
Biblioteca pubblica di Kansan City
Ne avevo già parlato QUI.
A me la notizia era sembrata, e sembra, molto brutta e limitante della libertà di informazione e sopratutto del diritto di ogni uomo libero di potersi informare con ogni mezzo. Diritto conquistato e ampliato enormemente in questi anni di rete, ma vedo con tristezza che la chiusura della rassegna stampa della Camera NON ha interessato quasi nessuno.
Noi paghiamo un alto costo per la politica, in tempo di crisi ce ne siamo accorti. Per me è’ giusto che lo paghiamo, la democrazia non è mai gratis e poi “a costo zero” non esiste nulla di buono (se non per un genovese tirchio come Grillo) e se esiste c’è sempre chi ci specula sopra e finiamo col pagare un costo ancora più alto.
Naturalmente le regole sull’uso del denaro pubblico dovrebbero essere chiare e fatte rispettare rigidamente e anche severamente, come in Germania e in Inghilterra, dove un politico viene processato per ogni indebita spesa (fosse anche solo un dvd o un libro).
Riaffermata con forza questa cosa lapalassiana, va poi anche riconosciuto che certe spese legittime noi (o almeno io) le paghiamo volentieri, ma a patto che poi anche noi (anzi soprattutto noi) possiamo avere accesso al lavoro da noi pagato. Se spendono soldi pubblici per delle strade a cui noi non possiamo accedere sarebbe giusto insorgere e buttare giù le barriere.
Bene soldi pubblici per il pubblico e per la politica pubblica! ma solo a patto che sia davvero PUBBLICA.
Uno di questi lavori pubblici (tra l’altro ottimo) è quello compiuto negli ultimi 15 anni dagli addetti alla rassegna stampa, on line, della Camera dei deputati. Lavoro che ha prodotto un ottimo archivio di facile consultazione, va detto che non è perfetto perché rispecchia spesso la politica della maggioranza parlamentare, ad esempio nella scorsa legislatura c’erano molti più articoli presi dal Manifesto, ora sono più quelli da Libero, Foglio e Giornale. Nell’altra legislatura c’era una rassegna anche culturale e molti erano gli articoli delle terze pagine, oggi sono quasi assenti, ma questo è un prezzo da pagare e, tutto sommato, voluto dai cittadini che hanno votato a sinistra nella scorsa legislatura e a destra in quella attuale.
Dalla prossima settimana questo servizio della Camera DA NOI PAGATO, per noi verrà chiuso. Sarà accessibile solo per gli addetti e probabilmente per i raccomandati da qualcuno.
Io non ci sto.
Noi normali cittadini continueremo a pagare il servizio, ma non ne potremo più usufruire.
NON è giusto e forse è ANCHE anticostituzionale.
Di questo dobbiamo ringraziare la presidenza della Camera e il suo ufficio che in sordina, a fine legislatura ha preso questa decisione. Stessa cosa succede al Senato, ma lì l’archivio non è mai stato facilmente consultabile e quindi non ne sentiremo la mancanza.
A chi non si preoccupa di questo fatto forse sfugge l’importanza della presenza in rete di archivi di quotidiani che ti permettono di confrontare notizie, di ricercare vecchi articoli, magari citati infingardamente ed erroneamente da qualche politico in fregola di campagna elettorale ecc.
Ad esempio a me Ingroia per ora proprio non piace molto (credo si sia capito), ma la mia vera antipatia è iniziata quando ho potuto confrontare quanto lui, in tv, faceva dire a Zagrebelsky (citando, in appoggio a quanto stava dicendo, un suo articolo dell’agosto) e quanto realmente aveva detto Zagrebelsky (l’articolo l’ho trovato con un click sulla rassegna stampa Camera).
Da allora il dubbio che Ingroia cialtroneggi e sia un pressapochista non me lo leva nessuno.
Il servizio (ripeto ottimo, soprattutto per via del ricco archivio) è uno strumento democratico che aiuta ogni cittadino a fare quella che gli inglesi chiamano fact checking, la verifica dei fatti. La democrazia si basa proprio sulla trasparenza e sulla possibiltà di verificare la veridicita di quello che dicono i politici (ma non solo quelli) da noi eletti.
Siamo stufi di infingardaggine e di cialtronerie a fini elettorali e di propaganda.
Siamo stufi di avere molti giornalisti che tutto fanno fuorché il nostro interesse e quello della verità di informazione quindi …
VOGLIAMO POTER CONTROLLARE OGGI, IERI E DOMANI.
VOGLIAMO CHE L’ARCHIVIO DELLA CAMERA RIMANGA APERTO ALLA NOSTRA CONSULTAZIONE.
ANZI VOGLIAMO CHE TUTTI GLI ARCHIVI pubblici on line VENGANO APERTI per poter ammirare chi aveva ragione e sputtanare chi ha, e aveva, torto.
Vogliamo che un luogo pubblico pagato con soldi pubblici rimanga aperto al pubblico.
Capisco che i giornali debbano vendere, questo sì, perché sono posti di lavoro che vanno rispettati, ma per questo basterebbe chiudere al pubblico gli articoli del giorno corrente e renderli pubblici solo il giorno dopo.
Un giornale, da che mondo è mondo, il giorno dopo, in cartaceo, serve solo per impacchettarci il pesce come diceva Pintor. Ma lo stesso giornale, messo in chiaro on line, diventa potente strumento di informazione e di controllo per sempre.
Oggi un articolo sulla Voce Repubblicana (trovato tramite rassegna stampa ;-), ve l’ho copiato e ve lo posto. E’ senza autore ma è probabile che sia di Stefano Passigli l’unico veramente sensibile, in Italia, a queste tematiche di grande importanza (georgia).
Camera dei deputati: Addio Rassegna Stampa
Addio rassegna stampa. Nelle prossime settimane ci sarà un cambiamento molto importante sul sito della Camera dei deputati e in quello del Senato della Repubblica. Le due rassegna stampa non saranno più consultabili dagli utenti esterni dei siti. La ragione è spiegata in un comunicato diffuso lo scorso 7 dicembre, quando, in un comunicato congiunto, l’amministrazione di Camera e Senato hanno detto che “dal prossimo anno le rassegne stampa di Camera e Senato saranno disponibili sul sito intranet per le esigenze informative dei parlamentari e di altre categorie di soggetti istituzionali a ciò autorizzate. Tale soluzione, da una parte, tiene presente le legittime richieste degli editori, e, dall’altra contempera queste ultime con il carattere di servizio di informazione a livello istituzionale svolto dal Senato e dalla Camera”.Chi ha preso una decisione del genere? E’ stato l’ufficio di Presidenza della Camera dei deputati e quello del Senato. Si tratta comunque di una scelta “particolare”, come minimo, per una serie di ragioni. Innanzitutto è stato un errore lasciar prendere questa decisione, su pressione della Fieg, a questo Ufficio di presidenza della Camera dei deputati pochi giorni prima della fine della legislatura. Per il Senato la decisione è meno grave visto che da questa rassegna stampa era impossibile fare ricerche di archivio su parole chiave. Non si comprende perché la decisione sia stata presa per difendere il diritto d’autore, quando gli articoli della rassegna stampa non sono pubblicati in formato htlm, quello che permette il copia incolla, ma in quello pdf. E nessuno si è curato di interpellare i dipendenti della Camera che ogni giorno realizzano la rassegna stampa. Resta da chiarire il mistero sul perché la Fieg abbia voluto, a tutti i costi chiudere la rassegna stampa della Camera. Con la chiusura dell’archivio e del sito della rassegna stampa si tolgie all’opinione pubblica un elemento importante di valutazione politica sull’attività degli esponenti dei partiti politici e di uomini dell’industria. Chiudere quel sito significa mettere la sordina all’archivio. Gli editori e l’ufficio di presidenza della Camera hanno pensato di voler tutelare questo aspetto rispetto al grande lavoro svolto dall’Ufficio della rassegna stampa della Camera dei deputati che, in 15 anni di lavoro, aveva lasciato in eredità all’opinione pubblica un patrimonio consistente.
La voce Repubblicana, 8 gennaio 2013, p. 2