Antonio Gramsci.Si sgonfia lo pseudo scoop di Dario Biocca

Con l’articolo di Bruno Gravagnuolo su l’Unità di oggi possiamo finalmente mettere la parola fine alla fastidiosa polemica con Dario Biocca che nell’ultimo articolo su Repubblica del 19 marzo, sembrava proprio arrampicarsi sugli specchi. Tra l’altro, malgrado Biocca non voglia ammettere di essersi sbagliato e di essere ingenuamente scivolato sull’art. 176, come vorrebbe onestà intellettuale,  Gravagnuolo ci fa notare che l’articolo di Biocca, anticipato da repubblica il 22 febbraio, è poi uscito su Nuova Storia Contemporanea, ma il riferimento al ravvedimento di Gramsci è misteriosamente scomparso. Meglio così. Vi ricordo che tutti i post sull’argomento li trovate nella categoria Gramsci di questo blog (georgia)

Gramsci ravveduto? Ecco le prove di un falso teorema

Due documenti smontano la tesi di Biocca sull’eventuale «pieghevolezza» del leader comunista detenuto: il testo del regolamento carcerario relativo all’art. 176 del Codice Rocco e un numero del Soccorso Rosso del 1934
di Bruno Gravagnuolo

La polemica sul ravvedimento di Gramsci in carcere si chiude: ecco i documenti che provano che l’istanza di libertà richiedeva altri requisiti.
Questa volta il «revisionista» l’aveva combinata grossa: «Gramsci ravveduto». Non più nel mirino Togliatti, Silone, la Resistenza o il percorso degli intellettuali approdati all’antifascismo e al Pci. Temi ormai «stagionati». No, il bersaglio era stato massimo: «l’eroico Gramsci», come lo definiva Galvano della Volpe, marxista che non lo aveva in simpatia per il suo «storicismo», ma che lo chiamava sempre così. Parliamo dello storico Dario Biocca, coautore con Mauro Canali per Luni nel 2000 de l’Informatore Silone, opera demolitoria del dirigente e scrittore anti-stalinista espulso nel 1930 dal Pcd’I, accusato di essere stato una spia della polizia fin dal 1919 (tesi implausibile che suscitò incisive controrepliche da destra a sinistra, a partire dai controdossier di Giuseppe Tamburrano).
Ecco il riassunto delle puntate precedenti sul caso-Gramsci. Che si arricchisce ora di nuovi documenti di cui vi parleremo, tali da frantumare definitivamente lo pseudo scoop. Il 25 febbraio scorso Repubblica pubblica a tutta pagina culturale uno scritto di Biocca, pomposamente presentato come sintesi di un saggio in uscita su Nuova storia contemporanea, rivista dei defeliciani «ultras» diretta da Francesco Perfetti. Titolone su due righe: «Il “ravvedimento” di Gramsci». La tesi di Biocca è che Gramsci, disperato e malato nel 1934, per ottenere la libertà condizionale usa l’art. 176 del Codice Rocco, il quale prevedeva buona condotta del condannato «tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento». Dunque, in fondo Gramsci si era piegato, nell’invocare quell’articolo di legge, con una sua istanza al regime. Perché, scrive Biocca, era preso nella morsa. Perché stanco, abbandonato o tradito dai compagni dentro e fuori la galera. E qui lo storico equanime non si fa mancare la pietas. Mentre assesta colpi. Peccato che all’art. 176 quel «tale da far» con ciò che segue «il ravvedimento» non vi fosse nel Codice Rocco di allora, che prevedeva solo buona condotta, nonché l’aver scontato parte della pena, per ottenere la libertà condizionale. Il «ravvedimento» entra nel Codice soltanto nel 1962, dopo che il fascismo come concetto lo aveva espulso dal precedente ordinamento liberale. Quindi primo svarione di Biocca, segnalato in vario modo da chi scrive e da Nerio Naldi su l’Unità e poi da Joseph Buttigieg su Repubblica il 3 marzo: Biocca ha citato e per esteso un articolo di legge del 1962, invece di quello vigente nel 1934. Quello al quale Gramsci, giustamente, si appellò a fine agosto 1934 per la libertà condizionale. Adducendo inoltre, e a scanso equivoci, motivi di salute: aveva bisogno di una clinica, pure al confino, senza piantonamento, non importava come e dove.
Ma Biocca non ci sta. Studia e compulsa e il 17 marzo controbatte su Repubblica: è vero, «nel 1930 la clausola del ravvedimento non era prevista dal nuovo Codice penale». Ma fu «introdotta nella normativa e nei fatti l’anno successivo». Cosi: «Con l’art. 43 del Regio decreto n. 602 del 28 Maggio 1931 scrive Biocca Mussolini attribuì al Ministero della giustizia l’autorità di emanare disposizioni applicative della legge ed emettere i relativi decreti…». E prosegue lo storico: «le nuove misure furono applicate con severità e imposero la verifica del ravvedimento reintegrato infine nel testo di legge del 1962». Di nuovo Buttigieg, con misero spazio su Repubblica, e ancora chi scrive, replicano che si tratta di illazioni e che quel che vale, è la norma «senza ravvedimento» a cui Gramsci si appellò, non già le «disposizioni applicative». Ma occorre qualcosa di più per troncare di netto la questione, di là del fatto acclarato dell’errore di Biocca, con lo scambio di una norma per l’altra.
E siamo in grado di darvelo il qualcosa, e in esclusiva. Non solo qualcosa, ma due prove decisive dell’infondatezza della tesi del ravvedimento. Vediamo la prima.
È Il testo di quelle famose disposizioni attuative del Codice Rocco frutto dell’art. 43 del Regio Decreto n. 602 del 28 Maggio 1931, emanate da Governo e Ministero di Giustizia, su impulso di Mussolini. Quelle disposizioni, per il caso in argomento, si traducono esattamente in un «Regolamento per gli istituti di prevenzione e di pena», previo altro Regio Decreto del 18 giugno 1931, n. 787, e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 27 Giugno 1931, n. 147. Al capitolo XVI al titolo «Liberazione condizionale», art. 191 (vedi la riproduzione qui sotto), proprio in riferimento all’art. 176 del Codice Rocco, al contrario di quel che scrive Biocca, non c’è nessun ravvedimento richiesto, e nessuna procedura di verifica a riguardo. E si legge che il condannato nelle condizioni dell’art. 176, per ottenere la libertà condizionale fa domanda al direttore del carcere, che la gira al giudice di sorveglianza, «con le informazioni sulla condotta del condannato e con il parere del consiglio di disciplina (mod. 30)». Seguono le indicazioni sulla residenza scelta e sulle «condizioni» che annullano il beneficio della libertà condizionale. Quali? Quelle (implicite) sulla pena inflitta o da scontare, e quella di una eventuale «misura di sicurezza detentiva», subentrata a carico del condannato dopo la pena.
Conclusione: né l’art. 176, né le relative e posteriori «disposizioni attuative» prevedevano il ravvedimento come «chance» per il detenuto. Contavano solo il comportamento e la la pena inflitta o da scontare. E la sostanza non cambia, anche a voler usare magari il “modello 30” formulario da inoltrare al giudice che poteva in teoria annotare «oscillazioni» dei detenuti. Ipotesi bizantina se non ridicola, falsa fino a prova contraria su Gramsci, che a quell’articolo 176, con ciò che v’era attorno, si appellò nella sua istanza: «Poiché mi trovo nelle condizioni giuridiche e disciplinari indicate dall’articolo 176…». È grazie a quell’istanza, e anche alla pressione internazionale, di cui vi diremo più avanti, che Gramsci, dopo Turi, potrà lasciare la clinica del dott. Cusumano a Formia e trasferirsi nel 1935 a Roma. Con orgoglio, lucidissimo politicamente, e senza piegarsi mai, continuando a scrivere I Quaderni, sebbene malato, «psicotizzato» e dolorante. Dopo aver rifiutato di farsi estorcere qualsivoglia domanda di grazia. Ma ecco infine la seconda prova, che manda all’aria ulteriormente il teorema di Biocca. È un documento storico: il numero del «Soccorso Rosso» del Gennaio 1934, Serie II. anno IV, n. 1. Lì c’è l’appello del «Comitato Gramsci Pertini, Lucetti», per la liberazione dei tre, con in testa la firma di Romain Rolland e altre personalità di diverse correnti politiche. Appello che metteva in difficoltà il regime per la sua eco da Parigi. E che chiedeva di intensificare la lotta: «onde costringere il fascismo ad applicare l’art.176 del codice penale fascista, che prevede la liberazione condizionale per i detenuti che abbiano raggiunto le condizioni previste dall’articolo stesso, a Gramsci, Pertini Lucetti che versano in gravi condizioni di salute». Sicché fin da gennaio 1934 l’antifascismo internazionale, i socialisti e il Pc. d’I. capovolta quasi la svolta staliniana del 1930 che vide Gramsci contro invitano ufficialmente Gramsci a usare il grimaldello dell’art.176, per mettere il regime in difficoltà dinanzi alla pubblica opinione. Benché Gramsci paventasse che il clamore potesse nuocergli. Altro che debolezza, congiure e ravvedimento. Per inciso: il saggio di Biocca che Repubblica scrisse di aver estratto da Nuova Storia Contemporanea è poi uscito, dopo le polemiche. Ma parla solo dell’ambiguo personaggio tedesco, padrone di casa di Gramsci in Via Morgagni a Roma. Non c’è (più) la parte sul «ravvedimento». Strano, no?
l’Unità 7 aprile 2012

L’appello
Da Rolland a Wanner Il Comitato si mobilita
Il Comitato per la Difesa di Gramsci, Pertini, Lucetti formatosi la sera del 23 maggio 1933 e composto da R. Rolland, H. Barburre, F. Jourdain, Gabriele Duchene, Leo Wanner, Willj Munzerberg, Jules Mallard, Gaston Bergery, Pierre Langevin, Raffaele Rosseti, Cesare Campioli, Gino Carbin, Eugenio Bianco, Lisa Athos, rappresentanti diverse correnti politiche e categorie sociali, ha lanciato un appello per l’intensificazione della lotta in difesa di Gramsci, Pertini, Lucetti onde costringere il fascismo ad applicare l’articolo 176 del Codice Penale fascista, che prevede la liberazione condizionata per detenuti che abbiano raggiunto le condizioni previste dall’articolo stesso, a Gramsci, Pertini, Lucetti, che versano in condizioni gravi di salute.
I lavoratori italiani devono rispondere a questo appello con tutto l’entusiamo e realizzare sulla base dei Comitati Gramsci, Pertini, Lucetti, una larga intesa di fronte unico che faciliterà l’esito della campagna.

I fatti
Da Formia parte la richiesta di trasferimento
Nel 1934 Antonio Gramsci è piantonato a Formia, in condizione di detenzione, nella clinica del dott. Cusumano. Chiede di essere trasferito in una clinica specializzata a Fiesole, o di cambiare alloggio a Formia stessa. La pratica non va avanti: «Molte assicurazioni mi sono state fatte ma la realtà è che le mie condizioni sono morbose e ogni piccolo fruscio mi mete in orgasmo». A fine estate del 1934 Gramsci chiede la libertà condizionale e di poter consultare un sanitario di fiducia per scegliere il domicilio secondo le sue condizioni fisiche. Scrive nella sua istanza a Mussolini: «Poiché mi trovo nelle condizioni giuridiche e disciplinari indicate dall’articolo 176 del Codice penale per essere ammesso alla libertà condizionale, prego Vostra eccellenza di voler intervenire affinché mi sia concessa una condizione di esistenza che mi consenta di attenuare le forme più acute del mio male». L’istanza fu accolta il 25 ottobre 1934. Ma lascerà Formia soltanto il 25 agosto 1935. Destinazione clinica Quisisana di Roma. Morirà il 27 aprile 1937 a 46 anni.
Da L’unità 7 aprile 2012 Preso da Spogli di Segnalazioni.

About these ads

Tag: , , , , , ,

7 Risposte to “Antonio Gramsci.Si sgonfia lo pseudo scoop di Dario Biocca”

  1. franco virga Says:

    Ho deciso di non seguire più le polemiche giornalistiche su Gramsci. Penso che sia un esercizio più utile rileggere il grande sardo, con i propri occhi, approfittando magari della recente ristampa anastatica dei Quaderni.

  2. Antonino Monte - v.le Verdi, 22 - 31100 Treviso Says:

    Mi compiaccio per questo articolo, che dovrebbe por fine ad una campagna di disinformazione che prende di mira, ormai da tempo, Antonio Gramsci e che vede “impegnati”, come ai tempi dei “comitati civici”, persone che hanno il compito di formare le future generazioni… So bene che si tratta di conati di fiele che nemmeno sfiorano la figura del martire e del gande pensatore. Tuttavia, fanno rabbia, e, ripresi come sono da giornali della “sinistra” possono fare danni enormi nella condizione di difficoltà in cui versa la sinistra, senza virgolette. Mi domando quale sia lo scopo di un anticomunismo tanto viscerale, quanto, ormai, anacronistico. E mi meraviglio che “repubblica” abbia pubblicato l’indecente scritto di Biocca:

  3. Antonino Monte - v.le Verdi, 22 - 31100 Treviso Says:

    Non capisco a che serve l’annunciata moderazione del mio commento, dato che l’ho “lasciato” non perchè venisse pubblicato – cosa che NON VOGLIO – ma perchè venisse letto da che me lo ha chiesto.

  4. Mariam Says:

    Finalmente, per il resto sono d’accordo con virga, leggere o rileggere gramsci e vederne la grandezza intellettuale e politica-
    buona pasqua

  5. georgiamada Says:

    scusa antonino ma è il sistema wordpress che fa tutto da solo :-)
    La prima volta che uno commenta è sempre in moderazione, da ora in poi ti riconoscerà se usi lo stesso indirizzo.
    Gramsci non viene toccato da queste bischerate. Grande era e grande rimane, basta leggerselo.
    Io però non penso che ci sia dietro un disegno, sarebbe da cretini, perchè come vedi vengono subito sbugiardati, documenti alla mano, penso piuttosto che ci sia dietro questi ricercatori accademici una sciattezza di base che li fa correre dietro a tutto quello che desidererebbero che fosse.
    Ad ogni modo ha ragione franco virga, gramsci va letto e riletto continumente perché (e questo è caratteristica solo dei grandi) è sempre attuale, è sempre da scoprire.
    A me non dispiace che ne parlino (anche se in maniera sbagliata) sono sicura che l’effetto è l’opposto di quello voluto dai denigratori, infatti viene potente la voglia di andare a rileggerlo ;-)
    geo

  6. Mariam Says:

    Mi domando quale sia lo scopo di un anticomunismo tanto viscerale, quanto, ormai, anacronistico”

    maria
    lo scopo è quello di cancellare tutto, ma proprio tutto, anche i momenti più alti di una grande storia politica e sociale, italiana e internazionale. E’ revisionismo puro e all’ennesima potenza.

  7. georgiamada Says:

    maria, ma come fanno a cancellare tutto? dai non fare la pessimista.
    GRAMSCI non lo cancellano sta sicura,
    Certo non lo faranno nè biocca nè orsini ;-).
    Il problema semmai è un altro, e quello sì grandissimo. Che biocca o non biocca, nessuno legge più gramsci, nessuno legge più nulla di veramnte serio e grande. Ognuno è sommerso da valanghe di bischerate e le cose serie sono seppellite sotto le macerie …in fondo se biocca serve per far riparlare di gramsci, per indignarci per obbligarci a ristudiarlo a prenderne le difese, a ritirarlo fuori, ben venga anche biocca.
    Che ce ne facciamo di santini messi lì come monumenti senza che mai ci prendiamo neppure la briga di sfogliarli? ;-).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 128 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: