso con una parola che può essere tradotta in un solo modo – inequivocabile: *ospite*.

    fm

  2. Nomi e cognomi « La dimora del tempo sospeso Says:

    [...] Razzismo e responsabilità della destra. __________________________ Like this:LikeA 4 blogger piace [...]

  3. falconieredelbosco Says:

    forse dovremmo imparare ad usare un po’ di più la parola” fratello”.
    Io non sono all’altezza di scrivere un articolo come questo, tanto meno commentarlo, condividerlo sì, mi è difficile leggerlo alla dodicenne senegalese che viene a fare i compiti tre giorni alla settimana e fare merenda all’italiana.

  4. georgiamada Says:

    alla dodicenne puoi far sentire la bellissima canzone di Youssu N’Dour ;-)
    benvenuto nel mio blog

  5. Francesca Canobbio - rosadstrada Says:

    ti lascio questo, georgia.
    Pape Diaw è il portavoce della comunità senegalese a Firenze.

  6. georgiamada Says:

    francesco stavo riflettendo che la parola straniero a forza di sentirla in bocca a fascisti e lega ha quasi assunto un che di offensivo. Non molti anni fa, straniero era una bella parola e tutto sommato aveva anche una marcatura di ospite ed era piacevole stare in mezzo a stranieri che ti facevano conoscere parole nuove, cibi nuovi, musiche nuove, e spesso sono pure più simpatici

  7. georgiamada Says:

    grazie francesca :-)

    I font è vero sono limitati ma almeno i colori ci sono.
    Anche per FM: abbiamo finalmente risolto i problema delle dimensioni dei caratteri e dei colori, bastava cliccare su una icona, c’era nel link che ci avevi fornito, ma non avevo ancora avuto il tempo di leggere.

  8. francescomarotta Says:

    L’imperialismo prima e la globalizzazione poi hanno cancellato tutte le aree semantiche “dialoganti” comprese nel termine “straniero”, sostituendole, soprattutto negli ultimi decenni, con un’unica accezione-ricezione del termine: quella di “nemico”.

    La parola “ospite” è una di quelle da custodire e da tramandare ai posteri, perché su di essa facciano crescere, veramente, la pianta di una “umanità nova”.

    Ospite è colui che è accolto e colui che accoglie – contemporaneamente: la continuità e l’interscambiabilità delle due persone è *figura* sacrale e l’accoglienza è, sostanzialmente, un atto di “culto” (nell’accezione letterale del termine).

    Tale è per molte comunità senegalesi – ed ecco perché la parola “straniero” gli è estranea: perché dove si accoglie e si è accolti nessuno può esserlo.

    fm

  9. iltrenoavapore Says:

    OT. Se può servirti…

    Splinder –>>Wordpress

    1.) Scaricare InstantWordpress http://www.instantwp.com ed installarlo, sì da avere una installazione locale di WordPress, cioè un blog vuoto al quale puoi accedere dal pannello di controllo di instantwordpress, cosiccome al pannello di amministrazione.
    2.) Scaricare il plugin (cosa impossibile sul blog in rete) splinder file importer http://www.aioros.net/stuff/splinder-file-importer-0.5.zip. il file NON va scompattato!
    3.) Installare il plugin ed attivarlo, ovviamente sempre sull’installazione locale
    4.) Esportare Splinder come file XML con l’apposita opzione (non servono modifiche al template od altro)
    5.) COPIARE il link al file esportato, NON salvarlo
    6.) Dal menù dell’ammistrazione, strumenti–>importa
    7.) Scegliere Splinder, cioè il plugin precedentemente installato
    8.) INCOLLARE il link di cui sopra e mettere le date, eppoi VIA!

    9.) SE FORTUNA, in una mezz’oretta hai tutto
    10) Se si pianta, ritenta per i periodi salvati, controllando sul blog (sempre quello in locale, dove conviene impostare il widget archivio come elenco mesi con numero di post
    11.) Quando tutto OK, esportare il blog con stumenti–>esporta, salvando il file
    12.) Andare al blog IN RETE ed importare il file salvato al punto 11.)

    12.) Sembra complicato ma NON è vero! A mee ha funzionato, come puoi vedere sul mio blog wordpress, che per ora non uso

    ecco l’ultima novità. Dato che Splinder permette ora di esportare un file XML con più o meno tutti i contenuti principali del proprio blog, ho qui un nuovo plugin WordPress che permette di importare dal suddetto file.

    Pro:
    – centomilionidivolte più veloce;
    – duecentomilionidivolte più affidabile.

    Contro:
    – il file di export di Splinder non contiene i siti web dei commentatori, quindi quelli non vengono recuperati;
    – idem per il tag “Continua a leggere”.

    Ciao

  10. georgiamada Says:

    Prima di tutto io non sono mai riuscita ad avere il file di splinder (non sono l’unica ma dubito che splinder farà qualcosa per farcelo mai avere), al momento mi basterebbe scaricare su io bloggo, l’operazione poi è riuscita perchè è abbastanza facile, o meglio sarebbe riuscita ma ha fatto un macello sovrapponendo un post all’altro (forse perchè si era incantato e interrotto … ora vorrei cancellare tutto e rifare l’operazione ma NON so come si faccia a cancellare tutto l’importato, forse conviene distruggere il blog e farne un altro

  11. iltrenoavapore Says:

    iobloggo opzione formatta….

    il file di splinder XML NON lo devi scaricare! solo farlo creare e poi COPIARTI il link..

  12. iltrenoavapore Says:
  13. georgiamada Says:

    il file di splinder XML NON lo devi scaricare! solo farlo creare

    si lo so, ma il mio file non si crea, purtroppo, segnala errore dopo 30secondi e non sono l’unica.

    Grazie per la dritta del formatta, operazione compiuta :-)))

  14. luca t Says:

    Sei sicura di questa cosa della lingua del Senegal? A me tutti i senegalesi che ho conosciuto mi hanno detto non esiste UNA lingua del senegal ma esistono una varietà di parlate locali, spesso difficilmente assimilabili.

  15. georgiamada Says:

    luca naturalmente NON sono sicura di nulla, ho solo riportato quanto detto da francesco marotta, sinceramente della lingua (ma non solo) del Senegal ne so meno di NIENTE, so però che davvero i senegalesi sono, per la maggior parte, di una cultura particolare, e per niente aggressivi e non mi stupirei che nella loro lingua, o dialetti, non contemplassero la parola straniero.
    Vedo dalla rete che in Senegal parlano il francese, e il wolof più altre parlate.
    A proposito di wolof mi viene in mente Gianni Celati e il suo Dio Kadd

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