Giuseppe Vacca, Vita e pensieri di Antonio Gramsci

Il codice di Gramsci prigioniero
Opera di Beppe Vacca
La biografia del fondatore del Pci negli anni del carcere, fondata su documenti finora inediti
di Nerio Naldi

La vita e i pensieri di Antonio Gramsci di Beppe Vacca poggia su un lungo percorso di ricerca e in quanto tale riprende lavori già pubblicati e presenta nuovi sviluppi; in entrambi i casi la trattazione sistematica di quelli che possiamo considerare i temi e i nodi cruciali della biografia personale, intellettuale e politica di Antonio Gramsci nell’ultimo decennio della sua vita, cioè negli anni del carcere, offre un grande contributo alla ricostruzione della sua vicenda e del suo pensiero e alla conservazione e alla trasmissione del suo patrimonio. Il titolo del libro è preciso: la vita e i pensieri (al plurale) di Antonio Gramsci si intrecciano. La parola carcere nel titolo non compare, ed effettivamente possiamo pensare che la grandezza di Gramsci abbia travalicato il carcere, ma è anche vero che egli non trascorse in carcere tutti gli anni fra il 1926 e il 1937: fu prima confinato, poi recluso, quindi detenuto costretto in un letto di ospedale; ma sappiamo che carcere fu.
La lettura è giustamente centrata sulla corrispondenza, perché, al di là di pochi colloqui, soltanto attraverso questa poteva passare la comunicazione, ma in alcuni casi l’analisi usa altre fonti e si estende ai Quaderni (come nell’esame del dissenso di Gramsci rispetto alla svolta del 1928-29 e del significato della sua proposta della Costituente, che, secondo Vacca, che le dedica uno spazio molto più ampio di quanto non avessero fatto precedenti studiosi, rappresenta il punto di confluenza di una serie di elaborazioni cruciali sviluppate nei Quaderni: l’idea che la democrazia e non la rivoluzione fosse il terreno su cui combattere la battaglia per la conquista dell’egemonia). Ma lo studio e la comprensione della vicenda di Gramsci negli anni fra il suo arresto e la sua morte richiedono la considerazione di un numero notevolissimo di piani diversi: il piano del rapporto di amore e di condivisione politica con sua moglie Giulia, le loro condizioni di salute, le sue riflessioni sul movimento comunista e sulle relazioni fra politica nazionale e sviluppo economico mondiale, la preparazione delle istanze relative alla riduzione della pena in seguito alla concessione di amnistie e indulti, l’accesso alla liberazione condizionale, i tentativi di ottenere la libertà attraverso una trattativa fra governo sovietico e governo italiano… fino al destino dei Quaderni dopo la sua morte.
Un merito del libro è nella capacità di renderne l’unitarietà senza cadere nella piattezza espositiva e dando specifico rilievo ai singoli elementi.
Questo avviene essenzialmente individuando una chiave di lettura principale secondo cui la dimensione politica è sempre presente nei pensieri di Gramsci e, di conseguenza, nelle informazioni che trasmetteva ai suoi interlocutori diretti e indiretti. L’insistenza e la coerenza con cui, nel corso degli anni, Gramsci ha riaffermato la propria determinazione a non compiere gesti che potessero apparire come cedimenti al regime fascista è un elemento al tempo stesso cruciale e rivelatore di tale centralità. Ovviamente tali contenuti politici non potevano che essere nascosti e convogliati attraverso codici, perché dovevano raggiungere i destinatari superando la censura carceraria ed eventuali letture da parte di soggetti diversi dai destinatari desiderati. E lo stesso valeva per le lettere dei suoi interlocutori, che erano scritte sotto gli stessi vincoli.

CERCARE I MESSAGGI
Tutto ciò moltiplica le difficoltà di interpretazione e di ricostruzione. E fra queste difficoltà si deve anche considerare il fatto che ognuno dei soggetti coinvolti Antonio Gramsci e Giulia in primo luogo potevano essere condizionati anche emotivamente dalle circostanze restrittive in cui la loro comunicazione era costretta. D’altra parte questa chiave di lettura non può essere generale, perché la comunicazione non affrontava solo temi politici, anche se nel caso di Gramsci ed egli ne è consapevole quasi ogni gesto poteva assumere un significato politico e molte questioni dovevano comunque essere comunicate con la massima cautela. Di qui l’esigenza indicata da Vacca di ricercare i codici dietro cui il vero contenuto delle comunicazioni poteva essere nascosto e di interpretare allusioni, riferimenti e oscurità con questa consapevolezza, ma anche attraverso una valutazione circonstanziata caso per caso.
Dato questo contesto, l’autore riesce ad illuminare una molteplicità di episodi e di frasi che altrimenti potrebbero restare avvolti in una nebbia di incomprensione e stabilisce dei parametri di lettura che si potranno porre alla base di ulteriori ricerche e da cui, anche non condividendoli, non si potrà prescindere. Così, ad esempio, viene interpretato il significato della prima lettera (19 marzo 1927) in cui Gramsci presenta un programma di studio per il periodo che si preparava a vivere in carcere. Secondo Vacca, quel programma, in quel momento, non poteva essere un vero piano di lavoro, e, anche se lo era, poteva essere utilizzato per influenzare l’atteggiamento dei giudici e come prova della disponibilità di Gramsci, se liberato attraverso una trattativa fra il governo sovietico e il governo italiano a non svolgere attività politica. Inoltre, interpretato come un codice, comunicava a Togliatti l’intenzione di continuare a sviluppare in termini più generali, attraverso un’analisi teorica rigorosa e radicale che soltanto ironicamente si poteva dire disinteressata (così vanno intese le espressioni con cui Gramsci descriveva il tipo di studio a cui si proponeva di attendere e in effetti, se consideriamo il testo della poesia di Giovanni Pascoli Per sempre a cui Gramsci sembra fare riferimento, non possiamo pensare che egli volesse svincolare la sua analisi dalla concretezza dei processi storici), le posizioni politiche che era venuto elaborando nel corso del 1926 e su cui con Togliatti si era scontrato e che lo avevano portato ad esporre alla dirigenza sovietica la propria eterodossia. Il fatto poi che su quel piano di lavoro egli chiedesse a Tatiana Schucht di esprimere un parere, viene inteso da Vacca come una ulteriore indicazione di come il messaggio fosse rivolto al suo partito e a Togliatti in particolare, chiedendo alla cognata di assolvere ad un difficile e delicato compito di comunicazione politica.
La possibilità di essere liberato attraverso un intervento del governo sovietico e una trattativa diretta fra stati viene indicata da Vacca come una preoccupazione costante di Gramsci fin dall’inizio della sua detenzione: molte delle sue comunicazioni vengono lette in questa chiave e la famigerata lettera inviatagli da Ruggero Grieco nel febbraio del ’28 viene interpretata come un grave ostacolo frapposto al concretizzarsi del primo tentativo in tal senso. A questa lettura si collega poi la reinterpretazione compiuta, come in altri casi, alla luce di documenti fino a pochi anni fa non conosciuti e di un’acuta rilettura di documenti già noti del ruolo svolto dal giudice istruttore Enrico Macis nell’inchiesta che avrebbe portato al processo davanti al Tribunale speciale. Solitamente Macis era stato rappresentato come capace di carpire la fiducia di Gramsci e di ingannarlo sulle sue vere intenzioni; secondo Vacca, al contrario, l’operare di Macis non ebbe tali caratteristiche, seguì diverse fasi scandite da ordini provenienti dalla segreteria di Mussolini e rappresentò un tramite attraverso cui Mussolini volle mantenere aperto, almeno fino ad una certa fase, uno speciale canale di comunicazione (o piuttosto di interrogazione) con Gramsci, probabilmente perché interessato a valutare la possibilità di scambiarlo per ottenere vantaggi sia in termini di rapporti di forza interni sia in termini di posizione internazionale e di rapporti con l’Unione Sovietica.

LA PEDINA DEL GIOCO
In questo gioco di rapporti fra stati la posizione di Gramsci non poteva essere altro che quella di una pedina, ma ciò non gli impediva di valutare lucidamente la sua situazione e di cercare di sfruttare le opportunità che anche in tale contesto si potevano presentare, pur mantenendo sempre ferma, dall’arresto alla morte, la determinazione a non compiere alcun atto che potesse essere interpretato o contrabbandato come un cedimento al regime e in tal senso si possono leggere le affermazioni esplicite contenute in lettere di Gramsci o nelle comunicazioni dei familiari che furono in contatto con lui: la cognata Tatiana e i fratelli Gennaro e Carlo. A questo proposito si può aggiungere che la disponibilità a non impegnarsi nell’attività politica a fronte della liberazione, se fu davvero espressa, in codice, in una lettera del 1927, in realtà, nel momento in cui gli si aprì la possibilità di chiedere la liberazione condizionale, cioè nel 1934, Gramsci non la confermò anzi, appare molto probabile che, se richiesto di sottoscriverla, l’avrebbe rifiutata. Infatti, la dichiarazione che Gramsci effettivamente sottoscrisse riguardò solo l’impegno a non fare un utilizzo politico del provvedimento di liberazione condizionale che gli veniva concesso.

Il libro. Dal 24 in libreria: le sue vicende personali e politiche. Vita e pensieri di Antonio Gramsci (1926-1937), Giuseppe Vacca pagine XXII 370 euro 33,00 Einaudi
Da martedì in libreria la prima storia della vita e del pensiero di Gramsci prigioniero del fascismo fondata su documenti finora ignorati o del tutto inediti.
L’Unità, 22 aprile 12, da Spogli di Segnalazioni.

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17 Risposte to “Giuseppe Vacca, Vita e pensieri di Antonio Gramsci”

  1. Antonio Gramsci. Dalle polemiche alla graphic-novel « Georgiamada Says:

    [...] Giuseppe Vacca, Vita e pensieri di Antonio Gramsci, 1926-1937 (di cui questo blog ha già parlato QUI) e uno di Luciano Canfora, Gramsci in carcere e il fascismo. La pagina di Alias riportava anche [...]

  2. pietro bognetti Says:

    Ho appena comprato il libro e lo sto sfogliando. Sono rimasto colpito dalla famiglia Schucht. Era, mi sembra, la più straordinaria raccolta di tipi strambi che si possa immaginare. Giulia Schucht, in particolare, appare, abbastanza chiaramente non una nevrotica, ma una persona affetta da grave psicosi depressiva: sostanzialmente un’invalida. La sua situazione appare tale, che non sarebbe stato strano se il padre si fosse opposto alla relazione con Gramsci, denunciando non plagio, ma addirittura circonvenzione di incapace. Che in queste condizioni Giulia Schucht lavorasse per la Ghepeù, lascia perplessi, per quando semplici potessero essere le mansioni che le venissero affidate. Altrettanto strano è che nessuna perplessità abbiano mai suscitato le condizioni fisiche di Gramsci, che era nano e gobbo. Infatti l’ostilità di Apollo Schucht nei suoi confronti non sembra esser mai stata suscitata da questo, ma da elementi alquanto fumosi, come: gelosia paterna ecc..Stranissimo è poi che un nano-gobbo (scusate la franchezza) svolazzasse di fiore in fiore, con tanta disinvoltura: Le sorelle Schucht erano infatti tutte di straordinaria bellezza e pare curioso che non ci siano mai stati concorrenti di Gramsci nel corteggiarle. La faccenda è tanto più singolare se si considera che Gramsci, prima del viaggio a Mosca, intratteneva un rapporto con Pia Carena, sposa poi di Alfonso Leonetti. Non voglio apparire un disputatore di romanzi rosa, ma la situazione mi sembra paradossale. Anche l’impressione intellettuale, suscitata da Gramsci su questo circolo mi lascia perplesso. Ho conosciuto personalmente persone che avevano frequentato Gramsci e, con un po’ di cautela, ho potuto appurare che il suo fascino intellettuale poteva avere influenza solo su menti raffinate, come Sraffa, Togliatti o Trotzki (peraltro detestato da Gramsci). I compagni più semplici credo gli preferissero Bordiga, se non addirittura Graziadei. Non mi dispiacerebbe sentire altri pareri.

  3. rinaldo Says:

    Ciao a tutti,
    ho appena finito di leggere il libro di Giuseppe Vacca. La prima impressione di un libro denso e difficile pero’ molto interessante anche perche’ svolge una tesi revisionista calcando la mano sul “privato” gramsciano. Comunque sicuramente da leggere e meditare.

  4. georgiamada Says:

    Ciao rinaldo, grazie di averci dato il tuo giudizio, anch’io lo sto leggendo e come te lo trovo interessante … riguardo al privato (escludendo naturalmente trucidi pettegolezzi) di gramsci in quel particolare momento penso che, essendo relegato in carcere, il privato possa essere considerato il suo “pubblico”, ma credo che anche tu pensi così, visto che hai messo tra virgolette la parola privato.

    • rinaldo Says:

      Ciao,
      naturalmente e’ un libro che occorerebbe rileggere piu’ di una volta per coglierne tutte le pieghe, magari estendere un po’ di piu’ i vari capitoli non avrebbe per niente “guastato” la lettura di questo splendido testo, alle volte l’intreccio e’ talmente fitto che si perde un po’ il percorso. Voglio dire che hai fatto bene a iniziare un dibattito su una sicura pietra miliare della storia gramsciana. Riguardo al pubblico/privato nel caso di Gramsci carcerato hai perfettamente ragione (risultato della comunicazione linguistica in codice cautamente sottolineata da Giuseppe Vacca?). Una notazione a margine: la cronologia della vita di Antonio Gramsci posta a introduzione dei Quaderni (ediz. Einaudi, Valentino Gerratana redatta probabilmente agli inizi anni ’70 secolo scorso) e’ stata l’origine della riflessione (a libro appena chiuso e con tanto desiderio di sapere di piu’ e meglio) sul privato (inteso come rapporto con la moglie e le cognate+l’avvocato). Nella cronologia gerratiana (o chi per lui, ma ovviamente approvata) nell’arco di tempo 1926-1937 Giulia e Tania compaiono pochissimo (per non parlare di Pietro Sraffa, anche lui quasi ignorato) e con pochissimo rilievo nella vita di Antonio, mentre Giuseppe Vacca sottolinea con forza persuasiva la loro presenza costante.
      Un saluto e complimenti,

      rinaldo.

  5. georgiamada Says:

    erano altri tempi :-) allora, e non credo si parlasse del privato di un “politico” se non a fini di delegittimazione politica e di distruzione psicologica (metodi stalinisti allora in voga, ma usati ancora oggi da molti politici di tutti gli schieramente).

    Nel frattempo sono usciti molti libri documenti lettere e molte cose andavano dette, molte ne diranno ancora.
    Gli scritti in carcere (lettere e quaderni) non possono essere definiti privati, venivano prima letti da questurini, da giudici, poi le lettere copiate da tania andavano da sraffa e da lui inviate a togliatti in russia e poi lette da chissachì, tutto questo gramsic lo sapeva benissimo quindi parlare di privato sarebbe fuorviante :-)

  6. georgiamada Says:

    grazie del tuo commento perché mi costringerà nei prossimi giorni a finire tutto il libro :-)

  7. rinaldo Says:

    Sottolineo il dato (nel documento sottostante):
    “Si ricorda che per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca e la cravatta, e per tutti è necessario presentare un documento di riconoscimento.”
    Si vede che Schifani cerca attraverso queste formalita’ di relegittimare il discredito che un Parlam. del genere ha accumulato nel tempo. Parlare di gramsci va bene (ma i relatori chi sono per parlare di una personalita’ come antonio gramsci che rappresenta una pietra miliare della cultura novecentesca? forse l’editrice editore einaudi che fa parte della galassia mondadori, uno spot per chi?,ecc.ecc.) ma la ciliegina sulla torta [dimenticando la mortadella esibita a suo tempo in aula ai tempi della caduta del compianto governo prodi da persone che con giacca e cravatta e tanto di documento di riconoscimento ufficiale si e' esibita in comportamenti altamente censurabili] e’ ovviamente il look che e’ necessario rispettare (non so se poi rispettato). Non so se mi e’ chiaro ma un rappr. del pop. puo’ dire parolacce e svillanneggiare chi vuole impunemente (votare che x e’ parente di y per salvare b) a cominciare dal cittadino. E in tutto cio’ che c’entra Gramsci? e la Fondazione? mah. . .

    ——–
    <>
    ——–

  8. rinaldo Says:

    vita e pensieri di antonio gramsci (1926-1937)
    Organizzato in collaborazione con Einaudi editore in occasione della presentazione del volume di Giuseppe Vacca, «Vita e pensieri di Antonio Gramsci (1926-1937)», Einaudi, Torino 2012
    7 giugno 2012
    Biblioteca BIBLIOTECA DEL SENATO «GIOVANNI SPADOLINI»
    SALA DEGLI ATTI PARLAMENTARI
    roma PIAZZA DELLA MINERVA 38

    ore 16,30
    Anna Finocchiaro, Pierluigi Castagnetti, Roberto Gualtieri, Massimo D’Alema, Claudio Sardo

    Si ricorda che per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca e la cravatta, e per tutti è necessario presentare un documento di riconoscimento.
    Confermare la presenza a info@fondazionegramsci.org

  9. georgiamada Says:

    E quando lo hai finito mi piacerebbe un tuo commento

    sarà fatto, per ora posso solo dire che oltre che essere scritto bene (per me cosa importantissima) il libro è una vera miniera di informazioni, e non solo sulla vita di gramsci ma proprio sul periodo storico, ad esempio io non sapevo che nel 1929 una parte del fascismo avesse preso in considerazione la possibilità di eliminare i tribunali speciali. Sapevo che non erano mai diventati legge e che andavano rinnovati ogni 5 anni perchè lo statuto albertino ne impediva l’esistenza se non in condizioni eccezionali (tribunali di guerra), ma non sapevo che fu presa in considerazione la possibilità di eliminarli (annullando tuttre le condanne da loro comminate (cosa che come sappiamo non avvenne fino alla caduta del fascismo).
    Al momento sono lontana dai Quaderni ma mi riprometto di riprenderli in mano per rileggere le pagine dedicate ai due diversi tipi di capitalismo europeo quelli dei paesi capitalistici periferici (polonia, italia spagna e portogallo) instabili e sempre in pericolo di instaurazione di dittatura, e quelli più stabili con capacità di tenuta democratica come l’inghilterra. Da questa distinzione gramsci fa scaturire una “innovazione strategica”.
    Visto il periodo penso che sia interessante rileggersi il gramsci di quella riflessione.

  10. agenda19892010 Says:

    Salve,
    davvero libro straordinario, merita.
    Due anni dopo la morte di Antonio Gramsci ci furono le leggi razziali (difesa della razza) che sottolineano la crudeltà intrinseca del regime fascista (e non è immaginabile che siano una ideologia razzista inventata al momento). La repressione dei diritti politici, escludendo formalmente dalla società una quota parte della popolazione, provava in modo chiaro che purtroppo per i prigionieri si chiudevano, anche formalmente, le porte per l’eternità.

  11. PAOLO MARACANI Says:

    Alla cortese attenzione
    del prof. Giuseppe Vacca
    Egregio professore,
    a fatica sto leggendo il suo libro e sento il dovere di esprimerle gratitudine per la sua opera Vita e pensieri di Antonio Gramsci, 1926-1937, un testo che, qui in Italia potrebbe avere come didascalia indimenticabil, sconosciuto combattente.
    L’opera storiografica da lei prodotta ha il pregio di far conoscere compiutamente il pensiero gramsciano nella sua evoluzione. Aiuta a comprendere come egli abbia <>.
    Sarebbe interessante riprendere e presentare in modo organico le questioni da lui poste: egemonia, costituente, rivoluzione passiva, rivoluzione dall’alto, guerra di posizione, guerra manovrata, fronte unico, consenso, concezione dello Stato, cosmopolitismo, rapporto con il partito sovietico, sistema corporativo, il nodo Grieco,…Europa…,vicissitudini in carcere…,interferenze e lungaggini per la sua liberazione…,
    E, aspetto fondamentale, Antonio Gramsci sviluppa le sue analisi, illustra la proposta della Costituente e altre questioni in un linguaggio che i suoi compagni potessero far proprie. Sulla strategia del partito mai dichiarava che fosse sbagliata. Conosceva le condizioni in cui i pochi militanti comunisti erano costretti a lottare.
    <>(Umberto Terracini).
    E’ accaduto anche di recente. In occasione del seminario tenuto presso la Scuola di politica, organizzata dalla Fondazione “Democratica” dell’on. Veltroni sono stati celebrati Piero Gobetti, i Fratelli Rosselli, Piero Calamandrei e Nino Andreatta, non il nostro Nino.
    Ed era il 12 Luglio 2008 quando il primo segretario del Pd plaudì al tema della prima assemblea degli under 40enni:<>. Tema reso più efficace dal suo incitamento:<>, senza dimenticare la decisione più volte confermata <>.
    Non mi dilungo sul come siano state abbandonate le intuizioni di Enrico Berlinguer e umiliata la sua memoria nel virtuale confronto con Bettino Craxi.
    A mio avviso il suo libro presenta indirettamente elementi di denuncia dell’insipienza con la quale il nostro partito, da oltre vent’anni, sia stato guidato, verso orizzonti evanescenti. Trova riscontro la premonizione di Berlinguer: <. Ho provato ad affrontare brevemente alcuni di questi argomenti in un libello dal titolo Walter Veltroni? Meglio non ascoltarlo, inviato all’interessato e ad altri per conoscenza.
    E lei crede che sarà possibile dare il dovuto riconoscimento a questo nostro Eroe magari attraverso un documento prodotto in Rai? Forse. Quando saranno privati di potere coloro che hanno scelto di ignorato.
    La ringrazio e le porgo i migliori saluti.

    Paolo Maracani
    Camponogara, 23/8/2012

  12. PAOLO MARACANI Says:

    SECONDO INVIO –
    nel precedente non sono state trascritte le frasi evidenziate tra <>

    Alla cortese attenzione
    del prof. Giuseppe Vacca
    Egregio professore,
    a fatica sto leggendo il suo libro e sento il dovere di esprimerle gratitudine per la sua opera Vita e pensieri di Antonio Gramsci, 1926-1937, un testo che, qui in Italia potrebbe avere come didascalia indimenticabile, sconosciuto combattente.
    L’opera storiografica da lei prodotta ha il pregio di far conoscere compiutamente il pensiero gramsciano nella sua evoluzione. Aiuta a comprendere come egli abbia elaborato e sviluppato proiezioni politiche al di là del proprio tempo e parlato ai posteri.
    Sarebbe interessante riprendere e presentare in modo organico le questioni da lui poste: egemonia, costituente, rivoluzione passiva, rivoluzione dall’alto, guerra di posizione, guerra manovrata, fronte unico, consenso, concezione dello Stato, cosmopolitismo, rapporto con il partito sovietico, sistema corporativo, il nodo Grieco,…Europa…, vicissitudini in carcere…, interferenze e lungaggini per la sua liberazione…,
    E, aspetto fondamentale, Antonio Gramsci sviluppa le sue analisi, illustra la proposta della Costituente e altre questioni in un linguaggio che i suoi compagni potessero far proprie. Sulla strategia del partito mai dichiarava che fosse sbagliata. Conosceva le condizioni in cui i pochi militanti comunisti erano costretti a lottare.
    Maestro e martire troppo a lungo negletto e misconosciuto persino da molti che avrebbero dovuto maggiormente amarlo e onorarlo(Umberto Terracini).
    E’ accaduto anche di recente. In occasione del seminario tenuto presso la Scuola di politica, organizzata dalla Fondazione Democratica dell’on. Veltroni sono stati celebrati Piero Gobetti, i Fratelli Rosselli, Piero Calamandrei e Nino Andreatta, non il nostro Nino.
    Ed era il 12 Luglio 2008 quando il primo segretario del Pd plaudì al tema della prima assemblea degli under 40enni: Superare in passato per liberare il futuro. La necessità di uccidere il padre. Tema reso più efficace dal suo incitamento:Uccidete anche gli zii e i nonni, basta che non diventiate come loro, senza dimenticare la decisione più volte confermata:abbiamo dovuto chiudere con la storia del partito.
    Non mi dilungo sul come siano state abbandonate le intuizioni di Enrico Berlinguer e umiliata la sua memoria nel virtuale confronto con Bettino Craxi.
    A mio avviso il suo libro presenta indirettamente elementi di denuncia dell’insipienza con la quale il nostro partito, da oltre vent’anni, sia stato guidato, verso orizzonti evanescenti. Trova riscontro la premonizione di Berlinguer: .quando un partito muore o si trasforma cercando di sopravvivere, mostra la sua incapacità di capire la realtà che avrebbe potuto o voluto trasformare o conservare…. Ho provato ad affrontare brevemente alcuni di questi argomenti in un libello dal titolo Walter Veltroni? Meglio non ascoltarlo, inviato all’interessato e ad altri per conoscenza.
    E lei crede che sarà possibile dare il dovuto riconoscimento a questo nostro Eroe magari attraverso un documento prodotto in Rai? Forse. Quando saranno privati di potere coloro che hanno scelto di ignoralo.
    La ringrazio e le porgo i migliori saluti.

    Paolo Maracani
    Camponogara, 23/8/2012

  13. massimo franci Says:

    buon ultimo rispetto ai signori sopra ho letto il saggio del prof.vacca che sistematizza riassume coordina i tanti racconti sulla vicenda di gramsci a partire dalla ormai antica ricostruzione del professor spriano. è necessario leggere anche l’altro saggio del prof vacca, togliatti editore di gramsci, e il saggio di pons.
    lascio un messaggio sintetico a partire dalla vexata questio, la lettera di ruggero grieco tanto contestata.
    al di là dell’interesse di togliatti, personale, politico ? a togliere di mezzo gramsci, che non ho risolto nemmeno quarant’anni fa durante una lunga ed amichevole conversazione con umberto terracini, dall’analisi di vacca emerge con forza la figura formidabile di togliatti, silenzioso, tenace, capace di sfuggire alla rete ed alla inchiesta staliniana di giuseppe berti.
    il succo è quello di questi giorni, l’eterogenesi dei fini… in fondo alla fierA E ALLA DRAMMATICA VICENDA della sofferenza di un uomo sfortunato profondissimo e sostanzialmente buono, i quaderni sono finiti in mano a togliatti che, complessivamente, ne ha fatto un buono e rispettoso uso. gramsci ha fatto un solo sfortunato sbaglio nella vita, farsi prendere. . .

  14. agenda19892010 Says:

    Dunque Stalin aveva ragione.

  15. ermanno macchia Says:

    Parce sepulto.

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