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Viaggio in Sardegna di Francesco Forlani

30 aprile 2012

la Conca tratto di mare nei pressi di Carloforte, dove è annegato Sergio Atzeni. Foto di Dario Mainetti

Credo che la grande letteratura in principio si rivolga a pochi amici, clandestinamente, nella speranza di parlare a tutti.  Quando i testi diventano classici, di tutti è l’autore a entrare in clandestinità.
Effeffe su facebook.
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Francesco Forlani mi scrive (scrive a me, e ad altri, come blogger della prima ora) per chiedere di fiancheggiare una sua meritevole iniziativa, Azione Atzeni, per promuovere un grande scrittore non ancora abbastanza letto.
Di Sergio Atzeni ne aveva già parlato il 3 gennaio su Nazione Indiana proponendone un bellissimo articolo su Hesse (avevo segnalato quel post QUI), in quell’occasione ci aveva annunciato che si trovava in Sardegna per scrivere un pezzo per la rivista Reportage.
Prima di fare la segnalazione però voglio parlare del bellissimo articolo di Francesco Forlani.
Ieri mi sono letta, dopo averlo stampato, il pezzo uscito sul n° 10 di Reportage, Nella Sardegna magica di Sergio Atzeni, ed è veramente un gran bel pezzo, ne consiglio la lettura a tutti. Non è un reportage, ma una narrazione di alto livello, un racconto da viandante letterario.
Durante il suo viaggio quasi iniziatico, che inizia dalla porta di Porto Torres e finisce nel tratto di mare di Carloforte dove la lingua “ti dice Liguria dal primo morso” di focaccia e dove Atzeni, “il sardo ed europeo“, è scomparso in quel mare “che pare vomiti neve. Fiocchi purissimi di sale che l’impatto con l’aria e la pietra condensa. Sembrano angeli“, Francesco incontra persone che hanno conosciuto lo scrittore, gli offrono documenti, scritti, gli rivelano la chiave di lettura di una letteratura che a volte “fa a meno della lingua dominante, l’italiano, la ‘creolizza’ la contamina con il sardo campidanese, a sua volta declinato nello slang delle periferie urbane“.
Incontra il suo mentore, il compagno di collegio Marco Murgia, che lo guiderà per le salite di Sassari e le discese di Nuoro, fino ai murales di  Orgosolo dove “i ritratti di operai e pastori in rivolta sono inchiodati ai muri e infatti sanguinano“.
Sgranando il mirto davanti al camino impara uno dei grandi segreti del mondo: che si capisce un popolo da come ride: “Credo che si capisca una terra da come si ride, ho pensato. Infatti le persone incontrate  a Nuoro per lavoro mi confermano la cosa. A Cagliari non si ride delle stesse cose di Nuoro. L’umorismo nuorese è più  rabelaisiano, gaudente, carnevalesco, hot“.  Mauro lo inizia a riti antichi quotidiani, ad esperienze ancestrali: la madre lascia, per l’intera notte, gli avanzi del cibo sulla tavola perché “le anime di coloro che se ne sono andati possano nutrirsi”. L’impressione, scrive Forlani, è di vivere “una voce che parla e dice comunità“.
Bella la metafora usata per suo prossimo incontro con le persone che hanno contato nella vita dello scrittore: “So che dovrò farmi da parte e non prendere dalla tavola quello che appartiene alle anime di chi non c’è più“.
Incontra scrittori come Gavino Ledda, che annuncia un’opera che “rivoluzionerà tutto“, amici di Atzeni, compagni di partito, librai, compagne di vita.
Leggetelo sia Atzeni che Forlani.

carloforte (isola di san pietro), foto di luca Piccioul


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