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Robert Fisk e i venti di guerra sull’Iran

5 febbraio 2012

Un articolo inquietante di Robert Fisk sul Fatto quotidiano. Si parla di un possibile attacco di Israele all’Iran ipotizzato da Leon Panetta e da un analista israeliano. Ora io sono fra quelli che proprio non ci crede. Soprattutto NON credo che Obama si avventurerebbe in una catastrofica guerra che farebbe dimenticare quelle recenti. Certo un pericolo ci potrebbe essere perché, come dice Fisk: “Non v’è dubbio che Mahmoud Ahmadinejad è fuori di testa, ma altrettanto suonato è Avigdor Lieberman, sedicente ministro degli Esteri di Israele” e quando si ha a che fare con i fuori di testa può accadere tutto. Io penso che tra il fuori di testa Ahmadinejad e i governanti israeliani (un po’ tutti fuori di testa dopo anni di occupazione) ci sia quasi un patto di ferro. Un patto che si manifesta al meglio nelle vicinanze di qualche elezione importante.
Ad ogni modo divertitevi a leggere l’articolo, citato da Fisk, e altri che vi linko. Dell’esternazione pittoresca di Panetta (le cui esternazioni hanno provocato già danni nel recente passato) ne aveva già parlato Repubblica alla fine di gennaio.

- Ronen Bergman, Will Israel Attack Iran?, New York Times Magazine,25 gennaio 2012.
Rachel Nolan, Behind the Cover Story: Ronen Bergman on Whether Israel Will Attack Iran, 6thfloor, blog del NYT, 30 gennaio 2012,
- Robert Wright, Do Israeli Leaders Really Think Iran Is an Existential Threat?, The Atlantic, 26 gennio 2012.
- Maurizio Molinari, “Israele attaccherà l’Iran a primavera“, La stampa, 5 febbraio 2012
- Ugo Tramballi, Iran-Israele: la guerra che non verrà. Forse, Il sole 24ore, 4 febbraio 2012.

Propaganda alla ricerca di un nuovo Saddam
L’attacco all’Iran? Serve una bufala
di Robert Fisk

Beirut
Nel caso in cui Israele attaccasse l’Iran nel corso del 2012 si rivelerebbe – insieme agli americani – più folle di quanto pensano i suoi nemici. Non v’è dubbio che Mahmoud Ahmadinejad è fuori di testa, ma altrettanto suonato è Avigdor Lieberman, sedicente ministro degli Esteri di Israele. Forse i due vogliono scambiarsi un favore. Ma per quale dannata ragione gli israeliani vogliono bombardare l’Iran con l’effetto di scatenare la rabbia dei libanesi di Hezbollah e dei palestinesi di Hamas? Per non parlare della Siria, ovviamente. E una simile avventata iniziativa finirebbe per risucchiare tutto l’Occidente – Europa e Stati Uniti – nell’ennesimo, inutile conflitto.
Sarà perché vivo in Medio Oriente da 36 anni, ma la puzza di bruciato la sento subito. Leon Panetta, mica un passante ma il ministro della Difesa degli Stati Uniti, ci avverte che Israele potrebbe anche decidere di attaccare. E lo stesso fa la Cnn – nessuno puzza di bruciato più di questa emittente!! – e si aggiunge al coro anche il vecchio David Ignatius, che non fa il corrispondente in Medio Oriente da dieci o venti anni, ma continua ad essere preso sul serio quando, recitando il solito copione, parla delle sue ”fonti israeliane”.
Mi aspettavo tutto questo quando la settimana passata ho dato una scorsa al New York Times Magazine e ho letto un pezzo tutto preoccupato di un ”analista” israeliano (sto ancora cercando di capire cosa diavolo è un ”analista”), un certo Ronen Bergman, del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth.
Ecco le sue parole che sembrano il solito ciarpame propagandistico: “Dopo aver parlato con molti (sic) leader e capi (ancora sic) di primo piano dei servizi segreti e delle forze armate israeliani, sono giunto alla conclusione che Israele attaccherà l’Iran prima della fine del 2012. Forse utilizzando la piccola finestra ancora disponibile, gli Stati Uniti decideranno di intervenire, ma a sentire gli israeliani le speranze di un intervento militare americano sono poche. C’è invece quel caratteristico cocktail israeliano di paura e tenacia, di coraggiosa fermezza, giusta o sbagliata che sia, di convinzione che in ultima analisi solo gli israeliani possono difendersi”.
Tanto per cominciare, un giornalista che prevede un attacco di Israele contro l’Iran sta mettendo la testa su un ceppo pronto a farsela mozzare. Comunque sia qualunque giornalista con un po’ di sale in zucca – e in Israele sono moltissimi i bravi giornalisti – si porrebbe una domanda: per chi lavoro? Per il mio giornale? O per il mio governo?
LEON Panetta, sì proprio quello che mentì alle forze armate americane in Iraq affermando che si trovavano in quel Paese a causa degli attentati dell’11 settembre, dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che sta scherzando col fuoco. E lo stesso dicasi per la Cnn. Ignatius lasciamolo da parte. Ma di cosa stiamo parlando? A nove anni dall’invasione dell’Iraq causata dal fatto che Saddam Hussein aveva una arsenale di “armi di distruzione di amassa” (e non era così), ci apprestiamo a battere le mani a Israele che bombarda l’Iran con il medesimo ancora più indimostrabile pretesto delle “armi di distruzione di massa”. Non ho il benché minimo dubbio sul fatto che a pochi secondi dalla notizia, i grotteschi individui che scrivono i discorsi a Barack Obama sarebbero già all’opera per trovare le parole giuste per giustificare l’attacco israeliano. Se Obama, al solo scopo di essere rieletto, può gettare alle ortiche la libertà dei palestinesi e il sogno di uno Stato palestinese indipendente, ovviamente può appoggiare l’aggressione isrealiana nella speranza di conservare il posto alla Casa Bianca.
Tuttavia se i missili iraniani cominceranno a colpire le navi da guerra americane nel Golfo Persico – per non parlare delle basi Usa in Afghanistan – il lavoro di quelli che scrivono i discorsi ad Obama potrebbe farsi ancora più difficile. Ma per piacere lasciamo fuori da questa storia britannici e francesi.
© The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto
Il fatto quotidiano 5 febbraio 2012.

La vignetta del giorno

4 maggio 2009
Enzo Apicella, Arriva a Roma il razzista di soppiatto, 4 maggio 2009

Enzo Apicella, Arriva a Roma il razzista di soppiatto, 4 maggio 2009


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