Archive for the ‘saviano’ Category

quando scrivere è rischiare la vita

8 novembre 2014

Roberto Saviano, Capri 2009 foto di Steve Bisgrove

Quei boss della camorra spaventati da un libro
Napoli, si chiude il processo ai capiclan che minacciarono di morte Roberto Saviano
di EUGENIO SCALFARI

Lunedì si chiude davanti al tribunale di Napoli il processo contro i boss camorristi che hanno minacciato pubblicamente di morte Roberto Saviano e la giornalista del Mattino e ora senatrice del Pd Rosaria Capacchione. Si tratta di Francesco Bidognetti, Antonio Iovine, che nel frattempo si è pentito, e altri dei quali Saviano scrisse la prima volta su Repubblica del 6 luglio 2007 e sui quali tornò in molte altre occasioni, indicandoli come i principali rappresentanti della nuova camorra casalese.
La tesi di Saviano, che da allora è diventata un punto centrale della politica italiana, sostiene che i fenomeni mafiosi e camorristi condizionano l’intera politica e l’intera economia del nostro Paese e determinano la corruzione, l’evasione fiscale, il lavoro nero. Se si cambiasse questa situazione si trasformerebbe assai probabilmente l’intero assetto della vita pubblica italiana.
Questa tesi – nella quale anche io credo – è diventata un punto centrale della nostra politica, ma ho sbagliato ad usare il verbo “è diventata”. In realtà avrebbe dovuto diventare ma purtroppo non lo è affatto. Le reiterate denunce di Saviano sono rimaste in gran parte lettera morta, la lotta alle mafie avviene soltanto con parole e si concentra su fenomeni antichi che risalgono a più di quindici anni fa.
È oggi che bisognerebbe operare ed è questa la ragione per cui l’esito del processo di Napoli contro la banda dei Casalesi è fondamentale.
Tra l’altro è in gioco anche il modo con il quale vive ormai da anni Roberto Saviano: un incubo permanente, una scorta a sua sicurezza che limita la sua libertà fino all’ultimo respiro, un’esistenza rapsodica che lo obbliga a cambiare ogni giorno il suo domicilio, impedendogli una residenza stabile, una famiglia, una serena compagnia. Questa situazione lo ha obbligato da circa due anni a trasferirsi per lunghi periodi all’estero e in particolare negli Stati Uniti dove le misure di sicurezza nel suo caso sono meno asfissianti e gli consentono un sia pur limitato spazio di libertà che l’ha comunque obbligato ad una assenza dall’Italia. Un sacrificio che i suoi amici sanno quanto gli pesi.
Ho visto Roberto tanti anni fa in una trasmissione televisiva, mi sembra fosse condotta da Daria Bignardi che l’aveva invitato a parlare del suo libro “Gomorra” appena uscito. Lessi il libro che mi piacque e mi colpì molto; poi vidi il film che ne fu tratto, dove il protagonista Toni Servillo incarnava alla perfezione la duplicità delinquenziale della nuova camorra. E infine ci conoscemmo e diventammo amici. Dal processo di Napoli è emerso quanto importante sia stato il ruolo della stampa libera, di Saviano e del suo libro nella lotta alla camorra, tanto da spingere i boss a minacciare di morte Roberto. Per questi motivi non può sfuggire a nessuno l’importanza del processo e del verdetto che i giudici pronunceranno lunedì.
Repubblica, 8 novembre 2014

Petrolio, Cosentino. Kuwait-Casal di Principe

4 aprile 2014

Mauro Biani, Manifesto, 4 aprile 2014

Roberto Saviano, Cosentino in carcere, ora dica ciò che sa. Le compagnie petrolifere non possono non avere rapporti con organizzazioni criminali. Il clan Zagaria continua a essere una delle aziende di servizi più efficienti d’Italia, Repubblica, 4 aprile 2014.

Manifesto, 4 aprile 2014

La critica della ragion pratica mafiosa

5 aprile 2013

Roberto Saviano presenta, con Benedetta Tobagi, il nuovo libro, “Zero, zero, zero” alla Feltrinelli di Roma

Napoli, brucia Città della scienza

6 marzo 2013

Mauro Biani, 5 marzo 2013 da QUI


Repubblica, Manifesto,
Foto.

- Saviano (VIDEO)

- Roberto Saviano, Napoli, il rogo nella Città della scienza: sfregio criminale dove nulla può sopravvivere.
La camorra vuole cementificare Bagnoli. Ma l’incendio arriva da lontano, almeno da quando le pressioni politiche fermarono la bonifica dell’area, Repubblica, 6 marzo 2013.

- Ermanno Rea, CITTÀ DELLA SCIENZA Brucia tutta la città, Manifesto, 7 marzo 2013.

- Commando venuto dal mare.

Grande Saviano!

16 ottobre 2012

Avete visto ieri sera Roberto Saviano da Fabio Fazio a Che tempo che fa?
parlava della ‘ndrangheta a Milano è stato grande, ma davvero grande, insuperabile, come sempre quando parla di mafie: semplice, lineare, incisivo,  e senza alcuna polemica. Non ha neppure mai nominato Roberto Maroni. Vi ricordate quando parlò (a Vieni via con me) della ‘ndrangheta in Lombardia? (tra l’altro fu grande televisione) e tutti a destra lo attaccarono soprattutto la lega, e Maroni pretese la testa del regista della trasmissione e il diritto ad intervenire anche lui dentro la trasmissione (e fu pallosissimo e soprattutto inutile).
Beh sarebbe interessante che dopo quello che è successo alla regione Lombardia, Maroni tornasse nella trasmissione e chiedesse scusa a Saviano, al regista e a noi tutti.

Roberto Saviano e Philip Roth

1 marzo 2012


Da QUI dove ho lasciato un commento.

georgia Dice:
marzo 1, 2012 alle 1:30 pm | Replica
oggi arrivo qui dalla pagina di http://it.wordpress.com dove vengono messi i post più letti dei nostri blog wordpress, non voglio fare nessuna critica a Garufi, anzi trovo il suo post delizioso e deliziosa pure la citazione dalla zia spagnola. Garufi è uno che sa scrivere, e sa tenere il lettore sulla pagina, detto questo però non condivido (per quel che la cosa possa valere) il giudizio su Saviano e non perché stavolta (a differenza dei mille infingardi attacchi che ogni giorno Saviano riceve da sinistra e da destra) il suo ironico affresco non sia legittimo (anzi è del tutto legittimo e gradito), ma solo perché a me ha fatto tutt’altra impressione, a me è piaciuto un sacco Saviano felice (e non spesso viene fotografato felice) sul divano accanto a Roth, sembra ritrovarsi finalmente a casa propria, capita fra scrittori (famosi e non famosi, bravi o non bravi). Saviano è un vero scrittore (che piaccia o meno, che dica cose giuste o meno) però viene recepito da moltissima sinistra italiana come un politico militante e quindi come tale si sentono in dovere di criticarlo continuamente. Su quel divano è finalmente solo uno scrittore accanto ad uno scrittore e quindi è felice. Macchè provinciale, altrimenti ogni scrittore è un provinciale accanto al proprio mito o anche solo accanto al proprio simile.
Rigrazio garufi della bella foto che ho salvato.
E, ci tengo a precisarlo, io non sono una grande estimatrice di Roth, anzi (lo stimo, ma senza enfasi e a volte persino mi annoia), però sono felice del sorriso di Saviano, soprattutto dopo la figuraccia che ha fatto fare all’Italia, alla stampa italiana, alla critica italiana (fatta passare per superficiale, furba e poco onesta) quel provinciale impostore autarchico di Tommaso Debenedetti che ha scritto una falsa intervista a Roth dove addirittura lo faceva parlare male di Obama (e solo per farsi pubblicare, per poche lire, il suo pezzo dal provinciale Libero).
Geo

Saviano: Il Manifesto luogo della dissidenza

20 febbraio 2012

Ecco, con questa ottusità di dividere il mondo in puri e traditori, non voglio avere nulla da condividere
[...]
Spesso non condividevo la linea politica di alcuni articoli, sui conflitti, sul Medio Oriente, persino spesso sulla politica interna, sulle recensioni. Ma c’era spazio di riflessione, di condivisione, di contraddizione. Era questo il più prezioso tesoro delle pagine di questo giornale
[...]
Il fatto sta che non si può rinunciare alla dissidenza e alla forza di questo quotidiano
[...]

“Via Tomacelli, la mia prima redazione”
Le mie prime riunioni in una redazione sono state quelle nelle sedi di Roma e Napoli del manifesto. La prima volta che ho visto dal vivo una redazione è stata proprio quella di via Tomacelli
Roberto Saviano

Ho iniziato a scrivere sul manifesto. Avevo 25 anni. Ho scritto le mie prime inchieste, i miei primi articoli. Le mie prime riunioni in una redazione sono state quelle nelle sedi di Roma e Napoli del manifesto. La prima volta che ho visto dal vivo una redazione è stata proprio la vostra in via Tomacelli. Fui invitato dopo che una mia inchiesta era finita in prima pagina. La mia prima inchiesta e la mia prima “prima pagina”. Che emozione e che orgoglio. Riguardava i racconti dei soldati italiani in Iraq. Frequentavo gli stessi locali, gli stessi bar di molti reduci e sentivo le loro storie. Ne costruii un racconto. Il manifesto lo pubblicò e il dopo, come sempre, non fu semplice. Convocazioni alla procura militare, tensioni, il mio solito cacciarmi nei guai. (more…)

Roberto Saviano a Zuccotti Park

22 novembre 2011

per ascoltare l'intervista cliccare sull'immagineIntervista a Roberto Saviano, per ascoltare clikkare sull’mmmagne

VIDEO dell’intervento.
VIDEO dell’intervista di Giovanna Botteri per RaiNews24.
FOTO.

Roberto Saviano a Zuccotti Park
testo completo

pubblicata da Roberto Saviano il giorno sabato 19 novembre 2011 alle ore 9.43

Grazie per l’invito, per me è un onore essere parte di questa protesta. Sono venuto qui volentieri per sentirmi meno solo. E per ricordarvi che la vostra protesta non è contro la legge ma è per difendere la legge, non è contro l’economia ma per difendere l’economia. Vi siete mai chiesti qual è l’economia che non conosce crisi? Quella criminale. Il Pil della criminalità organizzata globale ha toccato negli ultimi anni i 1.000 miliardi di dollari, cifra superiore ai bilanci di 150 paesi membri dell’Onu. Il 10% del Pil mondiale va in tasca alle mafie che guadagnano dalla crisi perché hanno a disposizione ingenti capitali da investire e riciclare in un momento in cui nessuno ne ha, sbaragliando così la concorrenza legale. Qui a Zuccotti Park voi state chiedendo nuove regole e quindi state agendo per arginare il potere delle mafie sull’economia legale e soprattutto perché non impongano i loro codici di comportamento. Nelle mafie esiste una meritocrazia al contrario: lo spietato vince sul corretto, il furbo sull’intelligente, il protetto sul talentuoso, l’apparente sul concreto, l’omertà sulla voce. E si giustificano dicendo che non sono disonesti loro, ma disonesto è il mondo. Chi non segue questa prassi è destinato a soccombere. Qui voi state dicendo: non è così, cari signori. Voi state ponendo le basi per un nuovo umanismo. In queste ore non si fa altro che parlare di crisi economica. Ma questa crisi non è un terremoto, non è un uragano, non è una calamità naturale imprevista e imprevedibile. Questa crisi è stata generata da decenni di gestione scellerata, dal non aver creduto nello sviluppo ma solo nella possibilità di arricchirsi, dall’aver considerato ogni regola una zavorra per la crescita e ogni redistribuzione di ricchezza una dispersione di risorse. Così facendo hanno creato sempre più precarietà e su questa precarietà è cresciuta la paura di perdere il lavoro, la paura di realizzare progetti, di non vedere un futuro. Quando accadrà che i cittadini che non sono qui con voi capiranno che tutto questo riguarda anche la loro vita, la loro pensione, la loro assistenza, la scuola dei loro figli? Se ne accorgeranno quando i cartelli russi, tramite società americane, compreranno mezza Manhattan? Le mafie non sono solo gangster e killer. Le mafie attraverso il narcotraffico, il racket, l’usura e la contraffazione producono un flusso di denaro che viene reinvestito nell’economia legale. Se il narcotraffico venisse debellato, l’economia degli Stati Uniti subirebbe perdite comprese tra il 19 e il 22 per cento, mentre quella messicana vedrebbe un crollo del 63 per cento. Non dimenticate mai di guardare oltre la ragione sociale delle imprese, di capire chi determina davvero le loro scelte. Le organizzazioni criminali hanno liquidità, che è ciò che oggi manca alle aziende. Le organizzazioni criminali oggi entrano nelle banche con più facilità perché le banche stanno abbassando le difese. Nel mio Paese quando ero piccolo e si parlava di “sogno americano”, si faceva riferimento a una condizione in cui il talento e l’impegno erano requisiti necessari per trovare il proprio posto nel mondo, senza l’aiuto della politica e senza protezioni. Ma negli ultimi anni molto è cambiato. Nella vostra protesta guardate all’Italia, perché l’Italia vi riguarda. Se crolla l’Italia crolla l’Europa, se crolla l’Europa gli USA non sono più sicuri. Il governo Berlusconi ha mentito per molto tempo alle istituzioni europee e ai suoi elettori. E ora il Paese è in una condizione di immobilità senza precedenti, in una crisi che sembra irrisolvibile. È un Paese in cui a forza di non premiare il merito, di non investire sul talento, sembra impossibile pensare di realizzarsi se non emigrando. A guardare l’Italia, ora, c’è il rischio di vedervi riflesso il vostro futuro. Ma chi in Italia resiste vi sta guardando e spero sappia scegliere come state facendo voi. Se potessi dire qualcosa al Governo americano, direi che non sta facendo abbastanza per difendere i suoi cittadini, direi ai Repubblicani e al Tea Party che stanno spingendo l’economia americana al disastro sostenendo che la scomparsa delle regole sia la soluzione. La crisi però ha una bellezza inaspettata. In passato la paura di sbagliare strada ci portava a fare scelte prudenti: studiare per diventare avvocato era più sicuro che studiare per suonare la tromba jazz. Ora che non esistono più strade più sicure, è tempo di scegliere quello che si sente di voler fare davvero, dando il massimo di sé, conquistandosi i diritti prima ancora di pretenderli. Non esiste un mondo migliore, ma esiste la possibilità di migliorare questo mondo. A una condizione: che lo si voglia veramente.
Dalla pagina facebook di Saviano.


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