F-35 una farsa italiana troppo cara

Enzo Apicella 7 gennaio 2012


Francesco Vignarca
di Altreconomia ha fatto una interessantissima inchiesta proprio sugli F-35
Vi linko gli articoli che ho trovato:

- F35: un progetto farsa dai costi enormi. Aggiornamento a metà 2011 su un progetto militare costoso e pieno di problemi che la nostra politica non discute e i nostri media non raccontano, 4 luglio 2011.
Dal memorandum non emergono alcune “penali” in caso di ritiro. Caccia a tutti i costi. Acquistare i 131 caccia bombardieri F35 nell’ambito del programma Joint Strike Fighter costerà all’Italia almeno 15 miliardi di euro. Una campagna e molte voci chiedono da tempo di evitare questa spesa. Fino ad ora la risposta dei fautori del progetto era stata: “Le penali sono troppo alte”. Ma l’inchiesta di Altreconomia dimostra una cosa diversa, 29 dicembre 2011.
La verità sui caccia F35,  30 dicembre 2011, che lo stesso articolo qui sopra ma con data diversa e segnalato come di direzione.
Visti i problemi al caccia Lockheed Martin verrà “commissariata”? Un F-35 sempre più a terra. Da oltre Atlantico arrivano notizie di riduzione del programma a seguito della nuova strategia di Difesa lanciata da Obama. Ma sono soprattutto i problemi di evoluzione tecnica a preoccupare il Pentagono che, secondo documenti interni, manderà i propri tecnici nella sede di assemblaggio dei caccia a Forth Worth, 6 gennaio 2012.

F-35, l’ Italia apre alle critiche “Non ci sono programmi intoccabili”
Giampaolo Cadalanu

ROMA – Forse non è poi così indispensabile il programmato acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 per cifre equivalenti a una manovra finanziaria: di fronte alle polemiche per le spese militari più controverse, in prima fila il progetto Joint Strike Fighter, la Difesa si prepara a fare i primi passi indietro. Una robusta fetta del Parlamento si è unita alle critiche dei pacifisti, su internet la polemica infuria, persino il vescovo di Pavia, don Giovanni Giudici, ha invitato a lasciare «la strada di Erode». Tanto più che le temute penali sul ritiro italiano dal programma di fatto non esistono: lo aveva rivelato un’inchiesta di Altreconomia, lo ha confermato l’ ex capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, sottolineando che ovviamente andrà perso quanto stanziato per le sperimentazioni iniziali. Per la tutela del Paese, dice Camporini, sarà comunque indispensabile rinnovare il parco dei jet, perché «sono sistemi d’arma ancora necessari». Poi è toccato al ministro Giampaolo Di Paola ammettere che «non esistono vacche sacre, cioè non ci sono programmi intoccabili» fra quelli della Difesa.
Sembra che la Difesa sia disponibile a ripensare il numero degli F-35. Ma non sembrerebbe in discussione la scelta di quel determinato aereo, per la soddisfazione dell’americana Lockheed-Martin. Questo vuol dire anche la messa in soffitta del progetto Eurofighter, che non solo impegnava in Italia 12 mila persone, ma che rappresentava anche un primo passo nella collaborazione difensiva dell’Unione.
La Lockheed dunque potrebbe averla avuta vinta, nonostante le tante voci critiche, soprattutto americane. David Venlet, responsabile del programma Joint Strike Fighter per il governo Usa, ha ammesso con la stampa che qualcosa non va nel programma, disegnato in modo da permettere a Lockheed di avviare la produzione massiccia prima ancora di aver finito i test. Un sistema che permetterebbe ai piloti di avere subito le macchine e all’ azienda di massimizzare i profitti. Ma secondo i responsabili tecnici Usa «il programma F35 continua a mostrare problemi tipici delle prime fasi di sperimentazione». Le continue richieste di ritocchi e modifiche fanno pensare che il Jsf non sarà pronto per le operazioni prima del 2018, cioè sette anni dopo il termine previsto.
Insomma, il jet multiruolo che doveva assicurare la superiorità aerea, atterrare sul ponte di una nave scendendo in verticale, e tutto questo di nascosto dai radar nemici, costa enormemente ma non sembra essere ancora in grado di mantenere le promesse. In tempi di crisi, poi, restano i dubbi sulla necessità reale, nel terzo millennio, e non solo per le limitate ambizioni militari dell’Italia, di macchine supermoderne come i caccia di quinta generazione. In dicembre ha lasciato le linee di produzione della Lockheed a Marietta, in Georgia, l’ultimo esemplare di F-22 «Raptor», considerato un punto di riferimento insuperato fra i cacciabombardieri. Una specie di fratello maggiore dell’F-35, che aveva debuttato con i colori dell’Air Force nel 2005:a meno di impieghi segreti, non ha mai combattuto. –
Repubblica, 06 gennaio 2012, p. 15

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7 Risposte to “F-35 una farsa italiana troppo cara”

  1. mario Pandiani Says:

    Lockheed, Lockheed, sempre Lockheed, è dai tempi andreottiani più cupi che questa ditta di rottami di extra lusso ci intasa di roba inutile e pericolosa, come se l’italia che costituzionalmente non dovrebbe fare guerra a nessuno debba pagare per comprare scarti dell’industria bellica.
    La tempestività poi è caratteristica, prima gli altri bombardano la Libia, a cose fatte gli italiani comprano i bombardieri, così la russa può salirci e giocare alla playstation con il simulatore di volo e grida dannunzianamente, la prossima volta ve la facciamo vedere noi!!
    Ah, ma non c’è più L. R. chi è già il ministro della difesa attualmente?

  2. georgiamada Says:

    Ah, ma non c’è più L. R. chi è già il ministro della difesa attualmente?

    Se è per questo forse c’è poco da stare allegri, è l’ammiraglio Giampaolo Di Paola che però ha detto di essere disponibile a riconsiderare l’acquisto degli F-35, si vedrà ….

  3. Vladimir Says:

    ciao Cara Amica
    ho postato anch’io sull’argomento.Ti informo che ho costruito un nuovo blog. Eccoti l’indirizzo: http://vladimirforlese.blogspot.com/
    Spero di leggerti presto.
    Un saluto
    Vladimir/spartaus

  4. banzai43 Says:

    Ma dai,. Non dirmi che qualcuno vuole levare il giochino ai militari. Pensa che … si dice … con loro non sia stato comprensivo neppure Babbo Natale. Mah
    A Te un buon 2012

    banzai43

  5. Vivalascuola. Insegnare al principe di Danimarca « La poesia e lo spirito Says:

    [...] non accenna a voler tagliare costi inutili come le spese militari, anzi vuole procedere all’acquisto di 131 caccia F35 da parte dell’esecito italiano (più di 200 milioni ad aereo); i politici [...]

  6. Vivalascuola. Insegnare al principe di Danimarca | Poeme Sur Le Web Blog Says:

    [...] non accenna a voler tagliare costi inutili come le spese militari, anzi vuole procedere all’acquisto di 131 caccia F35 da parte dell’esecito italiano (più di 200 milioni ad aereo); i politici [...]

  7. georgiamada Says:

    @ciao caro vladimir, l’altro giorno mi domandavo proprio in che piattaforma eri andato a finire, grazie dell’indirizzo del tuo nuovo blog, lo seguirò.

    @Banzai, ormai non potrei più fare a meno della tua regolare capatina, se ritardi mi preoccupo :-)

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