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Hegel, Dottrina dell’essere, 1812.

29 aprile 2012

Anni fa quando ho aperto il blog, che allora era splinder (mi sembra fosse il febbraio del 2005), uno dei blog che seguivo quotidianamente con interesse era quello di Massimo Adinolfi (anche lui allora splinder), AzioneParallela, e lo seguivo NON perché pensasse come me (che è uno dei motivi che ti porta giornalmente in un blog), ma perché era veramente interessante, intelligente e parlava di filosofia. Poi, a causa della superficialità intrinseca del mezzo che ha sempre la meglio nel mondo virtuale, l’ho perso di vista, oggi ho trovato un suo articolo su L’unità, un articolo su Hegel, per il bicentenario del primo volume della Scienza della logica, con piacere l’ho letto e con altrettanto piacere lo posto (georgia)

Hegel: la logica del mondo globale

200 anni dall’uscita della «Summa speculativa» del filosofo. Opera in apparenza «astratta», in realtà nella mente dell’autore una chiave universale per pensare l’unità concreta del sistema economico mondiale di allora
di Massimo Adinolfi

Chi se la sente di celebrare Hegel? Chi se la sente di celebrare la Scienza della Logica, il cui primo volume, la «Dottrina dell’essere», compie oggi duecento anni? Primo e in certo modo ultimo, dal momento che Hegel ne cominciò la revisione poco prima di morire, così che rimane di fatto il suo testamento filosofico. Ma chi affiderebbe oggi il proprio lascito spirituale a un’opera che pretende, nientemeno, di esporre il regno della verità, ovvero: «Dio com’egli è nella sua eterna essenza prima della creazione della natura e di uno spirito finito». Diciamolo francamente: nessuno. Da un bel po’ di anni i filosofi, e non solo loro, si sono così abituati all’idea che di verità supreme non c’è modo di stabilirne che accettano di buon grado di lasciare ad altri saperi, per esempio alla scienza, le indagini intorno ai fondamenti ultimi della vita o dell’universo, e si accontentano o di un conciliante relativismo, oppure di affermare piccole verità intorno a oggetti di formato quotidiano montagne, ciabatte o cacciaviti tutto il resto essendo abbandonato al mutevole gioco delle individualissime opinioni. Hegel, invece, no. Eppure in quel lontano 1812 accadevano nel mondo fatti di tale portata, che non era mica così facile orientarsi nel pensiero: figuriamoci fare dell’idea assoluta l’unico contenuto della filosofia! Napoleone, per esempio, aveva sistemato il fratello Giuseppe sul trono di Spagna, e aveva avviato i preparativi per l’invasione della Russia. Le cose gli andarono male su entrambi i fronti: in Russia l’armata francese fu disfatta, da Madrid Giuseppe fu cacciato. «L’anima del mondo a cavallo» così Hegel aveva definito l’imperatore apparso nel 1806 per le vie della sua città, Jena cominciava a claudicare un po’, e però il filosofo ne continuava a vedere, a ragione, il significato storico-universale. (more…)


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