La svolta di Hamas e di Meshaal

Il cambio che tenta Hamas
Scontro di linee all’interno del movimento islamico. La «primavera araba» obbliga a ripensamenti. Il leader Meshaal e il premier Haniyeh contro l’ala «militare»
Michele Giorgio

Il leader di Hamas Khaled Meshaal oggi è in Giordania per uno «storico» colloquio con re Abdallah. E’ il traguardo «diplomatico» più prestigioso raggiunto da Meshaal che, in questi ultimi mesi, ha guidato il movimento islamico palestinese al conseguimento di risultati senza precedenti nel mondo araboislamico. Il colloquio ad Amman ha il sapore di una rivincita per Meshaal che fu espulso dalla Giordania nel 1999, assieme ad altri quattro leader di Hamas (decisive le pressioni di Israele).
Meshaal trovò rifugio tra le braccia accoglienti di Damasco dal quale ora sta divorziando per continuare il flirt con la Turchia di Erdogan. Ma l’obiettivo più immediato ora è la Giordania, stretta alleata degli Usa e sponsorizzata dalle ricche petro-monarchie del Golfo. Il riavvicinamento tra la monarchia hashemita e il movimento islamico palestinese è scontato. Qualche settimana fa il premier giordano Awn al-Khasawneh ha affermato che l’espulsione del gruppo dirigente di Hamas era stato «un grave errore».
Quello ad Amman però potrebbe essere l’ultimo viaggio di Meshaal come capo dell’ufficio politico di Hamas (15 membri). Qualche giorno fa l’esponente islamico ha ribadito che non si ricandiderà per un nuovo mandato e ha informato il Consiglio della Shura (55 membri) di Hamas del suo desiderio di farsi da parte. E non ha cambiato idea di fronte all’insistenza di coloro che gli chiedono di ritornare sulla sua decisione.
Meshaal, in realtà, è costretto a farsi da parte dalle tensioni al vertice del movimento, provocate dalla svolta moderata che di recente ha impresso ad Hamas. E’ entrato in conflitto con l’ala militare del movimento e la corrente politica oltranzista che stanno cercando di impedire l’ascesa del premier di Gaza, Ismail Haniyeh, protagonista nelle scorse settimane di un tour in capitali di paesi arabi ed islamici – Egitto, Sudan, Turchia e Tunisia – dove è stato accolto con il tappeto rosso. Da domani Haniyeh sarà impegnato in un secondo giro nella regione che lo porterà, tra l’altro, a Tehran dove tenterà di recuperare i rapporti con l’Iran, che ha accolto con disappunto la decisione (non ufficiale) di Hamas di mollare Bashar Assad. Tempi e modi del passaggio di consegne da Meshaal al suo successore restano incerti.
Non è chiaro quale direzione verrà presa se il cambiamento al vertice sarà confermato. «I moderati legati a Meshaal vorrebbero passare subito il comando ad Haniyeh, che gode di prestigio nel mondo arabo. L’ala più dura preferisce Musa Abu Marzuk, finora numero due di Meshaal a Damasco», spiega al manifesto un giornalista di Gaza, vicino al movimento islamico. I militari sono contrari a un Hamas solo «politico», non più impegnato nella «resistenza armata» contro Israele.
I comandanti della milizia “Ezzedin al Qassam” e delle forze di sicurezza si oppongono anche alla riconciliazione con Fatah e Anp che, a loro dire, finirebbe per regalare al presidente Abu Mazen il controllo, almeno parziale, della Striscia di Gaza che dal 2007 è nelle mani di Hamas e, di fatto, è diventata una entità politica separata dalla Cisgiordania. Dalla parte dei militari c’è l’ex ministro degli esteri, e tra i fondatori del movimento nel 1987, Mahmoud Zahar, deciso dare pieno appoggio alla candidatura di Musa Abu Marzuk che, nelle scorse settimane, ha trasferito la famiglia dalla Siria in Egitto e potrebbe stabilirsi proprio a Gaza (con la benedizione del Cairo).
Meshaal e Haniyeh da parte loro sono convinti che i movimenti tellurici prodotti nella regione dalla «primavera araba», hanno portato al potere i Fratelli musulmani in vari paesi (Tunisia, Egitto, Marocco) e lo stesso potrebbe accadere nel giro di qualche mese anche in Siria. Senza dimenticare che la Fratellanza islamica, in una forma originale e più moderna, ha piantato stabilmente le radici ai vertici del potere in Turchia.
Condizioni impensabili appena qualche anno fa, che offrono ampi margini di manovra politica e diplomatica a Hamas per legittimarsi nel mondo arabo. Senza dimenticare che un po’ tutti danno il movimento islamico in forte ascesa anche in Cisgiordania. Hamas, secondo Meshaal, quasi certamente rivincerà le prossime elezioni nei Territori occupati palestinesi. Per questo è suo interesse riconciliarsi con Fatah e Anp e andare al voto. Stavolta, aggiunge il leader uscente, anche i regimi arabi alleati degli Usa saranno dalla sua parte.
Manifesto, 29 gennaio 2012

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17 Risposte a “La svolta di Hamas e di Meshaal”

  1. Nat Dice:

    Cavolate, Hamas aveva più margini di manovra quando Assad era al potere adesso non ne ha praticamente più se non finire sotto protezione egiziana (però i fratelli musulmani in Egitto hanno già detto che non metteranno in discussione il trattato di pace con Israele. Il simpatico AKP moderno che smolla bombe sui curdi iracheni uccidendo bambini, ha dimostrato un completo fiasco nel tentativo di fare una politica antisraeliana. Senza contare che Israele sta nutrendo sempre più contatti con i separatisti curdi in Iran. Quanto alla Siria, ho sentito dire che l’obiettivo di Assad è una spartizione per formare uno stato alawita, in ogni caso i fratelli musulmani non sono così potenti in Sira come in Egitto. Sarà anche stato accolto con il tappeto rosso, ma i paesi di cui si sta parlando non contano nulla. Senza contare che il calo della demografia palestines (natalità in discesa oltre alle cifre truccate per avere più fondi) e l’aumento della natalità ebraica che è superiore a 3 figli per donna cambia la situazione. Robba da rimpiangere Sharon, almeno lui era convinto che uno stato palestinese sarebbe stato necessario. Invece questi galvanizzati dalla natalità ebraica (non solo ortodossa che è calata ma anche laica) si rimettono a sognare l’annessione in toto della Giudea Samaria.

  2. Nat Dice:

    “Meshaal trovò rifugio tra le braccia accoglienti di Damasco dal quale ora sta divorziando per continuare il flirt con la Turchia di Erdogan.”

    Ma certo e il fatto che avere sede per un movimento di resistenza presso un regime che non esita a uccidere la sua popolazione non è nemmeno evocato. Il flirt con la Turchia non c’entra un piffero è un a questione di immagine internazionale. Tra l’altro il regime di Assad aveva massacrato decine di migliaia di fratelli islamici sarebbe proprio grossa a continuare a mantenere la sede lì era già grossa prima…., ma l’ipocrisia non ha né religione né colore.

  3. georgiamada Dice:

    la storia di Meshaal è molto interessante, parecchio prima che nascesse hamas venne avvelenato dai servizi segreti di israele con un veleno rarissimo, intervenne il re di giordania che dichiarò che o davano immediatamente l’antidoto o la giordania avrebbe rotto il patto di pace, arrivo l’antidoto e meshaal si salvò.
    Poi sarà la giordania a espellerlo e meshaal si recherà a damasco.

    Al di la dellemie posizione personali (che tutto sommato non ho) a me interessa moltissimo quello che sta succedendo. Chiaro che non necessita che l’egitto rompa la pace con israele semmai occorre che venga fatta la pace con i palestinesi e con i siriani.

    Ancora non ho capito la posizione della russia riguardo alla siria, l’iran è complice di assad ,senza se e senza ma, ma la posizione della russia ancora non l’ho capita, assad l’altro giorno invitava la popolazione siriana a protestare davanti alla ambasciata russa, sembra che fonti russe abbiano detto che non vogliono assad né alcuna continuazione con lui (tipo il vice presidente proposto dalla lega araba in questi giorni) però ufficialmente la russia non dice nulla almeno che io sappia
    geo

  4. georgiamada Dice:

    Cavolate, Hamas aveva più margini di manovra quando Assad era al potere adesso non ne ha praticamente più se non finire sotto protezione egiziana

    Proprio perchè hamas avrà meno margini di manovra che la cosa potrebbe farsi interessante, ti ricordo che hamas, inizialmente, è creatura di israele in chiave anti-arafat, senza i finanziamenti di israele non avrebbe retto un solo giorno ;-)

  5. Nat Dice:

    Hamas non è una creatura di Israele, che poi Israele abbia potuto aiutarlo a crescere è un altro discorso. Anche i salafiti in Egitto creature di Israele? Ennadha? La voglia di islamismo è chiara nel mondo musulmano ormai non ci possiamo più raccontare quella di sono tutti laici e moderati. La posizione della Russia mi sembra molto chiara mandando navi militari nelle coste siriane. Io credo che Hamas cerchi solo fondi per mantenere la popolazione di Gaza, dato che l’Egitto non può farsene certo carico da solo visto che le condizioni economiche sono più o meno simili. In Cisgiordania hamas è morto non conta più nulla. È anche possibile che lo stato palestinese si riddurà unicamente a Gaza. Sharon era stato convinto dai demografi pessimisti. Però le statistiche palestinesi sono sempre state truccate per ottenere maggiori finanziamenti oggi al potere ci sono gli ottimisti. L’unica speranza è che il muro sia una chiara volontà di stabilire un confine, ovviamente con una cisgiordania più piccola. Comunque sulla Russia ti segnalo questo, trovato su google, (non so chi sia non gli ho fatto passare il test di antisionismo o politicamente corretto).

  6. Nat Dice:

    http://russiaoggi.it/articles/2011/12/15/interessi_siriani_14020.html

  7. georgiamada Dice:

    sulle cose in rete che vengono dalla russia sarebbe sempre bene fare il test ;-)

  8. georgiamada Dice:

    Hamas non è una creatura di Israele, che poi Israele abbia potuto aiutarlo a crescere è un altro discorso. Anche i salafiti in Egitto creature di Israele? Ennadha? La voglia di islamismo è chiara nel mondo musulmano ormai non ci possiamo più raccontare quella di sono tutti laici e moderati

    cavolo, aiutarlo a crescere non è poco! senza israele hamas oggi non ci sarebbe. Hamas è un fenomeno diverso dai salfiti del nordafrica, molto diverso. E’, tutto sommato, più un fenomeno politico che religioso e nasce dal conflitto israelo palestinese.
    Beh che saddam e assad siano, e siano stati, laici non ci piove (moltissimi cristiani infatti ancora adesso appoggiano assad), nello stesso tempo non ci piove che siano dittatori con tutta una rete di interessi familiari, di cricca e di setta che non molleranno facilmente. La loro difesa violenta non è più nè politica, nè tantomeno religione, per questo che alla lunga vinceranno gli altri, malgrado l’appoggio indiscusso dell’iran … esiste una alleanza iran siria russia venezuela, e non so se anche la cina, ma è una alleanza che si sta sgretolando sotto le proteste dei giovani siriani che L.E.T.T.E.R.A.L.M.E.N.T.E non ne possono più. Il regime sta tentando il tutto per tutto, ma quando, anche sotto una dittatura, il potere manda l’esercito a bombardare il proprio popolo (bombardano case e persone) non c’è alternativa quel POTERE SE NE DEVE ANDARE e così, comunque uno la pensi, è successo in libia … se gheddafi non avesse bombardato il suo popolo forse tutto sarebbe andato diversamente.
    Anche la dittatura più feroce necessita di un minimo di consenso da parte della popolazione.

  9. georgiamada Dice:

    che in quella zona di laico ci sia rimasto molto poco è purtroppo una realtà, ma in fondo è quello che israele voleva: combattere solo sul piano religioso. In fondo in capo a pochi anni lì ci saranno solo stati religiosi.Israele lo è già stato ebraico, tra poco ci saranno slo stati muslmani, islamici, ismisti … bella vittoria davvero :-(((( è capace che poi israele si divideràin tanti staterelli a diveso tasso di religiosità più o meno ortodossa, un processo del genere di solito una volta innescato non ha mai fine.

  10. Nat Dice:

    Ma georgia, non credo che sia colpa di Israele (ma è sempre lui tutto il responsabile di tutto???) se i poteri “laici” di cui tu parli, in realtà avevano già dato tutto in mano agli islamisti, cultura, educazione, sanità ecc.

  11. georgiamada Dice:

    lascia stare N. è un discorso che ci porterebbe molto lontano e siccome con te dialogo da anni, non ho nessuna voglia di dire e ridire sempre le stesse tragiche cose
    Negli anni sono cambiate molte, moltissime, cose, ne prendo atto visto che scema non sono. La palestina era una delle zone più laiche del medioriente, oggi non è più così, almeno a gaza, io so di chi è la responsabilità principale, ma lascia il tempo che trova continuare solo a recriminare … vediamo se si può fare qualcosa oggi, da israele (a differenza di te) spero poco, ma non mi dispiacerebbe essere sorpresa. NON LO SARO’ PERO’, se non forse in negativo.

  12. Nat Dice:

    La Palestina non è mai esistita come stato a se. Quando era una delle zone più laiche? Quando era in maggiorana cristiana? Guarda che laicità in quei posti è stata quasi sempre sinonimo di minoranza cristiana in gran parte francofona. Se c’è una vera e propria creazione di Israele è proprio la Palestina. Senza Israele sarebbe stata annessa tranquillamente alla Giordania, per il resto vedi tu se pensi che sia rendere un servizio agli egiziani e ai tunisini far credere loro che se si sono fatti rubare la rivoluzione dagli islamisti è colpa di Israele. Io non spero in Israele, prendo atto che ha avuto una capacità di integrare la minoranza araba-israeliana con criteri sicuramente non politicamente corretti, ma meglio di quanto abbia fatto qualsiasi altro stato occidentale. Non parliamo degli stati arabi dove le minoranze o sono state protette da regimi sanguinari o sono state espulse e/o elminate. Chiediti piuttosto cosa stai sperando dal mondo arabo, io nulla seguo gli eventi penso semplicemente che la situazione in Egitto dal punto di vista demografico/economico sia esplosiva e lì non c’è nulla da grattare come petrolio o risorse agricole.

  13. Nat Dice:

    Su Le Monde un articolo degli artisti siriani:
    http://www.lemonde.fr/idees/article/2012/01/30/delivrons-la-syrie-pour-qu-elle-retrouve-le-droit-de-vivre-et-de-creer_1636467_3232.html

  14. Bill T. Mukar Dice:

    “la svolta moderata che di recente ha impresso ad Hamas”

    Oggi 1° febbraio, in concomitanza con una visita di Ban Ki Moon in Israele e Palestina, da Gaza hanno tirato 8 razzi contro Ashkelon e Shaar haNegev.

    Perdonami, ma come avrai intuito se non vedo non credo.

  15. Bill T. Mukar Dice:

    “Il leader Meshaal e il premier Haniyeh contro l’ala «militare»”

    Ciao. Stavo pensando che forse l’idea della spaccatura e delle due linee è corretta, ma non con Meshal e Haniyeh insieme “contro l’ala militare”, quanto piuttosto Meshal e Hanieyeh uno contro l’altro. Mi è venuto in mente vista la visita del solo Haniyeh in Iran.

    Ho posto qui questa precisazione, perché quando credo di poter essere smentito dai fatti nel mio perssimismo cosmico, ci tengo a che ciò risulti. Più sopra avevo esptresso totale sfiducia (e non che i razzi non ci fossero stati, eh…), ma chissà.

    Non pretendo mai di avere ragione, perché l’area è complicata, la sua vita politica e militare è più bizantina di quanto io sia in grado di digerire e – insomma – non sono affatto un esperto. Ultimamente poi ho smesso di seguire le cose per motivi miei che mi hanno distratto.

  16. georgia Dice:

    c’è stata la spaccatura sulla siria, meshal al momento è contro l’ala militare ed è anche contro il regime di assad

  17. Bill T. Mukar Dice:

    Oh capiamoci: “ma chissà” non significa “di hamas allora ci si può fidare” ma “forse Meshal potrebbe cambiare linea”. Se il movimento rimane in mano a Haniyeh e sotto l’ombrello iraniano, il riconoscimento del diritto di Israele a esistere non verrà molto preasto.

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