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Black Bloc Genova 2001

21 aprile 2012

Immagine presa dal documentario Black Block di Carlo Bachschmidt

Potete vedere il documentario su Rai 3, non so per quanto tempo resterà on line.

Black Block
(anche se in realtà si scrive Black Bloc chissà se Bachschmidt ha usato volontariamente la versione errata)

In concomitanza con il film di Daniele Vicari, Diaz, Rai 3 ha trasmesso, il 15 aprile a ora tarda, 23,45, in prima visione, il documentario di Carlo A. BachschmidtBlack Block” prodotto e distribuito dalla Fandango.  Il documentario ricostruisce, attraverso interviste e video, i fatti del G8 di Genova nel luglio del 2001. “Attraverso Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino) il film intende restituire una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona le violenze del blitz alla scuola Diaz e le torture alla Caserma di Bolzaneto”.
Carlo A. Bachschmidt, responsabile della segreteria del Genoa Social Forum,è stato intervistato al festival del cinema di Venezia il 7 settembre 2011 (la potete ascoltare QUI). Il documentario lo potete vedere QUI.

Segnalo: Agoravox, paoloXL (che posta un video con una intervista), Manifesto.

BLACK BLOCK
Va a notte fonda ma è un successo il doc sulle violenze
Cristina Piccino

Ha fatto oltre il 6% di share, ed è un buon risultato considerando l’orario, le 23.45 di domenica, in cui Rai3 lo ha mandato in onda. E ci sarebbe, anzi c’è da arrabbiarsi di fronte al fatto che un film come Black Block, sia stato celato nel palinsesto di una rete pubblica, perciò al servizio del cittadino. Ma conoscendo le dinamiche Rai, questa messa in onda, è stata invece una conquista, frutto sicuramente di un grande lavoro da parte di chi ne ha acquistato i diritti tv, perché la programmazione della rete pubblica un film come quello di Carlo A. Bachschmidt è davvero un’anomalia, e sempre di più negli anni recenti.
Perché Black Block, all’ultima Mostra del cinema di Venezia, nel controcampo italiano, senza la protezione della finzione narrativa utilizzata da Diaz di Vicari – il quale ha spesso detto di avere lavorato sulle storie raccontate dai suoi protagonisti – mette a nudo la violenza di Genova, della Diaz, di Bolzaneto in modo ancora più implacabile. I racconti di Muli, la voce narrante, di Lena, e degli altri ragazzi, tutti non italiani, tutti massacrati dai poliziotti italiani nella scuola sede del Social Forum, tutti portati a Bolzaneto, rinchiusi in cella senza diritti, neppure un avvocato o una telefonata alle famiglie, umiliati, torturati, che per anni hanno dovuto curare questo trauma feroce, ci mettono davanti agli occhi ogni secondo di quella violenza delle istituzioni, ogni colpo, calcio, pugno, anche se non vediamo nulla. O forse proprio per questo, per questa assenza di immagini «ricostruite» e per la presenza forte di vissuto, siamo costretti a vedere.

Fa male ascoltare Lena, seduta su una vecchia sedia di scuola, descrivere con una precisione terribile ogni singolo colpo sul suo corpo. Le costole che si frantumano, il sangue in faccia, i calci sul viso, il tonfa che colpisce selvaggio. E poi giù, tirata per i capelli come un trofeo, trascinata sulle scale, rotta e sempre più devastata. Botte, botte, insulti. La paura di respirare, il dolore. Nessun governo li reclama indietro, nessuno lotta se non le famiglie per loro. Sono già stati bollati, dai media, e rispediti dopo giorni di orrore – «Certe cose pensavo che accadessero solo nei film sulle dittature in Argentina» dice a un certo punto Muli – a casa, bollati come indesiderati in Italia. Torneranno per il processo, dopo anni di incubi.
«Sono contento che il film sia andato in onda, nonostante l’orario, per le parti offese, e per il progetto G8 di Fandango. In questo modo si torna a parlare del G8, le persone possono ricordare e chi non ne sapeva nulla scopre cosa è accaduto» dice Carlo A. Bachschmidt. In questi giorni sta girando per l’Italia, anche con Diaz, il film di Vicari, e le persone che incontrano, i più giovani soprattutto vogliono sapere. «C’è molta richiesta di contestualizzare rispetto alle questioni attuali, vogliono capire cosa è cambiato rispetto a dieci anni fa. E questo al di là dei problemi di responsabilità politica, al fatto che il governo per dieci anni abbia continuato a tacere e a difendere i responsabili. Ai ragazzi interessa capire quel movimento che riusciva a tenere insieme tanti soggetti diversi, con un progetto che andava al di là del G8 e che la repressione ha distrutto. Oggi le lotte hanno un aspetto più legato al territorio, per me il riferimento adesso è il movimento No Tav». (manifesto)


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