Rimettendo a posto i post (quelli troncati dal trasloco) del mio vecchio blog-splinder, oggi sono incappata in questo, dal titolo Bloggerie marziali, dove si discuteva di un articolo apparso sul Giornale, era un articolo dove si accusava, tanto per cambiare, di terrorismo i commentatori e si lanciava l’allarme niente po’ po’ d meno che di una “dittatura del fruitore, che travalica gli spazi deputati all’esercizio del suo ruolo (l’acquisto in libreria“, è una frase delirante ma formidabile che ci fa capire ancora oggi, dopo 5 anni, del perché molti continuano a difendere e far circolare articoli come quello di Bertante.
Leggetevelo però tenete presente che, malgrado tutto, al confronto di quello di Bertante è alto giornalismo, a riprova che in questi ultimi anni non siamo certo andati a migliorare in alcun campo ;-)
Il post su iobloggo che però purtroppo non ha preso nessuno dei 74 comemnti. Vi metto anche alcuni link che forse nel post non funzionano più.
- MassimoMantellini, Un treno chiamato Nicaragua, su Manteblog, 3 marzo 2006.
- Giuseppe Granieri, Due sfere così! (ovvero la blogosfera e la Rete spiegate ad un agnostico) in Bookcafè.net, 3 marzo 2006.
-Editoriale [Gemma Gaetani], Processi virtuali. Il blog va alla guerra, Il giornale, 3 marzo 2006,
- Il blog di Paolo Beneforti (anche lui splinder) Parole Valigia si è spostato QUI.
Posto l’articolo scritto allora da Massimo Mantellini.
Un tram chiamato Nicaragua
Ho pensato di utilizzare questo articolo de Il Giornale.it sulla questione “critica letteraria vs. Baricco” per provare a descrivervi quella che secondo me e’ la fase due della incomprensione fra giornalismo e rete internet. Articoli come questo, onesti e sostanzialmente ben documentati, la maggioranza di quelli che mi capita di leggere da un po’ di tempo a questa parte, descrivono Internet con l’occhio curioso e indagatore dell’inviato in un paese esotico. Un signore che, passeggiando con taccuino e zaino in spalla, traccia per i suoi lettori al di qua dell’oceano una descrizione il piu’ possibile fedele delle proprie impressioni a spasso – chesso’- per il Nicaragua. Solo che oggi Internet non e’ piu’ il Nicaragua ed e’ come se il giornalista in questione, un tipo sveglio capace e preciso, provasse a spiegarmi quanto sia incredibile obliterare il biglietto salendo in tram la mattina. Possiamo divulgare un pianeta che non abitiamo con i tratti grossolani di chi lo scruta con un telescopio? Secondo me non possiamo. Questa e’ la ragione per la quale nel momento in cui molta conversazione si sposta verso Internet la descrizione di Internet da parte di chi la rete non vive suona come vecchia ed artificiosa. E non piu’ per i soliti due o tre vecchi barbosi internauti ma per la maggioranza delle persone. Scrive l’articolo di cui vi dicevo (sostenendo che fra mandarini della critica letteraria e autori oggi si inserisce una nuova categoria, quella dei blogger):
l’unico aspetto veramente inedito è rappresentato dal nuovo personaggio che ha invaso la scena: il blogger. La recente virtualizzazione della comunicazione ha determinato una democratizzazione dell’opinione (cosa buona e giusta), che sfocia però spesso, nei blog letterari più gettonati (Nazione Indiana 2.0, Lipperatura, Vibrisse), in una contestazione che assume a volte la forma del «terrorismo», e che come quello è senza volto (cosa non tanto buona e giusta): nei commenti si prendono di petto scrittori, critici e gli stessi «gestori» dei blog, se quanto viene proposto su quelle riviste telematiche non è gradito. Siamo di fronte alla dittatura del fruitore, che travalica gli spazi deputati all’esercizio del suo ruolo (l’acquisto in libreria) per inoltrarsi in quelli istituzionalmente preposti alla discussione pubblica per mettere in atto – nei confronti di chi fino a ieri la rappresentava in via esclusiva – un processo politico. Il critico Alfonso Berardinelli è stato chiamato a rispondere della sua collaborazione con Il Foglio; Isabella Santacroce si è sentita invitare ad andare «Fuori dai coglioni!» (su Nazione Indiana); Leonardo Colombati è stato attaccato perché firma de Il Giornale (su Vibrisse).
Leggevo e pensavo: eccone un altro. Un altro che pur impegnandosi non possiede gli strumenti per capire cosa sta succedendo. Non e’ colpa sua: parla solo di cose che non ha sperimentato. Applica vecchie categorie a nuovi contesti. Quello che succede e’ che – mentre il prode giornalista scriveva il suo pezzo – la comunicazione nel mondo digitale si e’ andata spezzettando in mille frammenti. E non e’ possibile risalire ad una sua semplificazione come accade per esempio sui quotidiani. O in TV. Che sono aggeggi nei quali se leggiamo per esempio che Isabella Santacroce deve andare fuori dai coglioni, si intende esattamente quello. Ma sui blog? Dentro una grande conversazione fatta di centinaia di voci che senso ha riportare una frase del genere? Che capacita’ di descrivere il tutto mantiene? Nessuna. Non esiste nessuna dittatura del fruitore nel momento in cui il tubo che distribuisce le idee e’ fatto di milioni di tubi differenti e non di uno solo (o di pochi) come e’ accaduto fino a ieri. E allora: come si esce da questo impasse ideologico? Esiste solo un modo: smettere di osservare il biglietto del tram come fosse una pianta esotica delle montagne del Nicaragua. Che e’ un po’ – miracolosamente e me ne rendo conto solo ora – cio’ di cui parla oggi g.g. in questo bel post sul suo blog.
Massimo Mantellini
Manteblog, 3 marzo 2006
Etichette: bertante, blog, blogger che squaderna la tastiera, bloggerie marziali, censura, commentatori terroristi, massimo mantellini, paolo beneforti, pavone alfabetico

23 gennaio 2012 alle 9:48 PM |
….per fortuna le democrazie con Costituzioni decenti rendono indiretti con contrappesi pesi diretti (altro che leggi fatte sempre tramite referendum), altrimenti si avrebbe sempre l’effetto assemblee di condominio e non c’è nulla di più antidemocratico di quella che viene chiamata democratizzazione dei commenti che son solo possibili e diretti e non democratici. Mi sembra delle volte che ci si voglia rendere pubblicamente “democratici” con la possibilità di commentare, ma se non se ne regge la assolutà libertà e anche il difficile manovrare la moderazione è un boomerang. Quando un luogo è pubblico possono andarci tutti e anche essere molesti, o inopportuni, e non si deve dire di non andare se non si è d’accordo ché il dissenso è lecito ed è lecito esprimerlo ciascuno con i propri modi e mezzi. a limitare il tutto c’è la netiquette e soprattutto la legge, che vale qui e altrove. Mi fa un po’ sorridere il volersi sentire ‘fighi’ facendo la mossa di rendere possibili i commenti e poi stortarsi e censurare quando non son come desiderati…
Scusa ma son moralista questa sera, temo dovrai tollerarmi :-)
23 gennaio 2012 alle 11:47 PM |
moralista? no non mi sembra :-)
Solo temo di non aver capito tutto,
Mi sembra che metti sullo stesso piano la democrazia nella vita reale (sofferta complicata che si sviluppa sulla lunga durata, necessita di pesi e contrappesi ecc.) e quella della rete, chiamiamola per semplicità del commento.
Non puoi farlo!
Sono due dimensioni completamente diverse. Almeno per ora sono due dimensioni diverse con regole diverse.
Sarebbe pazzesco persino in una riunione di condominio comportarsi come nei blog quando si commenta. Quando entri in rete la prima volta (e io ci sono entrata che i blog non c’erano) ti sembrano tutti completamente matti (anche quelli che si sentono molto savi) poi piano piano ti abitui, e diventi partecipe di una normalità altra. Non so però cosa succeda a chi ci cresce fin da subito usando questo mezzo che tollera solo regole che non sono propriamente regole.
Tu dici che “non c’è nulla di più antidemocratico di quella che viene chiamata democratizzazione dei commenti che son solo possibili e diretti e non democratici” … ecco qui non condivido, perchè non puoi importare in altra dimensione parametri, al momento validi, in una sola dimensione
La democratizzazione dei commenti non è affatto antidemocratica, anzi, anche perché in rete non è possibile altra democrazia che quella diretta. Io la trovo una cosa molto interessante perché permette senza troppi pericoli di sperimentare in tempo reale fino a dove possa arrivare e spingersi una democrazia diretta … e quanto questa sia in grado di sviluppare dall’interno proprie regole, io sarò ottimista ma secondo me si sta sviluppando con successo, perché gli utenti si creano anticorpi e auto-responsabilità che, nella stessa situazione, sarebbero impossibili (al momento) nella vita reale. Ma nello stesso tempo non sono disposti ad una limitazione della libertà concessa dal mezzo.
Lascia perdere i paranoici securitari … è solo perché non hanno capito bene come funziona il mezzo, altrimenti si rilasserebbero senza agitarsi troppo, magari lo capiscono tecnicamente ma non come trasformatore di cultura antropologica. Tu non puoi avere contemporaneamente sia lo scambio fra tante idee (che è la grande ricchezza della rete) che il controllo, dall’alto, di queste idee. Quindi o chiudi tutto e fai un monologo (e usi il potenziale della rete solo a 5%) oppure tolleri anche il diverso da te, o meglio impari a tollerarlo e ti rassegni a non volerlo cambiare, educare, in maniera autoritaria e ricattatoria. … con il tempo le due dimensioni si sovrapporranno, non so se sarà un bene o una catastrofe, ma tanto indietro non si torna quindi è bene attrezzarci ;-).
Quello che scrive mantellini nel 2006, vale anche come risposta alla polemica con bertante e rovelli e anche alla reazione di ventre che si è impermalito a tal punto da cancellare tutti i commenti dell’interlocutore per lui molesto.
Però nello stesso tempo sono quasi basita che persone in rete ormai da anni non si rendano conto ancora oggi che se leggiamo su un giornale o in tv “che Isabella Santacroce deve andare fuori dai coglioni si intende esattamente quello. Ma sui blog? Dentro una grande conversazione fatta di centinaia di voci che senso ha riportare [su un giornale] una frase del genere? Che capacita’ di descrivere il tutto mantiene? Nessuna“. Ecco perchè sia l’articolo del 2006 e ancor peggio quello di bertante oggi sono due fallimenti informativi.
Eppure 5 anni dopo (e 5 anni in rete sono secoli) imperterriti bertante, rovelli, ventre cadono nello stesso errore di NON comprensione del mezzo. E’ una cosa che fa riflettere.
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All’orizzonte ci sono grossi interessi a demolire i blog infomativi attivisti o comunque no-profit, per lasciar più spazio all’informazione tradizionale commerciale ed eliminare la scomoda critica irrisoria e molesta …
Intanto tra poco arriverà, in italiano, il colosso-blog Huffington post legato al gruppo Espresso
24 gennaio 2012 alle 10:18 AM |
…probabilmente non son stata chiara perché dicevo e facevo risaltare proprio quello che dici tu. Trovo assurdo anche io confondere le regole della democrazia con la libertà della rete e trovo (sia ingenuamente che volutamente) stucchevole volersi fighi perché si lascia la possibilità di commentare (e quindi di lasciar accedere chiunque) e lamentarsi poi che non ci si comparta in certi modi a casa di altri, senza capire o voler capire che se si è strutturato il blog come pubblico e aperto ai commenti è pubblico e la legge vige a limitare calunnie e altro, altrimenti si deve scegliere
di limitare la possibilità dei commenti. Sostanzialmente siamo d’accordo.
24 gennaio 2012 alle 11:40 AM |
sì, sostanzialmente siamo d’accordo