Posts Tagged ‘marco revelli’

Simone Weil la cristiana gnostica che non poteva capire l’art. 49

1 luglio 2013

Alias-domenica, Manifesto 30 giugno 2013, p. 5

Una discussione delle tesi di Simone Weil, contenute in “Senza partito”
Nei partiti il germe del totalitarismo?
Rocco Ronchi

Stupisce ritrovare la stessa parola d’ordine – «soppressione dei partiti politici!» – tra i fautori del fascismo e nella filosofa Simone Weil, la quale, pochi mesi prima di concludere la sua breve esistenza, nel sanatorio di Ashford il 24 Agosto 1943, scrisse le sue Annotazioni sulla soppressione generale dei partiti politici (tradotte e curate da Marco Dotti, con una premessa di Marco Revelli e una postfazione di Andrea Simoncini, con il titolo Senza partito. Obbligo e diritto per una nuova pratica politica, (Feltrinelli, «Vita», pp, 67, € 8,00). Stupisce perché la Weil si stava dedicando a una lotta senza quartiere contro il fascismo. Del fenomeno fascista aveva schizzato una genealogia, ne aveva mostrato l’origine nello «sradicamento» delle masse europee e in «una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano» aveva cercato di individuarne anche l’antidoto definitivo. Per questa dichiarazione la biografa della Weil, Simone Pétrement, ha parlato giustamente di una vera e propria «professione di fede».
È una professione di fede a un tempo civile e religiosa, anzi civile perché religiosa, dal momento che l’obbligo nei confronti del «bisogno» del prossimo – tanto del bisogno materiale quanto di quello spirituale, consegue al radicamento essenziale della creatura in un Bene situato «fuori dal mondo». Perché, allora, nella retorica della Weil i partiti (al plurale, come si danno in una democrazia rappresentativa) divengono sinonimo «del male pressoché allo stato puro»? La domanda ha per noi un’attualità che non ha bisogno nemmeno di essere sottolineata. Nella postfazione Andrea Simoncini non può non ricordare come tutte le costituzioni post-totalitarie, e la nostra con più forza delle altre (art. 49), presuppongano i partiti e specificatamente i partititi di massa. D’altro canto l’attacco al sistema dei partiti, la loro sistematica delegittimazione, è stata storicamente la via maestra del fascismo. Come negarlo? Inutile nascondersi dietro a un dito: ciò che inquieta nell’odierna antipolitica è il suo retrogusto fascistoide. Non tanto le tesi sostenute, spesso condivisibili, quanto le conseguenze automatiche di quel sillogismo che come sua premessa ha, appunto, proprio la parola d’ordine della Weil. Bisogna allora chiedersi che cosa accomuna sul piano formale l’ipotesi fascista e l’ipotesi della Weil, un’ipotesi che quanto ai contenuti è antitetica a quella fascista. Come si può, insomma, dire il medesimo nell’orizzonte di inconciliabili visioni del mondo? La risposta la si trova nell’orizzonte gnostico e, per così dire, iperplatonico che fa da sfondo alla riflessione della Weil. Il cristianesimo radicale della Weil era, per sua stessa ammissione, un cristianesimo gnostico. Il che significa porre il Bene in una dimensione trascendente e separata e lasciare questo mondo in balia di una implacabile necessità.
Il Bene è uno e indivisibile, una è la Giustizia e una la Verità. Niente poteva suscitare più ribrezzo nella Weil che un «politeismo dei valori» alla Max Weber o l’idea machiavellica di una autonomia del politico rispetto all’etica o, ancora, una distinzione, di tipo crociano, tra l’utile, il buono, il vero e il bello. Il Bene si dice, per la gnostica Weil, in un solo senso, con buona pace di Aristotele, il quale proprio in opposizione al suo maestro Platone, aveva detto che il bene è un termine che si dice in molti sensi, tra loro irriducibili e senza denominatore comune: ciò che è bene per lo stratega può non esserlo per il singolo individuo, anzi per lui può essere il peggior male… Per la gnostica Weil l’assoluto è l’Uno e l’Uno è indivisibile: non si partecipa se non sfigurandosi e pervertendosi.
C’è allora veramente da stupirsi della conclusione politica che Simone Weil trae da questa premessa gnostica? I partiti, proprio in quanto parti, in quanto punti di vista differenti intorno a ciò che è giusto per la comunità, non possono che essere l’espressione di questa perversione del Bene. I partiti sono il male proprio come il molteplice è per un filosofo superplatonico una decadenza e un’infezione dell’unico vero. Sopprimerli è perciò per la Weil qualcosa di simile a quanto i filosofi neo-platonici chiamavano epistrofé o conversio, intendendo il cammino di ritorno che dalla dispersione del molteplice doveva riportare il saggio verso l’uno, verso l’origine pura che era stata abbandonata. L’intero poteva venir restituito alla sua integrità solo grazie al venire meno della parte. Simone Weil, nel suo saggio, individua nella logica del partito il germe del totalitarismo: il partito vorrebbe sempre più potenza e non sarebbe mai soddisfatto del grado di potenza effettivamente raggiunto; di qui la sua vocazione a volere tutto il potere, un potere che non potrà che essere immaginario e paranoico. In realtà la sua analisi trascura un fatto macroscopico che lei stessa, per altro, rileva e denuncia.
In una democrazia rappresentativa i partiti sono parti. Finché restano tali, non possono essere tutto. Se lo divenissero, come di fatto è accaduto, cesserebbero di essere quello che sono e con loro verrebbe meno tutto il sistema. Ed è proprio in quanto parti che la Weil non li può accettare. C’è da chiedersi allora se il totalitarismo non abbia sul piano formale la stessa radice gnostica che nutre la riflessione antipartito della Weil. Anche per il fascista il Bene si risolve infatti nella purezza di un’origine che non può tollerare partizioni. Tutte le forme dell’antipolitica, anche quelle più recenti e apparentemente innocue, scommettono su questa trascendenza del Bene che viene utilizzata come una clava per demolire ogni istituzione «troppo umana». In questa prospettiva il partito è un male in sé. Certo, il fascismo è sostanzialmente pagano e come tale identifica questa origine pura e indivisibile in un idolo (ad esempio la purezza della razza).
Simone Weil, invece, ha orrore di questa identificazione immaginaria e le contrappone una critica radicale di ogni idolatria. La trascendenza dell’origine per lei non può prendere figura alcuna (se non, per analogia, la figura indiretta del bisogno cui si è incondizionatamente obbligati). La differenza è rilevantissima. Tutto l’antifascismo della Weil riposa su questa radicalizzazione ipercristiana della trascendenza del Principio e sulla sua necessaria purificazione da ogni immagine mondana.
Tuttavia se la Weil ieri, e i sostenitori dell’antipolitica oggi, fanno proprie la tesi della necessaria soppressione dei partiti, questo lo si deve alla vocazione gnostica-messianica che caratterizza una porzione consistente (e politicamente trasversale) del pensiero del Novecento. Bisogna onestamente riconoscere che non vi è alcuna speranza di conciliare un simile pensiero con l’art. 49 della nostra costituzione.
Alias-domenica, inserto del Manifesto, 30giugno 2013, p.5.

ALBA, 3 videochat: Grillo, Revelli, Mattei

4 maggio 2012


Da QUI.

Sulla Stampa di oggi la terza puntata delle videochat di Giuseppe Salvaggiulo con intervista a Ugo Mattei.
Terza politica Videochat con UGO MATTEI
L’antipolitica (3) Ecco il manifesto per il Quarto polo

Un fantasma si aggira per l’Italia: l’anti politica. I partiti la temono, la rete la esalta, sondaggi ed esperti la studiano. Mentre la fiducia degli italiani nei partiti crolla al 4 per cento, nuovi fenomeni politici si impongono con linguaggi, metodi, argomenti e facce diversi. Dal movimento Cinquestelle del comico Beppe Grillo alle liste civiche, dal nuovo soggetto politico lanciato da un gruppo di professori universitari a movimenti e comitati identificati con battaglie specifiche. Ma che cosa c’è davvero dietro l’antipolitica? Spesso chi ne parla la demonizza, ricorrendo alle etichette della demagogia e del populismo, raramente si cerca di capire come mai si mobilitino milioni di persone in modo trasversale. Convinti che non si tratti di anti politica, ma di altra politica. Per questo La Stampa apre una finestra su questo mondo con un ciclo di interviste multimediali, facendo parlare i protagonisti e chiedendo ai lettori di interrogarli e di commentare le loro opinioni (la Stampa)

La seconda delle videochat della Stampa, ha in studio Marco Revelli e Antonio Noto che fa un interessante analisi dell’elettoratodi Beppe Grillo. E’ del giorno prima della nascita di ALBA a Firenze
Da QUI

La prima delle videochat della Stampa era dedicata al movimento 5 stelle e ai pirati. In studio Chiara Appendino, consigliere comunale del Movimento 5 stelle a Torino.
Da QUI

ALBA, Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente

1 maggio 2012


Da QUI

E’ l’intervento di apertura di Marco Revelli e Nicoletta Pirotta al primo incontro per  la costituzione di un Soggetto politico nuovo (a cui, durante l’assemblea, è stato dato il nome ALBA)
Per ora è l’unico video presente nel sito  ma verranno depositati tutti gli interventi.
Per ora potete vedere andando QUI lo streaming non montato della Prima sessione
http://www.ustream.tv/recorded/22184645
e della Seconda Sessione
http://www.ustream.tv/recorded/22184645

E’ interessante sottolineare che non si tratta di un nuovo partito. E’ qualcosa che unisce piuttosto che dividere in fazioni. Se ne può far parte sia se si milita già in un partito, sia se si è fermamente convinti di non voler far parte di alcun partito. Non è richiesta l’esclusiva dell’appartenenza. Una delle caratteristiche è appunto la possibile appartenenza plurima purché vengano rispettate le due pregiudiziali richieste.
Il programma sarà elaborato dal basso con due sole eccezioni, ma pesanti.
Due sono infatti le pregiudiziali richieste inderogabilmente
:
1) la pregiudiziale antiliberista. La constatazione del fallimento totale del dogma che ci ha portato al disastro attuale, la necessità di contrapporre ai disastri del liberismo di questi anni un organico modello alternativo.
2)  la centralita della questione del lavoro a cominciare dalla difesa strenua dello Statuto dei lavoratori nella sua totalità.  Tutto il resto sarà al centro di discussioni.
QUI il programma da leggere ed eventualmente firmare. Ve lo copio e incollo.

Manifesto per un soggetto politico nuovo per un’altra politica nelle forme e nelle passioni. Non c’è più tempo

Oggi in Italia meno del 4% degli elettori si dichiarano soddisfatti dei partiti politici come si sono configurati nel loro paese. Questo profondo disincanto non è solo italiano. In tutto il mondo della democrazia rappresentativa i partiti politici sono guardati con crescente sfiducia, disprezzo, perfino rabbia. Al cuore della nostra democrazia si è aperto un buco nero, una sfera separata, abitata da professionisti in gran parte maschi, organizzata dalle élite di partito, protetta dal linguaggio tecnico e dalla prassi burocratica degli amministratori e, in vastissima misura, impermeabile alla generalità del pubblico. È crescente l’ impressione che i nostri rappresentanti rappresentino solo se stessi, i loro interessi, i loro amici e parenti. Quasi fossimo tornati al Settecento inglese, quando il sistema politico si è guadagnato l’epiteto di ‘Old Corruption’.
(more…)

NO TAV Val di Susa

28 febbraio 2012


Val di Susa notte del 27-28 febbraio 2012

aggiornamento, ore 13, 24.
E invece cambio idea e vi linko l’articolo di Marco Revelli di oggi sul Manifesto, visto che è leggibile anche su Micromega, Val di Susa l’abisso della democrazia.
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Ieri un uomo che protestava si è arrampicato ed  è caduto da un traliccio dell’alta tensione , ma questo lo sapete tutti, ne parlano tutti i giornali e tutte le tv, quindi non vi linko nulla, sarebbe solo un pleonasmo, vi dico solo che il ragazzo, se dio vuole, è fuori pericolo.
Invece ho voluto postarvi queste due foto perchè mi hanno colpito molto.
Ci sono delle foto, come degli scritti, che colpiscono diretti al cuore e al cervello, che  raccontano e spiegano tutto.
Questa foto per me è uno di quegli istanti, di quegli aleph che ti spiegano più dei diecimila appelli, articoli, saggi, filmati, foto, visti e letti  in questi anni.
All’inzio quando l’ho vista (piccola) sulla home di Repubblica ho pensato fosse un quadro fiammingo.
Il fotografo ha captato e concretizzato un attimo di autentica realtà, o forse è la realtà stessa che si è raggrumata nello scatto.
In questa foto c’è tutta l’umanità che lotta e non sia rrende (che abbia torto o ragione è cosa secondaria), una umanità che troviamo negli scritti e nelle immagini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché è  senza tempo e senza luogo è solo essere esseri umani  (georgia)


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