arte e blasfemia

alias/sabato 23 giugno 2012, p.2

Vi segnalo un interessante articolo su Alias/sabato, apparentemente una recensione all’ultimo saggio di Christoph Turke, La società eccitata. Filosofia della sensazione, ma che in realtà affronta in generale il problema blasfemia e torna anche sulle famigerate vignette danesi che solo in apparenza erano contro la religione, ma in realtà erano funzionalissimi strumenti marziali finalizzati alla guerra mediatica del terzo millennio.
Paolo Lapponi
andando a ritroso parla anche delle vignette di Georg Grosz, un “Sismogramma della prima guerra mondiale, un moderno Cristo dotato di maschera a gas e dadi” in croce che, nel 1928, gli valse un processo per blasfemia (due vignette del Cristo-antiguerra di Grosz  QUI e QUI)
Naturalmente Lapponi parla anche  dalla protesta di gruppi conservatori (identificati come salafiti) in Tunisia contro la bella mostra Printemps des Arts tenutasi al palazzo Abdellia a La Marsa (QUI e QUI molte foto).
La causa scatenante delle proteste è stata un’opera dal titolo Repubblique islaique de Tunisie, che gioca ironicamente sull’incrocio, evidentemente considerato scandaloso dai facinorosi,  tra islamica e laica.
E’ stata distrutta l’opera di Mohmed ben Slama (QUI prima e QUI dopo).

Paolo Lapponi, Salafiti. Blasfemia, struttura global dell’insulto, Alias/sabato, inserto del Manifesto 23 giugno 2012, p. 2-3.

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7 Risposte to “arte e blasfemia”

  1. Nat Says:

    Non so, non capisco il senso di questo post, mescolare le vignette danesi, che peraltro non hanno scatenato nessuna guerra e la mostra tunisina, mi pare un po’ ambiguo. Devo dedurne che anche la mostra tunisina è un insulto? Io ho visto le vignette tunisine non mi paiono insultanti, leggerò l’articolo il discorso di chi le fa mi sembra limpido e coerente. Certo si tratta sempre degli artisti che guardano alla Francia più che all’Arabia Saudita. Se poi fa parte della sinistra ripulire tutto ciò che è occidentale da questi paesi (senza contare che l’oriente ci è stato portato con la spada, non è che il marocco che è più occidentale dell’italia lo sia diventato così per magia). Mah la sinistra naviga nell’ambiguità su tutti i temi in questo momento.

  2. georgiamada Says:

    Se parli del manifesto non lo so, le due pagine hanno tutti gli argomenti, ma non certo sullo stesso piano, ad ogni modo leggi l’articolo (che sul cartaceo ha come immagini sia le vignette danesi che opere della mostra).
    Se invece ti riferisci a me allora no, mi hai frainteso alla grande :-)
    io faccio una enorme differenza tra le vignette danesi e la mostra tunisina, ci mancherebbe :-)
    Non tutte le “offese” alla religione hanno lo stesso fine.
    Io trovo fantastiche le vignette contro la guerra di grosz e apprezzo molto la mostra di tunisi che oltre che interessante è finalizzata (o almeno questo è l’impatto) a emancipare la società rendendola sempre più libera e qundi naturalmente dissacrante (dissacrare non vuol dire offendere deliberatamente la sensibilità religiosa degli altri).
    Le vignette danesi (tra l’altro modestissime) la cui pubblicazione (la confezione non lo so) fu costruita a tavolino a filadelfia, aveva come scopo quello di creare disordine nei paesi arabi (spesso con l’aiuto degli stessi governanti del luogo) e chi l’ha fatto lo sapeva benissimo. Era una operazione non di libertà e di arte, ma di guerra mediatica.

  3. georgiamada Says:

    sarà che io mi picco di saper riconoscere quando una vignetta (o altra opera) è arte (piccola o grande non importa) o stratagemma retorico e di propaganda … il che non esclude che anche opere di propaganda, come accade anche per la pubblicità, a volte, in particolari situazioni storiche, siano vere opere d’arte …. non è il caso delle vignette danesi :-)
    E poi la propaganda è sempre un piombo per l’espressione libera

  4. Nat Says:

    E cioè voglio dire l’imam palestinese residente in danimarca che è andato in giro per il mondo arabo a mostrare vignette false era al corrente di tutto ciò? (notizia data dal manifesto stesso: “il giallo delle vignette inedite”) Disordini nei paesi arabi a che fine? Nessuno, le inchieste sulle vignette danesi a seconda che siano pro o contro tralasciano la complessità. La libertà di espressione non è che si può difendere unicamente quando ci piace, quello che so è che il tipo che le ha fatte è già stato vittima di attentati. Trovo peraltro generoso qualificare i salafiti di “conservatori” quelli sono completamente di estrema destra. Già fanno passare i fratelli musulmani per moderati, se li chiamiamo conservatori i fratelli musulmani diventano quasi di sinistra (ma in fondo in certe circostanze, a seconda del paese, non in Siria ovviamente, sembrano piacere alla sinistra). Cmq al di la di tutto parlare della mostra tunisina e tirare ancora fuori le vignette danesi mi pare un po’ losco, detto questo sai anche la Nasreen ha volte solo per aver detto una cosa in una TV straniera, crea delle sommosse in India.

  5. georgiamada Says:

    sono stati definiti conservatori nel senso che non si sa (o almeno non lo sa chi ha scritto) se sono salafiti o altri.

  6. georgiamada Says:

    ad ogni modo condivido che ” La libertà di espressione non è che si può difendere unicamente quando ci piace” ,questo però non toglie che non tutte le libertà di espressione sono veramente tali.
    Ad esempio è legittimo ironizzare sulle religioni, ma quando viene fatto nei confronti del nemico, ad esempio in guerra (o simili) non puoi definirla libertà di espressione ;-)

  7. Nat Says:

    Beh se intendi come nemico i salafiti che gridano in tunisia obama obama, siamo tutti degli oussama! … il fatto è che non c’è stata nessuna guerra contro l’islam, semmai esistono guerre all’interno dell’islam l’occidente o meglio gli usa hanno cercato di ricavarci qualcosa tipo petrolio in iraq. Pare sia imminente un intervento nell’Azawad da parte di truppe africane, oviamente ben armate dall’occidente. Mi pare che la comunità dell’africa dell’ouest sia sul piede di guerra ora che l MNLA si è fatto espellere dagli islamisti nel nord del mali.

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