
Joan Fontcuberta, Googlegramma The Wall, 2006.
L’immagine è stata ricostruita mediante un programma freeware di fotomosaico collegato on-line al motore di ricerca Google. Il risultato finale si compone di 10.000 immaginidisponibili in Internet, trovate applicando come criterio di ricerca i nomi di tutti i campi di concentramento nazionalsocialisti.
Tutti voi conoscerete il movimento pittorico ottocentesco denominato puntinismo (e QUI), e tutti voi conoscete pittori come Signac e Seurat, Ma pochi di voi sapranno che oggi tale “movimento”, è rinato sotto forma informatica e si chiama googlegrammi, “ad ogni ‘puntino’ non corrisponde un tono cromatico, ma una micro foto“.
Nella mostra apertasi a Reggio Emilio sulla fotografia europea c’è un artista che ha attirato la mia curiosità, lo spagnolo Joan Fontcuberta, semiologo e linguista oltre che fotografo. Inizialmente avevo scansato con fastidio le sue foto, quelle che il Manifesto definisce provocazioni neotecnologiche: foto famose, già viste e riviste, vengono apparentement riproposte come la sola trasformazione formale puntillistica. Ma approfondendo ci accorgiamo che l’operazione dell’artista è di grande interesse, anche politico. I suoi googlegrammi, sono una cosa affascinante. Ogni puntino delle sue foto sono altre foto, altre scritte. Ogni punto minuscolo è una ulteriore informazione. La foto dell’Ultima cena di Leonardo veicola ricette famose degli chef europei e, soprattutto, la foto di Abu Ghraib riporta i nomi di tutti i respnsabili dei crimini della guerra in Iraq, “persone e cariche citati nel Final Report of the Independent Panel da Review DoD Detention Operation del cosiddetto Schlesinger Panel, nell’agosto del 2004“. La foto del muro della Palestina, i nomi di tutti i campi di concentramento nazionalsocialisti
Articoli anche su Corriere, Sole24ore, Exibart, informatissimafotografia, un accenno sul Manifesto.
Le immagini della mostra le trovate QUI (e qui la fotogallery), su Repubblica, sul Corriere (e QUI) e sul Sole240re. (georgia)
Omaggi, installazioni, workshop Reggio fulcro della foto europea
A Reggio Emilia apre la quarta edizione della rassegna, tra grandi mostre, incontri, installazioni e workshop. Tanti gli omaggi, dal ceco Sudek al filososo francese Baudrillard. E spicca la provocazione dei “Googlegrammi” di Fontcuberta
di Laura Larcan
REGGIO EMILIA – L’Ultima cena di Leonardo da Vinci riprodotta in una fotografia. Una apparente banalità da consumismo di massa se non fosse per quella strana e inquietante natura “puntinista” che ad un’osservazione più attenta e ravvicinata comincia a far emergere nell’immagine. Solo che ad ogni “puntino” non corrisponde un tono cromatico, ma una micro foto di piatti gourmet firmati dagli chef più illustri d’Europa. E il divertissement digitale può affrontare anche argomenti più tetri e sporchi, come nel caso della tristemente celebre scena di tortura nella prigione di Abu Ghraib, dove la soldatessa americana tiene al guinzaglio un prigioniero nudo. L’effetto mosaico stavolta si basa sulla riproduzione digitalizzata dei nomi dei soldati coinvolti nei fatti. E osando nella provocazione, ecco comparire il muro antipalestinese d’Israele, i cui mattoncini si rivelano essere panoramiche di campi di concentramento nazisti.
Le immagini
Sono solo alcuni dei “Googlegrammi” dello spagnolo Joan Fontcuberta, semiologo e linguista oltre che fotografo dall’indole di artista concettuale che realizza fotografie con un sistema di decostruttivismo sofisticato che ha dell’incredibile: collegandosi al motore di ricerca Google, orchestra foto in formato puzzle composte da migliaia di tessere che riproducono miniaturizzate immagini acchiappate su internet selezionando una parola-chiave scelta di volta in volta, a seconda del tema affrontato dall’artista. E come avverte il critico José Jiménez “Ogni immagine non è una, ma una somma di parti, una costruzione, una struttura integrata da una nutrita serie di immagini diverse che il programma informatico integra in una norma di ricerca”.
Sul filo sottile di un’aspirazione polemica a far traballare il potere incondizionato di un’immagine fotografica, che non sempre sfodera la pura verità, ma può celarne molte altre, le opere del portentoso Joan Fontcuberta, nato a Barcellona nel 1955, diventano l’evento clou della quarta edizione di “Fotografia Europea” in scena dal 30 aprile al 7 giugno nei luoghi cardine della città, tra Chiostri di San Domenico, Galleria Parmeggiani, Palazzo Casotti, Spazio Gerra, Sinagoga e Teatro Ariosto e con un tema mistico come l’”Eternità. Il tempo dell’immagine”, sotto la cura di Elio Grazioli. Nella maratona di eventi, tra lectio magistralis, workshop, letture, proiezioni, installazioni video, incontri, spettacoli e concerti, come le serate “La Nuit de l’Europe”, che propongono un itinerario poetico ritmato da proiezioni su schermi en plein air e interventi musicali, alla scoperta della nuova scena fotografica dei paesi dell’Unione europea, spiccano le grandi mostre.
Impedibile la retrospettiva dedicata al ceco Josef Sudek, celebre per le sue “vedute di Praga”, uno dei grandi maestri del Novecento, ricercatore dell’immagine lirica e cristallina che tra reportage e sperimentazioni visionarie ha saputo raccontare la realtà indagandone l’essenza. Accanto a Joan Fontcuberta, sfilano anche le personali del milanese Franco Vimercati, scomparso nel 2001 a 61 anni, che può essere considerato il Giorgio Morandi della fotografia, per quell’attenzione minuziosa a rappresentare rigorosamente pochi oggetti di un vivere quotidiano come bottiglie di acqua minerale, parquet, un ferro da stiro, un barattolo, un bicchiere, una bottiglia, una zuppiera, creature semplici e silenziose che diventano l’interlocutore per una riflessione profonda sulla percezione fotografica. E il tedesco Balthasar Burkhard, classe ’44, divenuto famoso anche per i suoi omaggi alla pittura, come Normandie (1995) e L’Origine du Monde (1998), ispirato al celebre quadro di Courbet portati alla Biennale di Venezia del ’99 diretta da Harald Szeemann, ma che qui a Reggio Emilia racconta il suo estro per i dettagli, con un vezzo per la fotografia che taglia che isola e spezza, decontestualizza e immortala frammenti di corpi o natura come gambe, ali, parti di volti.
Idealmente presente anche il filosofo francese Jean Baudrillard, critico della società dei consumi e teorico del pensiero postmoderno scomparso nel 2007, con la rassegna di oltre cinquanta scatti che illustrano la sua nozione clou di apparizione/sparizione. Tre le produzioni originali del festival, tra la greca Maria Papadimitriou, la milanese Elena Arzuffi, gli svizzeri Goran Gali%u0107 e Gian-Reto Gredig. Mentre i progetti speciali sfoderano “Fino all’inizio del mondo”, installazione dedicata a Luigi Ghirri, che ripropone l’ultima immagine scattata dall’artista prima della prematura scomparsa nel 1992, “Clear Light”, tributo collettivo alla figura del Dalai Lama, “Kommunalka”, il progetto sugli appartamenti comunitari di San Pietroburgo che è valso alla fotoreporter Françoise Huguier il Gran Prix de la ville de Arles 2008, le natura di Erminia De Luca, Marco Signorini e Luigi Menozzi, le scene minimaliste di Riccardo Varini, gli ex voto di Antonio Biasiucci, i lavori in grande formato di Giuseppe Pietroniro e i Graffiti Futuri di Ivano Bolondi.
Notizie utili – “Fotografia Europea. Reggio Emilia 2009″, dal 30 aprile al 7 giugno, varie sedi.
Tutte le informazioni e il programma degli incontri su www.fotografiaeuropea.it.
Repubblica, 30 aprile 2009
BREVE
MOSTRE
Da Baudrillard a Fontcuberta, scatti sull’eternità a Reggio
Non il tempo che passa, e che trasforma continuamente la nostra prospettiva, ma l’immobile presente dell’eternità (o per lo meno quello che noi ne possiamo cogliere) è il tema della quarta edizione di «Fotografia Europea», in programma dal 30 aprile al 7 giugno a Reggio Emilia. Curata da Elio Grazioli con la collaborazione di vari critici italiani e stranieri (da Gabi Scardi a Madeleine Millot-Durrenberger, da Paola Borgonzoni Ghirri a Antonello Frongia), la rassegna propone fra l’altro una mostra di oltre cinquanta scatti del filosofo Jean Baudrillard; un omaggio al ceco Josef Sudek, uno dei maestri della fotografia europea del XX secolo; le provocazioni neotecnologiche di Joan Fontcuberta, semiologo e linguista oltre che fotografo, con i suoi lavori volti a indagare l’immagine frammentaria; e Clear Light, tributo collettivo al Dalai Lama per ricordare i cinquant’anni di esilio dal Tibet.
Il Manifesto, 26 aprile 2009, p. 13.