Amitav Ghosh i blog e la sconfitta dei puritani della scrittura

foto prese dal post di oggi, Occupy Art!,  nel blog di Amitav Ghosh

Ieri è stata pubblicata da Repubblica, in occasione della presenza di Amitav Ghosh al Salone del libro di Torino una sua interessantissima riflessione  sulla forma blog e sui suoi predecessori, dal rotolo dipinto dei cinesi alla commistione immagine scrittura che la grande letteratura ha mantenuto per secoli fino alla vittoria quasi puritana della prevalenza della scritture nel novecento. Assemblare immagini e appunti scritti, scrive Ghosh èun modo di conoscere il mondo e il blog è un potente mezzo per questo. Lo scrittore indiano di lingua inglese tiene un bellissimo blog, il suo nome come titolo Amitav Ghosh (georgia)

Se il blog, come forma, ha un vero predecessore, è il rotolo dipinto cinese. Non solo l’occhio segue il “contenuto” in modo analogo, ma anche i rotoli dipinti servivano come documentazione, racconto, comunicato, eccetera. Nei rotoli dipinti c’era perfino l’equivalente dello “spazio commenti”, dove nel corso dei secoli venivano aggiunte interpolazioni e sigilli.
[...]  confermando i pregiudizi dei puritani che avevano sempre guardato con sospetto alla commistione di immagini e testo. A metà del XX° secolo il trionfo del testo era completo. Per Dickens era normale che in un romanzo si includessero immagini, non così per Joyce o per Hemingway. “Arte” e “Letteratura” presero strade separate e si finì per considerare pericoloso ogni scambio fra le due. […] È utile riflettere su quanto fossero profondi e potenti questi pregiudizi. Quando ero ragazzo i fumetti erano visti come una debolezza che impediva alla mente di svilupparsi appieno. Si poteva essere puniti se scoperti a leggerli. Ciò perché si pensava che una mente abituata al figurativo sarebbe stata meno capace di vedersela con idee difficili o astratte.
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Ma spesso, mentre scatto fotografie, prendo anche appunti. Di per sé, né le une né gli altri hanno particolare valore, ma messi insieme si rafforzano. Assemblarli è un modo di conoscere il mondo – un modo che mi viene naturale. A parte il blog, non esiste altro medium in cui sarebbe possibile la loro pubblicazione. Stamparli insieme avrebbe costi proibitivi (amitav ghosh)

Perché i rotoli dipinti cinesi sono gli antenati dei blog
Lo scrittore indiano racconta la sua passione per le lunghe pagine web ricche di foto Che preferisce ai rapidi tweet
Di Amitav Ghosh

Repubblica, 13 maggio 2012, p. 52

Il blogging cominciò a interessarmi solo quando aveva cessato di essere la cosa più nuova e incandescente. Fino a quel momento le sue potenzialità erano oscurate dalla tempestività che da esso si esigeva. Tutti i blog si occupavano del Qui-e-Ora; ci si aspettava che fornissero l’equivalente degli aggiornamenti in diretta e dei reality tv. I post erano flussi di parole abbreviate, la punteggiatura veniva ignorata e il carattere usato era di solito uno sgraziato sans-serif. Il formato sembrava voler mimare una concezione del “mondo reale” in cui i fatti e i sentimenti rotolano oltre lo spettatore come i detriti disordinati di un fiume in piena. Si potrebbe anche dire che quell’incompiutezza era per i blog ciò che la scansione è per un certo tipo di versi: una condizione del formato stesso. Il “look” costituiva la prova grafica di urgenza e autenticità. I post spesso erano concepiti per essere letti come dichiarazioni, o testimonianze, e le loro parole dovevano apparire come uscite di getto, sotto la spinta del tempo, di una profonda emozione, o di qualche incontenibile stimolo esterno.
Ma quei giorni ormai sono lontani. Oggi la funzione di testimoniare e fornire aggiornamenti in tempo reale è stata assunta dalle reti sociali e dagli sms. Dopo tutto i post di un blog, quale che sia l’urgenza con cui vengono composti, richiedono un uso esteso del linguaggio e una qualche formattazione. Tweet e sms sono comunque un’altra questione, i blog non possono sperare di competere quanto a sveltezza e tempestività. Né possono competere con Facebook e Twitter come forum di discussione. Inoltre i troll di Internet hanno parecchio contribuito a fare dello “spazio commenti” un lusso che solo i siti web economicamente solidi possono permettersi.
Questi cambiamenti hanno avuto un effetto selettivo nella blogosfera. Alcuni siti conosciutissimi hanno chiuso. Tra essi Sepia Mutiny (sepiamutiny.com), un sito estremamente popolare, specializzato in Asia meridionale. Ai primi di quest’anno, il sito ha lasciato di stucco i suoi utenti con il seguente annuncio: «Dopo approfondite riflessioni, abbiamo deciso di mandare in pensione Sepia Mutiny e sospendere i nuovi post dal 1° aprile 2012, a quasi otto anni dal nostro esordio, nell’agosto 2004. (…) Sebbene continuiamo ad amare il nostro lavoro con SM, la blogosfera si è parecchio evoluta rispetto a quando abbiamo cominciato (…). Gran parte degli scambi che un tempo avvenivano nei blog, adesso avvengono sui vostri account Facebook e Twitter. Cercare di contrastare tale tendenza è una causa persa».
Una tendenza in cui c’erano tuttavia altri elementi. Non si potrebbe dire, per esempio, che fu in qualche modo la pressione dell’urgenza a rendere stentata la vita dei blog? Perché solo dopo aver accantonato l’urgenza i blogger cominciarono a prestare più attenzione a ciò che fa del blog un particolare tipo di manufatto, un oggetto che viene forgiato con cura prima di metterlo in mostra. E proprio questo è l’aspetto più entusiasmante del blog: non la sua immediatezza, bensì il fatto che offre la possibilità di tornare a una forma più antica di rappresentazione, che permette di accostare senza soluzione di continuità parole e pittura o disegni, immagini e testo.
Quando pensiamo alla tecnologia della stampa a caratteri mobili, lo facciamo con spirito di gratitudine, ed è giusto che sia così. Ma, pur con tutti i suoi pregi, la stampa è responsabile anche dell’accentuarsi della linea di demarcazione fra parole e immagini. Prima dell’invenzione della stampa, parole e immagini erano di solito strettamente connesse, non importa se su carta o papiro, su pergamena o corteccia. I manoscritti miniati univano lettere e immagini in modo che si potenziassero a vicenda.
L’efficacia di tale connubio era tale che anche dopo l’invenzione della stampa si fecero grandi sforzi per ricreare l’aspetto delle forme precedenti di libro. Non solo i caratteri imitavano la calligrafia, ma molti libri continuarono ad essere dipinti a mano. I libri miniati erano però terribilmente costosi, e ben presto i “cliché” divennero lo strumento principale per riprodurre immagini su libri a stampa. Ma la preoccupazione per i costi prevalse anche sulle potenzialità dei cliché, e in breve tempo si rinunciò a una delle qualità più vitali dell’immagine – il colore.
La stampa divenne adulta in un’Europa sconvolta dal fervore puritano e dal fanatismo iconoclasta, e un sentimento di ostilità verso le immagini è forse una componente del suo patrimonio genetico. Ciononostante, per parecchi secoli le immagini serbarono un ruolo centrale nella stampa. Fino agli inizi del XX secolo, la presenza di tavole fuori testo era considerata un pregio. Fu la produzione industriale a rovesciare i criteri con cui si erano fino a quel momento giudicati i libri. L’accessibilità divenne il nuovo criterio per stabilire l’attrattiva di un libro: si cominciò a considerare stravagante e inutile, perfino frivolo, tutto ciò che aumentava i costi di produzione. Con ciò confermando i pregiudizi dei puritani che avevano sempre guardato con sospetto alla commistione di immagini e testo. A metà del XX° secolo il trionfo del testo era completo. Per Dickens era normale che in un romanzo si includessero immagini, non così per Joyce o per Hemingway. “Arte” e “Letteratura” presero strade separate e si finì per considerare pericoloso ogni scambio fra le due. Un tipo di rapporto riassunto alla perfezione dalla parola preferita dai media per le immagini: illustrazioni. Quanto suona diversa la connotazione del termine illumination, miniatura.
È utile riflettere su quanto fossero profondi e potenti questi pregiudizi. Quando ero ragazzo i fumetti erano visti come una debolezza che impediva alla mente di svilupparsi appieno. Si poteva essere puniti se scoperti a leggerli. Ciò perché si pensava che una mente abituata al figurativo sarebbe stata meno capace di vedersela con idee difficili o astratte. E perché mai? I matematici non si affidano forse a simboli e figure? I dipinti di Caravaggio, o i bassorilievi di Angkor Wat, non vanno forse “letti” con modalità che richiedono ragionamenti approfonditi?
Il trionfo del testo fu totale ma di breve durata. Internet avrebbe assestato il colpo mortale al puritanesimo della Parola. A differenza dei suoi antenati, neppure il più fanatico wahhabita può oggi sperare di purificare il suo mondo dalle immagini e l´iconografia.
Per me, l’attrattiva più immediata del blog sta nella sua ospitalità per le immagini. Ho un’inveterata passione per le istantanee e nel corso degli anni ne ho accumulato un’enorme quantità. Ma per nessuna ragione mi definirei un “fotografo” – le mie foto sono nel migliore dei casi delle buone foto e di solito molto meno. Ma spesso, mentre scatto fotografie, prendo anche appunti. Di per sé, né le une né gli altri hanno particolare valore, ma messi insieme si rafforzano. Assemblarli è un modo di conoscere il mondo – un modo che mi viene naturale. A parte il blog, non esiste altro medium in cui sarebbe possibile la loro pubblicazione. Stamparli insieme avrebbe costi proibitivi.
A parte ciò, l’esperienza di girare una pagina o scorrere uno schermo non è la stessa. Anzi, quel che fa del blog una forma a sé è proprio la sua resistenza alla stampa. La versione a stampa di questo articolo, per esempio, avrà un contenuto considerevolmente inferiore a quello del post che apparirà nel blog del mio sito web. E questo perché la versione a stampa non sarà corredata di immagini. Ciò implica che il significato delle due versioni sarà diverso? La risposta è sì, almeno nel senso che la forza dell’argomentazione non sarà la medesima. Solo un fanatico del logocentrismo potrebbe sostenere il contrario.
I blog indipendenti sono diversi anche da Facebook, MySpace e altre pagine ospiti. Queste pagine utilizzano modelli grafici forniti dalle grandi compagnie, pesantemente condizionati da funzioni di utilità commerciale e sociale. Un blog invece è forgiato assai di più dai gusti di chi lo tiene. Venuta meno la pressione del Qui-e-Ora, è anche una delle poche forme virtuali ormai priva di scopi eminentemente pratici.
Se il blog, come forma, ha un vero predecessore, è il rotolo dipinto cinese. Non solo l’occhio segue il “contenuto” in modo analogo, ma anche i rotoli dipinti servivano come documentazione, racconto, comunicato, eccetera. Nei rotoli dipinti c’era perfino l’equivalente dello “spazio commenti”, dove nel corso dei secoli venivano aggiunte interpolazioni e sigilli. Ma soprattutto, i rotoli dipinti costituiscono quello che forse è l’esempio più squisito di abbinamento testo e immagine che sia mai stato creato. Hanno stabilito lo standard al quale i blog devono aspirare.
Nulla di ciò che ho detto intende negare o diminuire la forza dei media cartacei. Il processo di pubblicazione consiste nella collaborazione tra gli autori e molte altre persone: editor, agenti, grafici, iconografi, correttori di bozze e così via. Ognuna di queste persone aggiunge qualcosa e proprio per questo i lavori finiti sono, senza dubbio, assai migliori. È un processo che migliora enormemente la qualità, il valore e il significato dei libri. Ecco perché le istituzioni della stampa non spariranno: sono insostituibili.
E i libri non sono i soli beneficiari del processo di pubblicazione: anche gli autori ne traggono grande vantaggio. Collaborando con redattori, traduttori, agenti, fact-checker, correttori di bozze, ho beneficiato di una continua educazione che è durata per decenni, e senza la quale il mio blog non sarebbe stato possibile.
Ma detto tutto ciò, devo ammettere che uno degli aspetti più divertenti del blogging è che non ha bisogno di intermediari. È una forma di espressione che non richiede né ragione né ricompensa, né pubblico né causa – e come tale è quanto di più puro e piacevole si possa immaginare.
Avendo sperimentato questa libertà, trovo che sia diventato più difficile scrivere per quotidiani e periodici. Trattare con il direttore di un giornale, anche con il più comprensivo e accomodante, è comunque più complicato che aver che fare con se stessi. L’intervallo di tempo fra scrivere e pubblicare, anche se è solo questione di un giorno o due, sembra lunghissimo rispetto al piacere di postare un pezzo nel giro di pochi minuti dopo averlo scritto e editato.
Ma non è solo questo: nulla nel tenere un blog è sorprendente quanto il puro piacere di farlo.
© 2012
(Traduzione di Anna Nadotti)
Repubblica, 13 maggio 2012, pp. 52-53

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9 Risposte to “Amitav Ghosh i blog e la sconfitta dei puritani della scrittura”

  1. Guido Fabrizi Says:

    Condivido le tue considerazioni. Articolo interessante.Guido

  2. mariam Says:

    Molto interessante, articolo da leggere e rileggere, il riferimento ai fumetti mi ha fatto venire in mente la passione che lo scrittore Michele Mari di cui recentemente ho letto, Tu ,sanguinosa infanzia, ha avuto per i fumetti che ancora conserva e che considera parte importantissima della sua formazione intellettuale e umana.

  3. da Georgiamada, post del 14 maggio 2012 « letteraturadapaura Says:

    [...] http://georgiamada.wordpress.com/2012/05/14/amitav-ghosh-i-blog-e-la-sconfitta-dei-puritani-della-sc… 0.000000 0.000000 Share this:TwitterFacebookLike this:Mi piaceBe the first to like this post. ← Previous post [...]

  4. Prestpino Francesco Says:

    Molto interessante! Anch’io ho sempre ritenuto il connubio testo- immagine dei fondamentale importanza. Perché la parola scritta parla al cervello, l’immagine lo tiene “acceso” e apre la porta alle emozioni.

  5. georgiamada Says:

    francesco ti segnalo che se si clicca sul tuo nome avvisano che ci si sta autenticando sul sito ma dicono anche che siccome il sito non richiede autentificazione potrebbe trattarsi di una truffa.

    Per il resto concordo con quello che hai detto molto sinteticamente, che la parola scritta parla al cervello e l’immagine apre la porta alle emozioni anche se a volte la parola è talmente potente che può parlare contemporaneamente al cervello e alle emozioni, la parola può creare immagini incredibili, raramene succede il contrario, l’immagine infatti è raro che parli direttamente al cervello, persino le immagini più concettali passano dalla porta, questa volta stretta, delle emozioni.

    • Prestpino Francesco Says:

      Giorgia, ti ringrazio della segnalazione, anche se non capisco di che cosa si tratti a proposito dell’autenticazione.

      Sono d’accordo con te che la parola scritta ha la potenza di poter parlare contemporaneamente al cervello e alle emozioni.
      Le immagini tuttavia hanno il potere di poter raggiungere un più alto numero di persone. Il cinema e la televisione insegnano.
      Ho corretto l’indirizzo del mio blog, che era errato:
      saf @ ri.blogspot.it

  6. georgiamada Says:

    ho fatto una ricerca e forse è proprio l’indirizzo del blog che è sbagliato a me risulta che sia questo senza la chiocciola
    http://saf-a-ri.blogspot.it/
    prova a metterci questo vediamo se da sempre l’allarme

    P.S
    gEorgia prego, e non giorgia ;-)

  7. georgiamada Says:

    infatti ora funziona senza problemi :-))))

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