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Non dimentichiamo la Siria

28 aprile 2014

Internazionale, 24 aprile 2014, p.13, cliccare per ingrandire

coriandoli.info (iran, porcellum, chomsky, israele, sel, lingua universale, infelicità digitale ecc.

13 gennaio 2014

Vi segnalo un po di articoli:

immagine da pagina99

- La svolta dell’Iran
Oggi un bell’articolo di Marina Forti sul sito di Pagina99,
Marina Forti, La svolta dell’Iran. In pochi mesi il presidente Rohanì ha cambiato l’atmosfera interna all’Iran, oltre alla sua immagine internazionale. Una visita a Tehran lo dimostra: dagli intellettuali agli economisti ai dissidenti, molti parlano di una “ultima chance” per uscire dall’isolamento internazionale, risollevare l’economia, ridare ossigeno a una società che soffoca.

- Motivazioni incostituzionalità del Porcellum
Sembra che già oggi i quindici giudici della Corte Costituzionale dopo la fine dell’odierna riunione possano leggere le motivazioni con cui, a dicembre, hanno bocciato, come incostituzionale, la legge elettorale detta Porcellum (cfr. Messaggero).

- Organizzazione tecnologica della sfiducia
Molto interessante l’articolo di oggi di Ilvo Diamanti, io lo sottoscrivo in pieno (solo non capisco come mai lo dicano con così gran ritardo a danno compiuto), io sono anni che dico, che la rete se non viene affrontata con grande pacatezza e intelligenza (cosa quasi impossibile sul lungo periodo perché la rete col tempo diminuisce il tasso di “vecchia” intelligenza e forse ne impedisce il ricambio) induce infelicità, rende banali, meno intelligenti (cioè in grado di intelligere), più soli, incarognisce e soprattutto porta a destra. Per destra intendo l’apposita fabbrica di paura, di diffidenza cronica (nelle istituzioni e nella politica) in parte indotta,  e di ansia continua finalizzata ad indurre ad accettare, in politica, una svolta reazionaria, un tempo la si chiamava strategia della tensione. In rete la tensione è continua, si autoalimenta, perennemente  in progress e …  sempre on line.
Ilvo Diamanti, La sfiducia digitale che ci rende infelici. È un atteggiamento trasversale che pervade in particolare i giovani- adulti fra i 25 e i 34 anni e che coinvolge le persone che partecipano, il “popolo della rete. Repubblica, 13 gennaio 2014, p. 1, 22.

- Congresso SEL
L’11 gennaio c’è stato il congresso regionale (Emilia e Romagna) di SEL (Sinistra Ecologia Libertà), in attesa del secondo congresso nazionale che si svolgera al Palazzo dei congressi di Riccione il 24-26 gennaio. Nel sito trovate il documento La strada è giusta e altri documenti congressuli, regolamento e varie informazioni.

Hannah Arendt

Israele e l’utopia di Arendt, Buber, Landauer
Isabella Adinolfi
La road map di Donatella Di Cesare lungo l’utopia indicata da Buber, Arendt, Landauer, Alias-D, 12 gennaio 2014, p. 6. E’ Una recensione al libro di Donatella De Cesare, Israele. Terra, ritorno, anarchia, Boringhieri, 2014.
Alla stessa pagina c’è un articolo di Massimiliano De Villa, Due incociliabili anime del sionismo che  parla del dramma in due atti di AbrahamYehoshua, Camminano forse due uomini insieme?, Einaudi 2013.


1914, la grande guerra

Luciano Canfora, Il conflitto del 1914 non partì daSeraievo ma da Tripoli: il libro Mondadori di Cardini e Valzania ribalta le certezze. Grande Guerra, la scintilla fu italiana Il «Bel suol d’amore» finì in massacroFu l’occupazione della Libia a scatenare i nazionalismi nei Balcani. Corriere della sera 10 gennaio p. 40. (QUI in pdf).
Franco Cardini, Sergio Valzania, La scintilla. Da Tripoli a Sarajevo: come l’Italia provocò la prima guerra mondiale, Mondadori 2014.

Lingua
- Noan Chomsky, La mappa della lingua è universale e infinita. Viaggio nella cartografia delle strutture verbali, Corriere della Sera, 8 gennaio 2014, pp. 32-33. QUI in pdf.

Le origini della Politica
Giulio Azzolini (intervista Giorgio Buccellati), Il codice di Babilonia. Sono in mesopotamia le vere origini della nostra politica. Parla l’archeologo Giorgio Buccellati, docente a Los Angeles, che per anni ha scavato nella regione.  “Lo sviluppo del linguaggio urbano e il politeismo hanno portato il progresso scientifico”, Repubblica, 10 gennaio 2014, p. 39 (QUI in pdf).

Matteo Renzi e Michael Ledeen? Not in my name.

30 novembre 2012
sStaino, 30 novembre 2012

Staino, 30 novembre 2012

Leggo in questo articolo di oggi su l’Unità (che vi copioincollo) che sembra che uno dei finanziatori di Matteo Renzi sia Michael Ledeen e faccio un salto sulla seggiola. Tutti voi lo ri-conoscerete come uno dei  guerrafondai delle guerre del petrolio Afghanistan, Iraq. Se l’europa è precipitata nella crisi che stiamo vivendo è colpa di quelle guerre.
Matteo Renzi fa in questi giorni cose che proprio non capisco. All’interno delle primarie del suo partito che si stanno svolgendo in maniera molto democratica e che, anche nella competizione dura,  sono bellissime, ha deciso di comprarsi (tramite la sua fondazione big bang) addirittura tre intere pagine (Corriere, Stampa, Nazione-Giorno-Resto del carlino) al fine di creare confusione (addirittura scatenare l’inferno come si raccomandano i suoi supporter in una mail che sembra stia circolando) e disinformare.
Altro che l’Obama di Palazzo Vecchio, ormai sembra più il Bush de noartri. Ora capisco anche perché è così contro Vendola e pure contro Casini, il suo vero sponsor è Berlusconi, l’unico neocon rimasto in Europa. Del resto Berlusconi non ha mai fatto mistero, da dopo quel viaggio del sindaco di Firenze ad Arcore, da che parte stia.
FORZA BERSANI, FORZA VENDOLA METTETECELA TUTTA.
RENZI E SUOI AMICI FACCIANO QUELLO CHE VOGLIONO, MA NON IN NOME DI CHI HA  FATTO LA FILA REGOLARE E DEMOCRATICA ALLE SPLENDIDE PRIMARIE DEL PD, REGISTRANDOSI REGOLARMENTE E VOTANDO IN BASE ALLE REGOLE DEMOCRATICHE UGUALI PER TUTTI E NON IN BASE A REGOLE PREPOTENTI PRETESE DA CHI, IN PERIODO DI CRISI, HA DA BUTTARE VIA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO PER DIFFONDERE BALLE IN PAGINATE DI GIORNALI COMPIACENTI.
Sono disgustata! si vede abbastanza? (georgia)

Due articoli da Spogli

Regole, lo strappo di Renzi. Una pubblicità riapre lo scontro. Gli altri quattro candidati: violato il codice etico. Big Bang, inserzione da 100mila euro. Nel 2012 Big Bang ha incassato 160mila euro in donazioni, compresa la cena con Serra. La Fondazione è presieduta da Alberto Bianchi che è anche tesoriere del comitato per Renzi per il quale ha stanziato 20 mila euro.
Bufera sulle primarie
di Andrea Carugati

Sarà pur vero che la fondazione Big Bang, che a Renzi è assai vicina, con le sue pagine a pagamento ieri e oggi su alcuni grandi giornali (come Corriere, Stampa e Qn) non ha fatto alcun appello elettorale a favore di Renzi. Ma si è limitata, come dai suoi scopi di statuto, a promuovere la partecipazione al voto in particolare «diffondendo modalità partecipative che utilizzino appieno la rete».
E tuttavia questa mossa a tre giorni dal ballottaggio qualche interrogativo lo fa nascere. Anche perché la struttura della fondazione, nata all’inizio del 2012 e con sede a Pistoia («Ben prima della candidatura di Matteo alle primarie», spiegano in coro i protagonisti), coincide in modo quasi millimetrico con quella del Comitato elettorale vero e proprio. A partire dal suo presidente, l’avvocato fiorentino Alberto Bianchi, che è anche il tesoriere del comitato. Per proseguire con Marco Carrai, amico e coetaneo del sindaco, imprenditore di Greve in Chianti, definito il «Gianni Letta di Renzi» per la fittissima rete nazionale e internazionale di rapporti politici ed economici che ha messo in relazione col sindaco, da Farinetti di Eataly a Baricco, dalla Compagnia delle Opere all’Opus Dei, da Blair a Michael Ledeen, animatore del think tank repubblicano American Enterprise Institute. Di recente Carrai è entrato nel board della Fondazione dell’Ente Cassa di risparmio di Firenze, azionista di Intesa San Paolo.
Carrai, che è anche ad di Firenze parcheggi (una partecipata del Comune) è segretario generale della Fondazione e anche presidente del Comitato elettorale del sindaco rottamatore. Inoltre, nel board della fondazione siedono altri due strettisimi consiglieri di Renzi, il responsabile del programma Giuliano Da Empoli e Ernesto Carbone, già esponente di spicco della dalemiana Red e ora tra i più appassionati rottamatori. Non deve stupire, quindi, che la Fondazione contribuisca alla campagna del sindaco, e in alcuni casi abbia svolto un ruolo di fund raiser, come nel caso della cena col mondo della finanza organizzata a Milano dal finanziere Davide Serra, quello finito al centro delle cronache per il fondo Algebris con sede alle isole Cayman. E tuttavia le proporzioni degli investimenti effettuati finora dalla fondazione qualche interrogativo lo suscitano. Spiega il presidente Bianchi a l’Unità che la campagna di stampa per favorire la partecipazione al ballottaggio è costata «circa 100mila euro». «Ma si tratta di un appello al voto in generale e non a favore di un candidato», sottolinea l’avvocato. E dunque tale investimento «non può certo essere inserito nel tetto complessivo di 200mila euro per ogni candidato alle primarie» previsto dal codice di comportamento (che vieta anche le pubblicità a pagamento). Lo stesso Bianchi ammette che quelle pagine a pagamento «vanno incontro all’auspicio di Renzi» e non di Bersani, cioè che al secondo turno votino persone che al primo erano rimaste a casa. «Ma se Renzi è l’unico ad auspicare che aumenti la partecipazione e cioè che la gente vada alle urne», aggiunge, «è un fatto molto grave, che ricorda la Romania di Ceasescu».
Le proporzioni, si diceva. Perchè a fronte di questo investimento di 100mila euro, la Fondazione ad oggi «ha investito meno di 20mila euro dei 51mila che abbiamo finora rendicontato sul sito del comitato come spese della campagna», dice Bianchi. «E alla fine avrà comunque sostenuto una spesa inferiore a quella del comitato, calcolando un totale inferiore ai 200mila euro». Ad oggi, cioè, la Fondazione Big bang guidata dai più stretti collaboratori di Renzi ha investito sulle pagine a pagamento di ieri cinque volte quello che ha speso per Renzi. Pur avendo nel corso dell’anno incassato «circa 160mila euro di donazioni, compresa la cena milanese con Serra». Non è una contraddizione, soprattutto per lei che è anche tesoriere del comitato Renzi? «Non posso mica spendere botte di 100mila euro per la campagna di Matteo, altrimenti supererei subito il tetto dei 200mila», dice Bianchi. «Mentre per favorire la partecipazione possiamo spendere quello che vogliamo, rendendo conto solo al nostro cda». E il giro in camper? «Quello sarà finanziato al 99% dal comitato». E tutte le sale che avete affittato in giro per l’Italia? «Si è trattato di eventi in gran parte auto-finanziati in loco». E non devono rientrare nel tetto? «Se anche gli altri candidati sono disposti a sommare queste spese locali a quelle centrali allora lo faccio anch’io. Ma io degli altri ancora non ho visto una fattura in rete…». Vuol dire che avete sforato? «Mica potevamo impedire a dei cittadini di organizzare una serata per Matteo…»..
Sta di fatto che, parola della renziana Simona Bonafè, solo la kermesse della Leopolda è costata poco meno di 100mila euro. Ed è solo un tassello della lunghissima campagna del sindaco. E tuttavia i renziani rivendicano la legittimità del loro operato: «La Fondazine è cosa ben diversa dal comitato», spiega uno dei membri del cda con la garanzia dell’anonimato. «E per la pagina sui giornali non abbiamo usato neppure la grafica che usiamo sempre per Matteo». «E comunque a gennaio i nostri bilanci saranno depositati in prefettura». «Noi lo supportiamo, anche economicamente, ma siamo cosa diversa dal comitato», gli fa eco Bianchi. Il sindaco, però, sul suo sito, non fa grande differenza tra le due entità. Si legge, infatti: «Renzi non accetta, né direttamente né tramite il Comitato o la Fondazione Big Bang, contributi anonimi alla sua campagna…».
l’Unità 30 novembre 2012

Esposto contro Renzi «Così inquina il voto»
Il comitato del sindaco: «Tutti ai seggi, scateniamo l’inferno». Berlinguer: «Noi vogliamo il paradiso»
Le inserzioni a pagamento dei renziani fanno scattare l’iniziativa degli altri candidati e la dura presa di posizione del presidente dei Garanti
Bersani: fatto spiacevole, le regole si rispettano
di Maria Zegarelli

ROMA Un’intera pagina a pagamento su Corriere, La Stampa e la Nazione fatta pubblicare dal sito http://www.votodomenica.it, riconducibile alla Fondazione Big Bang di Matteo Renzi, per invitare tutti ad andare a votare al ballottaggio di domenica spiegando che «è sufficiente iscriversi entro venerdì 30 novembre ore 20». Sul sito segue modulo da compilare per la richiesta. Nessun riferimento al fatto che possono votare gli elettori già registrati e tutti quelli che per motivi «indipendenti dalla propria volontà» non hanno potuto farlo nei 21 giorni stabiliti dal regolamento.
Costo dell’operazione pubblicitaria: 100mila euro. Immediata la reazione di tutti gli altri candidati alle primarie, vincenti e perdenti: Bersani, Tabacci, Vendola e Puppato presentano immediatamente un esposto al Comitato dei Garanti (che si riunirà oggi alle 13 per valutarlo) per «una palese violazione del codice di comportamento dei candidati alle primarie del centrosinistra e dei principi regolamentari» che i competitor hanno dovuto sottoscrivere quando si sono presentati. Tutti lamentano che la pubblicità non è stata deliberata dal Comitato, che è ingannevole e che è in corso un tentativo di modificare la platea degli elettori.
Da uno dei comitati del sindaco rottamatore partono anche sms barricaderi: «Scateniamo l’inferno». L’inferno agli uffici elettorali per permettere a tutti di votare, naturalmente. Altro che low profil e fioretto davanti alla telecamere. È guerra aperta. Tanto che il presidente dei Garanti, Luigi Berlinguer, parla di rischio di «disinformazione e inquinamento» del secondo turno del voto. «C’è un’informazione non giusta, che inganna gli elettori e gli fa pensare che basti iscriversi per votare», spiega in una conferenza stampa .Questo turba la regolarità serena della consultazione, non vogliamo elezioni che corrano rischi di inquinamento e disinformazione». Racconta anche di quel messaggio «intercettato casualmente da “Trevi Adesso” che invitava a portare tanta gente a votare e a “scatenare l’inferno”. Ci fa piacere che tanta gente vada a votare come è stato già per il primo turno, ma noi non vogliamo l’inferno, ma il paradiso e uno svolgimento ordinato delle votazioni come è avvenuto domenica scorsa». Arturo Parisi, convinto sostenitore di Renzi, commenta a caldo: «Pur non essendo l’inserzione a favore di alcun candidato e quindi difendibile sul piano formale, se promossa da Renzi, introdurrebbe un’ombra in una campagna condotta finora in modo limpido e trasparente».
Il sindaco dice di non capire: «Sono senza parole, stiamo facendo una battaglia bella e leale e non capisco perché dobbiamo essere attaccati dagli altri candidati. Non meritiamo questo, stiamo chiedendo alle persone di andare a votare. Non si è mai visto un partito che dice di no. Nessuno di noi ha cambiato le regole in corso, il coordinamento delle primarie ha detto che si può mandare la mail entro domani alle 20 e lo stiamo facendo». Accusa gli altri candidati di «avvelenare il clima», «la cosa più allucinante che si possa fare». Uno degli spin doctor di Renzi, Giovanni Da Empoli, va giù duro: «Ci eravamo addormentati ieri sera negli Stati Uniti con il bel dibattito in tv tra i candidati poi ci siamo risvegliati in Bulgaria».
Pier Luigi Bersani dagli studi di Bruno Vespa non nasconde il fastidio: «Certamente è una cosa non gradevole». Parla anche della richiesta pressante che da Renzi a Reggi a Paganelli (con toni più o meno ultimativi) tende ad aprire porte e finestre urbi et orbi: «Anche adesso c’è tanta gente che vorrebbe venire a votarmi. Io dico ok, ma dentro le regole. Le regole le abbiamo mutuate da quelle dei sindaci. Abbiamo applicato questa norma ma l’abbiamo anche condivisa, l’abbiamo decisa insieme, non io e Renzi, ma tutti quelli che hanno partecipato alle primarie».
Paganelli in una conferenza stampa annuncia che l’azione di mail bombing (inviare in massa il modulo per la registrazione) sta andando alla grande: «Alle 12 di oggi (ieri per chi legge, ndr) all’ufficio provinciale di Milano erano arrivate 4300 domande; a Torino 1500; a Genova 500; a Bologna 1000.
E stanno crescendo con una velocità di 12 al minuto». Denuncia di non aver avuto risposta sulla pubblicazione dei verbali, sui certificati elettorali di domenica scorsa. Denuncia l’invenzione «del silenzio non assenso» nella delibera 26 emessa dal Coordinamento: chi chiede di essere iscritto ex novo in caso di mancata risposta non può ritenersi iscritto. Ormai è muro contro muro.
Roberto Reggi accusa il partito «di cacciare via in malo modo» gli elettori e di rifiutarsi di dire «dove sono andati a finire» i certificati elettorali non utilizzati domenica scorsa. Insinuazioni pesantissime. Provoca: «Il regolamento non è mai stato approvato né dall’assemblea né dai delegati dei candidati». Come a dire: mani libere. Non è proprio così: i competitor con la candidatura si sono impegnati ad «accettare le norme contenute nei regolamenti per lo svolgimento delle primarie e nel codice di comportamento dei candidati, approvati dal Collegio dei Garanti» nonché «a rispettare e sostenere tutte le decisioni assunte dal Collegio dei Garanti». E i Garanti hanno stabilito che la «platea elettorale non può essere modificata», secondo quanto previsto anche dai principi regolamentari, la Costituzione di queste primarie. Davvero una brutta pagina quella che si sta scrivendo in queste ore.
l’Unità 30 novembre 2012

Azerbaijan terra di spie israeliane e iraniane

28 aprile 2012

Ho appena letto un articolo  interessante (del febbraio scorso) postato dalla lista di filomeno su un giro di spie israeliane e iraniane in Azerbaijian, Azerbaigian: la porta di Israele verso l’ Iran (la cui fonte è  Jerusalem post), ma, non so perché mi fido poco, quando parlano di un attacco all’Iran, però usando google per cercare ulteriori notizie sono capitata su quest’altro articolo del Times di Israele di oggi che mi sembra molto interessante, è una intervista all’ex capo del Mossad Meir Dagan. Degan è sempre stato contro qualsiasi attacco all’Iran, già alla trasmissione americana 60 Minutes (QUI) se l’era presa con Netanyahu e la destra israeliana oltre a quella americana (anche se lo aveva fatto in maniera molto diplomatica) e aveva definito una eventuale guerra in Iran come la cosa più stupida che avesse mai sentito.

- Michal Shmulovich, Intelligence chief Diskin says Netanyahu, Barak ‘not fit to lead Israel’ and wrong on Iran.
Devastating critique from former Shin Bet head outstrips even the repeated criticisms of ex-Mossad boss Meir Dagan, Times, 28 aprile 2012

Robert Fisk e i venti di guerra sull’Iran

5 febbraio 2012

Un articolo inquietante di Robert Fisk sul Fatto quotidiano. Si parla di un possibile attacco di Israele all’Iran ipotizzato da Leon Panetta e da un analista israeliano. Ora io sono fra quelli che proprio non ci crede. Soprattutto NON credo che Obama si avventurerebbe in una catastrofica guerra che farebbe dimenticare quelle recenti. Certo un pericolo ci potrebbe essere perché, come dice Fisk: “Non v’è dubbio che Mahmoud Ahmadinejad è fuori di testa, ma altrettanto suonato è Avigdor Lieberman, sedicente ministro degli Esteri di Israele” e quando si ha a che fare con i fuori di testa può accadere tutto. Io penso che tra il fuori di testa Ahmadinejad e i governanti israeliani (un po’ tutti fuori di testa dopo anni di occupazione) ci sia quasi un patto di ferro. Un patto che si manifesta al meglio nelle vicinanze di qualche elezione importante.
Ad ogni modo divertitevi a leggere l’articolo, citato da Fisk, e altri che vi linko. Dell’esternazione pittoresca di Panetta (le cui esternazioni hanno provocato già danni nel recente passato) ne aveva già parlato Repubblica alla fine di gennaio.

- Ronen Bergman, Will Israel Attack Iran?, New York Times Magazine,25 gennaio 2012.
Rachel Nolan, Behind the Cover Story: Ronen Bergman on Whether Israel Will Attack Iran, 6thfloor, blog del NYT, 30 gennaio 2012,
- Robert Wright, Do Israeli Leaders Really Think Iran Is an Existential Threat?, The Atlantic, 26 gennio 2012.
- Maurizio Molinari, “Israele attaccherà l’Iran a primavera“, La stampa, 5 febbraio 2012
- Ugo Tramballi, Iran-Israele: la guerra che non verrà. Forse, Il sole 24ore, 4 febbraio 2012.

Propaganda alla ricerca di un nuovo Saddam
L’attacco all’Iran? Serve una bufala
di Robert Fisk

Beirut
Nel caso in cui Israele attaccasse l’Iran nel corso del 2012 si rivelerebbe – insieme agli americani – più folle di quanto pensano i suoi nemici. Non v’è dubbio che Mahmoud Ahmadinejad è fuori di testa, ma altrettanto suonato è Avigdor Lieberman, sedicente ministro degli Esteri di Israele. Forse i due vogliono scambiarsi un favore. Ma per quale dannata ragione gli israeliani vogliono bombardare l’Iran con l’effetto di scatenare la rabbia dei libanesi di Hezbollah e dei palestinesi di Hamas? Per non parlare della Siria, ovviamente. E una simile avventata iniziativa finirebbe per risucchiare tutto l’Occidente – Europa e Stati Uniti – nell’ennesimo, inutile conflitto.
Sarà perché vivo in Medio Oriente da 36 anni, ma la puzza di bruciato la sento subito. Leon Panetta, mica un passante ma il ministro della Difesa degli Stati Uniti, ci avverte che Israele potrebbe anche decidere di attaccare. E lo stesso fa la Cnn – nessuno puzza di bruciato più di questa emittente!! – e si aggiunge al coro anche il vecchio David Ignatius, che non fa il corrispondente in Medio Oriente da dieci o venti anni, ma continua ad essere preso sul serio quando, recitando il solito copione, parla delle sue ”fonti israeliane”.
Mi aspettavo tutto questo quando la settimana passata ho dato una scorsa al New York Times Magazine e ho letto un pezzo tutto preoccupato di un ”analista” israeliano (sto ancora cercando di capire cosa diavolo è un ”analista”), un certo Ronen Bergman, del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth.
Ecco le sue parole che sembrano il solito ciarpame propagandistico: “Dopo aver parlato con molti (sic) leader e capi (ancora sic) di primo piano dei servizi segreti e delle forze armate israeliani, sono giunto alla conclusione che Israele attaccherà l’Iran prima della fine del 2012. Forse utilizzando la piccola finestra ancora disponibile, gli Stati Uniti decideranno di intervenire, ma a sentire gli israeliani le speranze di un intervento militare americano sono poche. C’è invece quel caratteristico cocktail israeliano di paura e tenacia, di coraggiosa fermezza, giusta o sbagliata che sia, di convinzione che in ultima analisi solo gli israeliani possono difendersi”.
Tanto per cominciare, un giornalista che prevede un attacco di Israele contro l’Iran sta mettendo la testa su un ceppo pronto a farsela mozzare. Comunque sia qualunque giornalista con un po’ di sale in zucca – e in Israele sono moltissimi i bravi giornalisti – si porrebbe una domanda: per chi lavoro? Per il mio giornale? O per il mio governo?
LEON Panetta, sì proprio quello che mentì alle forze armate americane in Iraq affermando che si trovavano in quel Paese a causa degli attentati dell’11 settembre, dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che sta scherzando col fuoco. E lo stesso dicasi per la Cnn. Ignatius lasciamolo da parte. Ma di cosa stiamo parlando? A nove anni dall’invasione dell’Iraq causata dal fatto che Saddam Hussein aveva una arsenale di “armi di distruzione di amassa” (e non era così), ci apprestiamo a battere le mani a Israele che bombarda l’Iran con il medesimo ancora più indimostrabile pretesto delle “armi di distruzione di massa”. Non ho il benché minimo dubbio sul fatto che a pochi secondi dalla notizia, i grotteschi individui che scrivono i discorsi a Barack Obama sarebbero già all’opera per trovare le parole giuste per giustificare l’attacco israeliano. Se Obama, al solo scopo di essere rieletto, può gettare alle ortiche la libertà dei palestinesi e il sogno di uno Stato palestinese indipendente, ovviamente può appoggiare l’aggressione isrealiana nella speranza di conservare il posto alla Casa Bianca.
Tuttavia se i missili iraniani cominceranno a colpire le navi da guerra americane nel Golfo Persico – per non parlare delle basi Usa in Afghanistan – il lavoro di quelli che scrivono i discorsi ad Obama potrebbe farsi ancora più difficile. Ma per piacere lasciamo fuori da questa storia britannici e francesi.
© The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto
Il fatto quotidiano 5 febbraio 2012.

La svolta di Hamas e di Meshaal

30 gennaio 2012

Il cambio che tenta Hamas
Scontro di linee all’interno del movimento islamico. La «primavera araba» obbliga a ripensamenti. Il leader Meshaal e il premier Haniyeh contro l’ala «militare»
Michele Giorgio

Il leader di Hamas Khaled Meshaal oggi è in Giordania per uno «storico» colloquio con re Abdallah. E’ il traguardo «diplomatico» più prestigioso raggiunto da Meshaal che, in questi ultimi mesi, ha guidato il movimento islamico palestinese al conseguimento di risultati senza precedenti nel mondo araboislamico. Il colloquio ad Amman ha il sapore di una rivincita per Meshaal che fu espulso dalla Giordania nel 1999, assieme ad altri quattro leader di Hamas (decisive le pressioni di Israele). (more…)


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