Archive for the ‘Apicella’ Category

Aiuto!

2 maggio 2012

sembra abbiano fatto un nuovo segnale stradale globale.

Enzo Apicella, 2 maggio 2012

vittorio Arrigoni

14 aprile 2012

4 febbraio 1975 – 15 aprile 2011

Vittorio Arrigoni

Enzo Apicella, 15 aprile 2012

la Marcia Globale dei palestinesi

30 marzo 2012

Enzo Apicella, 30 marzo 2012

Michele Giorgio, Una marcia globale per Gerusalemme, Il manifesto,  30 marzo 2012,p. 8

La vignetta del giorno

13 gennaio 2012

Enzo Apicella 13 (o 12) gennaio 2012

Il vermino commentatore sulla destra si riferisce a QUESTO (video).

Malinconico si dimette

11 gennaio 2012

Enzo Apicella 11 gennaio 2012

QUI i documenti con la ricostruzione dei Ros.

QUI potete ascoltare le registrazioni telefoniche (e trovate altri link) dell’imprenditore Piscicelli (che poi è lo stesso che scoppiò di felicità alla notizia del terremoto in Abruzzo) che prenota una camera per 4 giorni al Pellicano per Carlo Malinconico. La richiesta della prenotazione è indiretta perchè proviene da Diego Anemone tramite Angelo Balducci.
E QUI la ricostruzione del Ros.

Ieri Malinconico, dopo un incontro con Mario Monti,  si è dimesso (e QUI) da sottosegretario, però va detto che almeno al momento non è né inquisito né accusato di nulla. Un politico però (e ancor di più un amministratore, un parlamentare, un ministro, un sottosegretario ecc.) non si dovrebbe, durante la sua carica, far offrire neppure un gelato, figuriamoci una lussuosa permanenza (anche breve) in un hotel di lusso come il Pellicano.
Leggere Repubblica, Fatto quotidiano.

F-35 una farsa italiana troppo cara

7 gennaio 2012

Enzo Apicella 7 gennaio 2012


Francesco Vignarca
di Altreconomia ha fatto una interessantissima inchiesta proprio sugli F-35
Vi linko gli articoli che ho trovato:

- F35: un progetto farsa dai costi enormi. Aggiornamento a metà 2011 su un progetto militare costoso e pieno di problemi che la nostra politica non discute e i nostri media non raccontano, 4 luglio 2011.
Dal memorandum non emergono alcune “penali” in caso di ritiro. Caccia a tutti i costi. Acquistare i 131 caccia bombardieri F35 nell’ambito del programma Joint Strike Fighter costerà all’Italia almeno 15 miliardi di euro. Una campagna e molte voci chiedono da tempo di evitare questa spesa. Fino ad ora la risposta dei fautori del progetto era stata: “Le penali sono troppo alte”. Ma l’inchiesta di Altreconomia dimostra una cosa diversa, 29 dicembre 2011.
La verità sui caccia F35,  30 dicembre 2011, che lo stesso articolo qui sopra ma con data diversa e segnalato come di direzione.
Visti i problemi al caccia Lockheed Martin verrà “commissariata”? Un F-35 sempre più a terra. Da oltre Atlantico arrivano notizie di riduzione del programma a seguito della nuova strategia di Difesa lanciata da Obama. Ma sono soprattutto i problemi di evoluzione tecnica a preoccupare il Pentagono che, secondo documenti interni, manderà i propri tecnici nella sede di assemblaggio dei caccia a Forth Worth, 6 gennaio 2012.

F-35, l’ Italia apre alle critiche “Non ci sono programmi intoccabili”
Giampaolo Cadalanu

ROMA – Forse non è poi così indispensabile il programmato acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 per cifre equivalenti a una manovra finanziaria: di fronte alle polemiche per le spese militari più controverse, in prima fila il progetto Joint Strike Fighter, la Difesa si prepara a fare i primi passi indietro. Una robusta fetta del Parlamento si è unita alle critiche dei pacifisti, su internet la polemica infuria, persino il vescovo di Pavia, don Giovanni Giudici, ha invitato a lasciare «la strada di Erode». Tanto più che le temute penali sul ritiro italiano dal programma di fatto non esistono: lo aveva rivelato un’inchiesta di Altreconomia, lo ha confermato l’ ex capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, sottolineando che ovviamente andrà perso quanto stanziato per le sperimentazioni iniziali. Per la tutela del Paese, dice Camporini, sarà comunque indispensabile rinnovare il parco dei jet, perché «sono sistemi d’arma ancora necessari». Poi è toccato al ministro Giampaolo Di Paola ammettere che «non esistono vacche sacre, cioè non ci sono programmi intoccabili» fra quelli della Difesa.
Sembra che la Difesa sia disponibile a ripensare il numero degli F-35. Ma non sembrerebbe in discussione la scelta di quel determinato aereo, per la soddisfazione dell’americana Lockheed-Martin. Questo vuol dire anche la messa in soffitta del progetto Eurofighter, che non solo impegnava in Italia 12 mila persone, ma che rappresentava anche un primo passo nella collaborazione difensiva dell’Unione.
La Lockheed dunque potrebbe averla avuta vinta, nonostante le tante voci critiche, soprattutto americane. David Venlet, responsabile del programma Joint Strike Fighter per il governo Usa, ha ammesso con la stampa che qualcosa non va nel programma, disegnato in modo da permettere a Lockheed di avviare la produzione massiccia prima ancora di aver finito i test. Un sistema che permetterebbe ai piloti di avere subito le macchine e all’ azienda di massimizzare i profitti. Ma secondo i responsabili tecnici Usa «il programma F35 continua a mostrare problemi tipici delle prime fasi di sperimentazione». Le continue richieste di ritocchi e modifiche fanno pensare che il Jsf non sarà pronto per le operazioni prima del 2018, cioè sette anni dopo il termine previsto.
Insomma, il jet multiruolo che doveva assicurare la superiorità aerea, atterrare sul ponte di una nave scendendo in verticale, e tutto questo di nascosto dai radar nemici, costa enormemente ma non sembra essere ancora in grado di mantenere le promesse. In tempi di crisi, poi, restano i dubbi sulla necessità reale, nel terzo millennio, e non solo per le limitate ambizioni militari dell’Italia, di macchine supermoderne come i caccia di quinta generazione. In dicembre ha lasciato le linee di produzione della Lockheed a Marietta, in Georgia, l’ultimo esemplare di F-22 «Raptor», considerato un punto di riferimento insuperato fra i cacciabombardieri. Una specie di fratello maggiore dell’F-35, che aveva debuttato con i colori dell’Air Force nel 2005:a meno di impieghi segreti, non ha mai combattuto. –
Repubblica, 06 gennaio 2012, p. 15

Iran e la colomba di guerra?

3 gennaio 2012

Enzo Apicella 3 gennaio 2012

Video, Repubblica, Corriere.

Bella la vignetta di Enzo Apicella di oggi, intendo bella, forte e azzeccata da vedersi con quella colomba sparata come un missile, ma non so quanto sia, o appaia semanticamente, realistica e soprattutto pacifista. Certo in un mondo che non ha fatto quello che doveva fare (IL DISARMO TOTALE NUCLEARE e BANDIRE DA TUTTO IL PIANETA IL NUCLEARE) è normale che ogni stato, che si sente in pericolo (soprattutto dopo la guerra all’Iraq) si doti di armi nucleari. Se tutti hanno il nucleare è probabile che nessuno (se non c’è un impazzamento generale) userà il nucleare (come è successo nel lungo periodo della guerra fredda che però ci ha lasciato la pericolosissima eredità di tutte le testate da smaltire) .
Nella guerra fredda, però, in fondo, anche se ogni tanto creavano un po’ di suspance mediatica, tutti sapevano che i due colossi non avrebbero mai usato il nucleare. Certo i due colossi non piacevano a tutti, ma erano molto più seri e responsabili di quanto non sia mai stato quel coglione egotico di Bush che, rimasto colosso unico, ci ha portato tutti in una guerra che ha minato la sicurezza del pianeta, una guerra che stiamo pagando cara e che pagheremo ancora per molto tempo.
L’iran ha il nucleare?
È pericoloso?
Probabilmente sì. Ma ancora più pericolose sono le prove di forza che fanno gli altri e soprattutto le sanzioni che non sono mai servite a nulla se non a rafforzare i regimi che si volevano indebolire, con il solo risultato di affamare la povera gente che il regime non vorrebbe e che se lo trova invece più forte di prima e pure magari a doverlo sostenere.
Che fare?
Bisognerebbe solo fare la cosa più difficile, ma più umana: Disarmarsi TUTTI e rendere la guerra un tabù come l’incesto. Fino a qul giorno vedere come epifanie di pace il lancio di missili nel golfo mi sembra più che ottimistico, un realismo un po’ troppo cinico e marziale, un realismo che ionon posso più accettare con leggerezza.
Comunque bella  e forte geopoliticamente, la vignetta.
Poi c’è la mia vecchia teoria fantapolitica su cui tutti ridono (o su cui almeno ridevano ai tempi in cui i più strillavano forte, come sono soliti fare in rete, che era vicina una guerra con l’Iran e bla bla bla), ma che qualcuno sta cominciando a sussurrare: e che cioè Israele non voglia alcuno scontro con l’Iran, non l’ha mai voluto, perché esiste una alleanza non detta fra la destra israeliana e Ahmadinejad e quindi è probabile che anche gli Usa non desiderino alcun vero scontro nel golfo, che tra l’altro non potrebbero neppure permettersi.  Ma siccome è sempre utile nelle vicinanze di una elezione giocare con gli scenari di guerra, stanno al gioco.

L’Islanda riconosce lo Stato palestinese

3 dicembre 2011

Enzo Apicella, 3 dicembre 2011

Internazionale, Haaretz, Guardian, Paperblog,

Mahmud Darwish Edward Said

14 novembre 2011

Mahmud Darwish Edward Said
i signori delle parole che rendono eterni i loro lettori

Enzo Apicella 13 dicembre 2010 per georgiamada

Sono due in uno,
come le ali di rondine
e se la primavera tarda
m’appago d’annunciarla
.

La poesia che vi ho copiato è del 2003 dedicata all’altro grande palestinese Edward Said morto quell’anno. Potete ascoltare Mahmud Darwish recitare la poesia nel suo sito QUI, dove è la prima lettura (si apre automaticamente come entrate nella pagina). Vi segnalo anche la traduzione inglese. Un grazie enorme ad Enzo Apicella che ha esaudito il mio desiderio di avere un suo disegno dedicato a Darwish (georgia)
P.S
Per andare nel blog dove avevo postato il 14 gennaio 2010, cliccare sull’immagine.

Piani (a Edward Said)
di Mahmud Darwish

New York/Novembre/ Quinta Strada
Il sole è disco di metallo fuso/
mi chiedo: la straniera è nell’ombra
è questa Sodoma o Babilonia?

Lì sul liminare di un abisso elettrico
alto come cielo, ho incontrato Edward,
trent’anni fa, il tempo era meno ostinato (1) di adesso.
Insieme abbiamo detto:
e se il tuo passato fosse esperienza
fa’ che il domani sia senso (2) e visione!
Andiamo,
verso il domani andiamo fiduciosi
con la lealtà della fantasia e il prodigio dell’erba/

Non ricordo se siamo andati al cinema
la sera. Ma ho udito antichi indiani
che mi chiamavano:
non fidarti del cavallo, né della modernità.

No, nessuna vittima interroga il carnefice:
io sono te? Se la mia spada
fosse stata più grande della mia rosa,
mi chiederesti se avrei fatto come te?

Una simile domanda attrae la curiosità dello scrittore
in un ufficio di vetro che guarda
i gigli nel giardino ….dove
la mano dell’ipotesi è candida coscienza (3)
di scrittore che chiude il conto
con la tendenza umana: il passato
non ha domani, dunque avanziamo!/

Forse il progresso è il ponte di ritorno
alla barbarie …/

New York, Edward si desta in un’alba
pigra. Suona una melodia di Mozart. Corre
nel campo di tennis dell’università. Pensa
al migrare degli uccelli oltre le frontiere, al di là delle barriere (4).
Legge il New York Times. Scrive un commento duro.
Maledice un orientalista che al generale indica
il punto debole nel cuore di un’orientale (da controllare se è femmina)
Fa il bagno. Sceglie un abito con la vanità del gallo.
Beve un caffè e latte e grida
all’alba: andiamo, non indugiare/

Cammina sul vento: e nel vento
riconosce se stesso. Il vento non ha tetto.
Il vento non ha casa. Il vento è una bussola
per il nord dello straniero.

Dice: da là vengo. Io qui appartengo.
E là non sono, né qui mi trovo
ho due nomi si incontrano e si separano.
Ho due lingue ma ho dimenticato
con quale delle due ho sognato,
per scrivere ho l’inglese,
dal lessico obbediente,
e un’altra lingua delle parole del cielo (5)
con Gerusalemme, dal tono argenteo
ma non cedevole alla mia fantasia!

Ho chiesto: l’identità?
Ha detto: è una difesa del sé …
L’identità è generata dalla nascita ma
alla fine è la creazione di chi la possiede,
non si eredita dal passato. Io sono molteplice
dentro e fuori mi rinnovo … ma
appartengo alla domanda della vittima.
Se non fossi di là, avrei trascinato il mio cuore
ad allevare, là, la gazzella della metonimia.
Porta dunque la tua terra ovunque tu vada,
e sii narciso, se lo richiede il caso./

- Esilio è il mondo esterno.
Esilio è il mondo interiore.
E tu chi sei tra loro?
– Non mi presento
per paura di perdermi . E sono quel che sono.
E sono il mio altro in un dualismo
armonico tra la parola e il segno.
Se fossi poeta avrei scritto:

Sono due in uno,
come le ali di rondine
e se la primavera tarda
m’appago d’annunciarla.

Egli ama paesi che poi lascia
(l’impossibile è lontano?)
Ama migrare verso ogni cosa
perche, nel viaggio libero tra le culture,
chi cerca l’essenza umana
trova spazio per tutti. (6)
Qui avanza una periferia, o arretra un centro.
L’oriente non è del tutto oriente,
né l’occidente, è occidente.
Perché l’identità è aperta al molteplice
Non è rocca né trincea/.

La metafora dormiva in riva al fiume,
senza l’inquinamento,
avrebbe avvinto l’altra sponda.
– Hai scritto il tuo romanzo?
– Ho provato … ho cercato di trovare
la mia immagine negli specchi di donne lontane,
ma si sono inabissate nella loro notte fortificata.
Hanno detto: Il nostro universo non dipende dal testo
l’uomo non scriverà la donna, l’enigma e il sogno.
La donna non scriverà l’uomo, il simbolo e la stella.
Nessun amore è come un altro amore,
nessuna notte è come un’altra notte.
Lasciaci ridere elencando le virtù degli uomini!

- Cosa hai fatto?
– Ho riso del mio paradosso
e ho gettato il romanzo nel cestino.

L’intellettuale tira le briglie allo scrittore
e il filosofo seziona le rose del cantautore./

Ama paesi che poi lascia:
sono quel che sono e quel che sarò
di me costruirò me stesso
e sceglierò il mio esilio
il mio esilio è sfondo di una scena epica
difendo il bisogno dei poeti
del domani e dei ricordi a un tempo,
difendo alberi che ospitano uccelli,
un paese e un esilio,
difendo una luna utile e una poesia d’amore,
un’idea rotta dalla gracilità dei suoi difensori,
e un paese rapito dalle leggende /.

-Potresti tornare a una cosa qualsiasi?
-Quel che mi attende mi attira e mi incalza …
non ho tempo nella mia ora di tracciare segni
sulla sabbia. Ma posso visitare il passato
come fanno gli stranieri
quando ascoltano la sera
il poeta arcadico:

Alla fontana, una giovane donna riempie la giara
con lacrime di nubi (7)
e piange e ride per un’ape
che le ha punto il cuore al tempo di partire.
L’amore è dolore dell’acqua
o malattia nella bruma …?
(E così via, fino alla fine della canzone.)

- Allora, sei colto dal male della nostalgia?
Nostalgia del domani … ed oltre, più elevata
e più lontana. Il sogno guida i miei passi. La mia visione
pone il sogno in grembo come gatto fedele.
E’ il reale immaginario, e figlio della volontà:

possiamo
trasformare
la fatalità dell’abisso!

- E la nostalgia del passato?
– Un sentimento che riguarda solo l’intellettuale
nel conoscere la malia dello straniero per gli strumenti dell’assenza.
Quanto a me, la mia nostalgia è una lotta per il presente
si avvinghia al domani degli evirati.

-Ti sei infiltrato nel passato, quando sei andato
a casa, nella tua casa, nel quartiere di Talibiyya? (8)
– Come il bambino che teme
il padre, ero pronto a celarmi nel letto di mia madre.
Ho provato a rivivere la mia nascita,
a seguire il sentiero del latte sul tetto (9)
della mia vecchia casa, ho provato
a sentire la pelle dell’assenza, il profumo dell’estate
nel gelsomino del giardino. Ma la belva della verità
mi ha allontanato da una nostalgia che, alle spalle, come
ladra, stava in agguato.
– Hai avuto paura, e di cosa?
-Non posso affrontare la perdita faccia
a faccia. Mendico, mi sono fermato sulla soglia.
Chiederò il permesso agli ignoti assopiti nel mio letto
per visitare me stesso, cinque minuti?

Mi inchinerò rispettoso dinanzi a chi abita il mio sogno
di bambino?
Chiederanno: chi è l’ospite straniero
e indiscreto? Potrò parlare
di pace e guerra tra vittime e vittime
dei martiri, senza frasi incidentali?
O mi diranno: Non c’è posto per due sogni
in un solo letto?

(Né io né lui
ma lui è un lettore che si interroga su quel che
dice la poesia al tempo del disastro.)

Sangue
e sangue,
e sangue
nella tua terra.

Nel mio nome e nel tuo nome, nel fiore
di mandorlo, nella buccia di banana, nel latte
del bambino, nella luce e nell’ombra,
nel chicco di grano, nella scatola del sale/
Cecchini implacabili colpiscono i bersagli
perfettamente.
Sangue,
e sangue,
e sangue …
Questa terra è più piccola del sangue dei suoi figli
offerte innalzate sulla soglia della resurrezione.
Questa terra è veramente
benedetta o battezzata
dal sangue,
e sangue,
e sangue
Non lo asciugano né le preghiere né la sabbia.
Non c’è giustizia nelle pagine del Libro sacro
che basti a dare ai martiri la gioia di andare (10)
liberi sulle nuvole. Sangue, di giorno.
Sangue nelle tenebre. Sangue nelle parole.
Dice: la poesia ospita la perdita
rete di luce risplende nel cuore di chitarra (11)
o Cristo su una giumenta insanguinato di belle
metafore. Cos’è il bello, se non presenza
del vero nella forma?

In un mondo senza cielo, la terra si trasforma
in abisso. E la poesia è un dono del conforto
una delle qualità dei venti del nord e del sud.
Non descrivere quello che la cinepresa rivela delle tue ferite
Grida per sentire te stesso, grida per sapere
che vivi, che sei ancora vivo, che la vita
su questa terra è possibile. Inventa una speranza
per le parole. Crea un punto cardinale o un miraggio (12)

che alimenti la speranza
e canta, perché libertà è bellezza/
Dico: la vita definita
dal contrario della morte … non è vita! (13)

E dice: vivremo, anche se la vita ci abbandonasse
alla nostra sorte. Siamo i signori delle parole
che rendono eterni i loro lettori -
come direbbe il tuo geniale amico Ritsos / (14)

E dice:se morirò prima di te
ti affido l’impossibile!
Chiedo: è lontano?
Dice: la distanza di una generazione.
Chiedo: e se io morissi prima?
Dice: consolerò i monti della Galilea
e scriverò: “il bello è accostarsi all’adeguato”. E adesso,
non dimenticare:
se morirò prima di te, ti affido l’imposssibile!.

Quando lo visitai nella nuova Sodoma
nell’anno duemiladue, resisteva
alla guerra di Sodoma contro la gente di Babilonia
e al tumore insieme.
Era come l’ultimo eroe epico,
difendeva il diritto di Troia
alla sua parte di storia./

Un’aquila dice addio alla vetta in alto
in alto,
annidarsi sull’Olimpo
e al di sopra delle vette
provoca noia.

Addio
addio, poema del dolore!
2003

Da Ka-zahratu ‘l-luz aw ab’ad (Come il fiore di mandorlo e oltre), Beirut, Riad el-Rayyes Books, 2005, terza edizione 2009, Cap. VIII, Esilio 4*. pp. 179-197. Tradotta in italiano da Francesca Maria Corrao nella raccolta M. Darwish, La mia ferita è lampada ad olio, De Angelis editore, Avellino, 2006, pp. 109-117
*Cap. VIII, Esilio 4, perché il libro Come il fiore di mandorlo e altro, è diviso in 8 capitoli (I, Tu; II, Lui; III, Io; IV, Lei; V, Esilio 1; VI, Esilio 2; VII, Esilio 3; VIII, Esilio 4).

Note

1) una cosa curiosa: quando recita (QUI dove è la prima lettura, si attiva automaticamente come si entra nella pagina, e QUI) la poesia invece di meno ostinato dice “meno matto
2) Avevo delle incertezze sulla parola senso che in italiano ha, come sappiamo tutti, due significanti: senso come sensoriale e senso come significato. Ero curiosa di sapere quale fosse la traduzione esatta. Ho chiesto aiuto e dunque cercando sul vocabolario arabo-italiano ….la radice della parola رؤيا vuol dire: pensare, considerare, esaminare, giudicare …. quindi senso sì, ma come pensiero:
insieme abbiamo detto: / e se il tuo passato fosse esperienza / fa’ che il domani sia pensiero e visione!
3) letterale: dove la mano dell’ipotesi è bianca come la coscienza di un narratore
4). letterale: Sopra gli ostacoli.
5) letterale: ho una lingua celestiale che dialoga con Gerusalemme
6) letterale: trova sedie per tutti
7) letterale: con il latte delle nuvole
8)  Un quartiere di Gerusalemme
9) il sentiero del latte andrebbe tradotto la Via lattea.
10) letterale: la gioia di camminar in libertà sopra le nuvole.
11) letterale: un filo di luce brilla nel cuore delle chitarre

12) Parole è letteralmente per parlare. E il punto cardinale è la meta.

13) letterale: se uno vive solo per non morire non è vita.

14) è il grande poeta greco Yiannis Ritsos.
Post pubblicato su georgiamada splinder il 14 gennaio 2010 e riproposto l’8 gennaio 2011.

la vignetta del giorno

11 maggio 2009
Enzo Apicella, Re Ligione, 11 maggio 2009

Enzo Apicella, Re Ligione, 11 maggio 2009


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