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La tregua

22 novembre 2012

Dopo 164 vittime palestinesi, tra le quali tanti bambini, si chiude l’offensiva israeliana. Morti, feriti e distruzioni. Gaza paga un conto altissimo. Cinque i morti in Israele (NenaNews)

Israele e Hamas hanno trovato l’intesa su pochi ma essenziali punti. Israele si impegna a cessare gli attacchi contro Gaza inclusa l’invasione e gli assassinii mirati. A loro volta, tutte le fazioni si impegnano a cessare tutte le ostilità, in particolare il lancio di razzi contro Israele e gli attacchi dalle frontiere. Se la tregua reggerà, 24 ore dopo l’entrata in vigore dell’accordo saranno aperti i valichi di frontiera tra Gaza e Israele alle persone e alle merci. Garante della tregua è l’Egitto, a conferma dell’importantissimo ruolo svolto nella trattativa e delle “responsabilità e leadership” in chiave regionale riconosciute al governo di Morsi da Clinton e dallo stesso Obama (repubblica)

coriandoli mediorientali

29 febbraio 2012

- Ika Dano, Siria: passa con l’87% di sì il referendum costituzionale. Affluenza buona ai seggi per votare la nuova costituzione: pluralismo partitico, elezioni presidenziali e limite di due turni di 7 anni per il presidente. Alcuni sembrano sperarci. Per gli “Amici della Siria” è una burla, Manifesto, 29 febbraio 2012, leggibile su Nena News.

- Michele Giorgio, Hamas: addio alla SiriaIl movimento islamico si  trasferisce in Qatar, Manifesto, 29 febbraio 2012,p. 8.

- Michele Giorgio, Il treno israeliano ( in Cisgiordania) ok, I pannelli solari palestinesi no, Manifesto, 29 febbraio 2o12,p.

- Siria: Giallo sui giornali stranieri
Il britannico Conroy è giunto in Libano mentre la francese Bouvier sarebbe ancora in Siria, contrariamente a quanto aveva annunciato ieri Sarkozy. Onu prepara nuova risoluzione contro Siria

È ancora misteriosa la vicenda di due giornalisti occidentali rimasti feriti mercoledì scorso nella città siriana di Homs, sottoposta anche ieri a pesanti bombardamenti governativi. E’ confermato che il fotografo britannico Paul Conroy, ferito alle gambe, è arrivato a Beirut, in Libano, dopo che forze dell’opposizione lo avrebbero fatto passare illegalmente in Libano. Ma è incerta la sorte della reporter francese Edith Bouvier, con ferite più gravi. Una dichiarazione del presidente francese Sarkozy che annunciava la sua uscita dalla Siria ha dovuto essere smentita, per cui ieri sera sembrava che la giornalista di Le Figaro fosse ancora bloccata a Homs. Sarkozy si era rallegrato per l’arrivo in Libano della giornalista al termine di «trattative non facili», però poi si è auto-smentito ammettendo che non vi era ancora conferma del successo dell’operazione. Edith Bouvier, di 31 anni, e Paul Conroy, di 47, padre di tre figli, sono rimasti feriti in un bombardamento in cui mercoledì scorso sono stati uccisi l’inviata americana del Sunday Times Marie Colvin e il fotografo francese Remi Ochlik. Secondo i Comitati locali di coordinamento dell’opposizione, ieri non meno di 60 persone sono state uccise nella repressione di tutta la Siria, di cui 24 nella sola Homs e 27 nei sobborghi di Hama. Cifre peraltro come sempre inverificabili da fonti indipendenti. A Homs, precisa la fonte dell’opposizione, «forti esplosioni» si sono udite nel quartiere di Karm al Zeitoun e proiettili di mortaio sono piovuti su quello di al Zahra. A Tafes, nella provincia di Daraa, i Comitati hanno segnalato un attacco di disertori dell’«Esercito libero siriano» (Els) contro un convoglio di truppe governative che avrebbe provocato «varie perdite». La situazione umanitaria in Siria è «spaventosa», ha affermato da parte sua a Ginevra l’Alto commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay, chiedendo «un immediato cessate il fuoco umanitario». L’ambasciatore siriano al Consiglio Onu sui diritti umani che si svolgeva nella città svizzera, Faysal Khabbaz Hamoui, è uscito dalla sala affermando che «il vero obiettivo di questa sessione è quello di alimentare il terrorismo e di prolungare la crisi». Lynn Pascoe, segretario generale aggiunto dell’Onu per gli affari politici, ha detto da New York che il numero dei morti negli 11 mesi di repressione è «ben oltre i 7.500», anche se ha ammesso che un bilancio preciso non è possibile. Al Palazzo di vetro newyorkese sta circolando una nuova risoluzione da sottoporre al voto del Consiglio di sicurezza. L’obiettivo, secondo il per nulla attendibile ministro degli esteri francese Alain Juppé, è un cessate il fuoco «umanitario» con «accesso all’aiuto umanitario nelle aree più minacciate». Juppé ha auspicato che questa volta Russia e Cina, che hanno già posto il veto a una precedente risoluzioni del Consiglio di sicurezza che condannava il regime di Damasco e lasciava aperta la strada a un «intervento umanitario» dall’esterno (leggi «regime change») non si oppongano. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha detto che vi sono «argomenti» per ipotizzare un’incriminazione del presidente Assad per crimini di guerra davanti alla Corte penale internazionale, ma ha aggiunto che ciò «può complicare la soluzione di una situazione complessa».
Nena News
Questo articolo è stato pubblicato il 29 febbraio 2012,p. 8 dal quotidiano Il Manifesto.

La svolta di Hamas e di Meshaal

30 gennaio 2012

Il cambio che tenta Hamas
Scontro di linee all’interno del movimento islamico. La «primavera araba» obbliga a ripensamenti. Il leader Meshaal e il premier Haniyeh contro l’ala «militare»
Michele Giorgio

Il leader di Hamas Khaled Meshaal oggi è in Giordania per uno «storico» colloquio con re Abdallah. E’ il traguardo «diplomatico» più prestigioso raggiunto da Meshaal che, in questi ultimi mesi, ha guidato il movimento islamico palestinese al conseguimento di risultati senza precedenti nel mondo araboislamico. Il colloquio ad Amman ha il sapore di una rivincita per Meshaal che fu espulso dalla Giordania nel 1999, assieme ad altri quattro leader di Hamas (decisive le pressioni di Israele). (more…)


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