Intervista inedita di Pier Paolo Pasolini

L’ultima profezia di Pier Polo Pasolini

Una foto di archivio del 1975 sul set dell’ultimo film ‘Salò

In questo film il sesso non è altro che l’allegoria,
la metafora della mercificazione dei corpi attuata dal potere.
Penso che il consumismo manipoli e violenti i corpi né più né meno che il nazismo.
Il mio film rappresenta questa coincidenza sinistra tra consumismo e nazismo.
(pier paolo pasolini)

L’Espresso (poi anche Repubblica) ha pubblicato un formidabile inedito di Pier Paolo Pasolini.
La trascrizione e traduzione di una “registrazione recentemente e avventurosamente ritrovata e inedita in Italia, dell’incontro di Pier Paolo Pasolini, il 30 ottobre 1975 a Stoccolma, con un gruppo di critici cinematografici svedesi“.
Non vi copio incollo l’intervista perché molto meglio leggerla direttamente dall’ Espresso.  Nel sito potete anche ascoltare l’intervista (in francese) divisa in 4 parti, selezionabili dal menù in alto.
Vi posto un articolo sulla storia del nastro e la testimonianza di Carl Henrik Svenstedt, il cineasta e giornalista della radio svedese che ha conservato il nastro (georgia)

La storia di questo nastro
di Paolo Fantauzzi
(16 dicembre 2011)

foto di Dino Pedriali ottobre 1975

Non fosse stato per la meticolosità con cui Carl Henrik Svenstedt conserva i suoi nastri, la voce di Pasolini non sarebbe mai saltata fuori. Persa per sempre. E’ invece proprio la cura con cui questo ex giornalista della radio svedese ha catalogato centinaia di registrazioni e interviste raccolte nel corso degli anni che l’intervento (uno degli ultimi, seguito da un’intervista alla tv francese, a una a Furio Colombo), a Stoccolma poco prima di essere ucciso, è tornato alla luce dopo decenni di oblio.
Siamo agli ultimi giorni di ottobre 1975. La circostanza che porta il poeta in Svezia è la traduzione de “Le ceneri di Gramsci”: il 28 è all’Istituto italiano di cultura per la presentazione del volume, poi a una tavola rotonda allo Svenska Filminstitutet su invito dell’associazione dei critici svedesi. All’incontro partecipa il gotha dei giornalisti di cinema del Paese. Come è riuscito a ricostruire “l’Espresso”, fra i tanti, Stig Bjõrkman, Nils-Petter Sundgren, responsabile della programmazione cinematografica della tv di Stato, Jonas Sima, futuro regista di documentari di successo, il poeta Jan Olov Ullén.
Per oltre un’ora il regista risponde alle domande. Sveriges radio decide di registrare la conferenza per farne un programma nei giorni seguenti, anche se l’omicidio dell’Idroscalo avrebbe costretto a rivedere il proponimento. Nel 1981 il nastro è ancora negli archivi dell’emittente e viene riproposto per una trasmissione, ma da questo momento se ne perde traccia. Finché Svenstedt non lo ritrova. Quando chiacchierando con un’amica ha saputo che l’originale era andato perso, Svenstedt non si è perso d’animo: è sceso in cantina, ha rovistato fra i mille nastri conservati. La registrazione è saltata fuori. Il nastro è stato poi donato, alla fine dell’ottobre scorso, all’Istituto italiano di Cultura di Stoccolma. Il suono è imperfetto, per questo ancora più vero: si sentono i rumori delle sedie e dei bicchieri, i commenti a mezza bocca pronunciati al microfono. “Furono tre giorni splendidi, di gioia”, ricorda Ninetto Davoli, anche lui a Stoccolma in quell’occasione. “Pier Paolo si era portato un completo gessato di cui andava orgoglioso e io lo prendevo in giro per la sua eleganza. Gli piaceva così tanto che volli che indossasse quel vestito anche per il suo ultimo viaggio, appena qualche giorno dopo”.
L’Espresso,

Quel giorno di Ognissanti
di Carl Henrik Svenstedt*
Il giornalista, scrittore e cineasta racconta l’avventuroso ritrovamento del nastro dell’intervista concessa da Pier Paolo Pasolini
(16 dicembre 2011)

Era la mattina di Ognissanti.  Siamo scesi in città molto presto attraverso Porta Pinciana. La luce era alta sopra Villa Borghese, le scimmie urlavano nel giardino zoologico. Ma c’era anche uno strano silenzio. In piazza del Popolo, piccoli gruppi di persone si addensavano intorno all’edicola, ammutoliti. I titoli dei giornali urlavano: “Pasolini ammazzato!”. Un colpo al cuore per molti. La poesia era stata la loro ultima linea di difesa contro il male, e adesso anche questa era stata travolta. I nemici erano entrati nel cortile di casa. Sentivo il mio corpo contratto come un singolo muscolo. Mia moglie italiana, cominciò a imprecare: “Andiamocene da qui. Andiamo via da questo paese di merda!”. Tornammo a Stoccolma il 3 novembre. Il mio collega della radio mi consegnò un nastro magnetico.
“Questa è una registrazione della conferenza di Pasolini alla Casa del Cinema”, disse. Ascoltai la sua voce discreta – sembrava stanco da morire. Poi scrissi queste righe per il mio nuovo romanzo. Il nastro scomparve nella nostra cantina per i successivi 36 anni. Avevo incontrato Pasolini per la prima volta alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro organizzata da Lino Micciché nel 1967. Pier Paolo aveva tenuto in quell’occasione un “Discorso sul piano-sequenza ovvero il cinema come semiologia della realtà”, partendo dal filmato dell’omicidio di Kennedy.
Resta ancora uno dei commenti più belli e importanti sul cinema poetico. Ci incontrammo in seguito un paio di volte in questi anni, alla Mostra di Venezia per la prima di “Medea”, e nella sua casa all’Eur quando stavamo lavorando alla sua traduzione in svedese (poi seguita da “Porcile”). Pubblicai anche una scelta delle sue poesie, “Linee terrestre” (tradotte da Jordiska Rader). C’era la sua piccola vecchia madre, Susanna, che cinque anni dopo avrebbe seguito la sua bara come la Maria della Bibbia. Dieci anni dopo andammo a Casarsa. Sono stati seppelliti l’uno accanto all’altra nel suo quieto cimitero. Non c’era posto per un padre. Il nostro spazio condiviso era la poesia visiva, in versi e sullo schermo cinematografico. Pier Paolo è stato amato e riverito in Svezia molto precocemente. Lo consideravamo il più grande poeta italiano del dopoguerra.

*giornalista, scrittore e cineasta
traduzione di Mario Baccianini
L’ Espresso,

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15 Risposte to “Intervista inedita di Pier Paolo Pasolini”

  1. francescomarotta Says:

    OT

    Georgia, secondo me ti conviene usare il tasto “more”: l’interruzione facilita, per il lettore, una rapida scorsa di tutti gli articoli contenuti nella home page.

    fm

  2. georgiamada Says:

    hai ragionissima francesco, ma al momento se c’è una cosa che odio è proprio il tasto more (o br che sia ).
    Ho travasato il vecchio blog in iobloggo e sembra che ora abbia preso quasi tutto (ma non è ancora detto) però dove ho usato l’interruzione (tasto more o chi per lui) prende solo la parte visibile e il resto va perso, quindi mi tocca (almeno per i post che vorrei fossero conservati) copiaincollare la parte persa e ripristinare pure il continua, altrimenti, almeno per ora, mi rende i due blgog non simili e quindi è più difficile trovare la posizione delle cose da correggere insomma …. du’ palle che per anni non usero più il tasto more :-)
    Per ora ho corretto solo pochissimi post ma prima o poi manderò tutto al diavolo.

  3. iltrenoavapore Says:

    coincidenza sinistra tra consumismo e nazismo.
    Già 40 anni addietro, nel gioioso turbine degli assoluti, dubitavo di simili affermazioni, e poi vieppiù dubitai. Ho poco amato Pasolini, pur avendo acquistato quasi tutte le sue pubblicazioni (compreso l’illeggibile Petrolio) e visto tutti i suoi film. Il suo misticismo agricolo/proletario (nulla di comunista) l’ho scarsamente compreso e trovato agli antipodi di una “visone” delle cose che si “fanno” confrontandosi e contraddicendosi. Ma si fanno.
    L’etica del ritorno quanto meno ambigua, sicuramente elitaria. Non esiste un “prima” nel quale si era buoni e felici, ed i miseri non sono mai stai buoni, soltanto miseria, con il cumulo di rabbia e cattiveria che la miseria ingrassa.
    “Salò” fu un film meraviglioso, come quasi tutti quelli di Pasolini, ma vederlo come “la metafora della mercificazione dei corpi attuata dal potere” mi pare una madornale schiocchezza. Immagine piuttosto (ricordi “Teorema”?) di quanto s’agita da sempre nel fondo di ciascheduno e che solo alcuni (non necessariamente i potenti) sanno/possono tradurre in realtà.
    Vedi geo, io non credo più, e da tempo, che esistano uomini “complessi”. Gli angoli sono quattro e solo tra questi ci si gioca la vita. Un grande cineasta Pasolini, e proprio per aver saputo illuminare quei quattro angoli di cui alla fine fu vittima. Ma solo un grande cineasta, a mio stupidissimo giudizio.
    Grato dello spunto, ciao.

  4. georgiamada Says:

    @ mario, che i miseri siano buoni non credo pasolini l’abbia mai detto, credo abbia detto altro, magari in sintonia con rousseau, credo vedesse ancora alcune cose (come l’assenza di corruzione, la presenza di una cultura proletaria poi completamente scomparsa, un rapporto naturale con l’umano) che oggi non esistono più da nessuna parte.
    Chi vive nelle grandi città oggi difficilmente è un sostenitore delle idee di Pasolini (che pure vide cose che altri stentano ancora a vedere)

    Io ad esempio in genere non credo alla bontà (o perlomeno non la pretendo da nessuno), è cosa abbastanza smelensa anche se riconosco che ci sono delle persone che ne sono dotate in maniera naturale, con la stessa grazia con cui respirano, ma si possono contare sulle dita e non possono fare da regola.
    Credo invece a qualcosa di diverso e meno astratto: credo alla lealtà, all’amicizia, alla correttezza nei rapporti interpersonali, al rispetto (politico sociale e culturale) degli altri, dei loro diritti e della loro libertà, al loro diritto alla privacy e poi soprattutto credo alla solidarietà fra umani (meglio se non è una scelta ma un obbligo sociale), e anche alla solidarietà cosmica, metafisica, quella che ti fa soffrire empaticamente per un tuo simile che soffre, accanto a te o in qualsiasi parte del mondo.
    Credo a queste cose non perché sono buona, ci credo perché così venivamo tutti educati fino ad alcuni anni fa dalla politica e il segreto era che, comunque uno la pensasse, la cosa che ci accumunava era che le persone NON sono mai merce (magari si vendono anche, ma NON sono mai merce, e come merci NON devono mai essere trattate. Sono umani).
    Ma allora, fino a pochi anni fa, eravamo tutti (o quasi) antinazifascisti, eravamo contro una ideologia che aveva trattato una grossa fetta di esseri umani come inutili, come cose superflue, da comprare, vendere, o addirittura mandare al macero, umanità usata come pezzi di ricambio, cavie per esperimenti, come schiavi da lavoro, come cose fastidiose da eliminare per l’igiene del loro mondo criminale.
    Il nazismo è stato sconfitto politicamente, ma non del tutto, il salto abbietto era stato fatto e indietro completamente non si poteva più tornare, ecco perché basta distrarsi che ritorna (sotto altre spoglie). Pasolini aveva esaminato come nessuno questa mercificazione del corpo umano (che oggi è rinata con questo consumismo cosmico e fuori controllo) e io credo la sua analisi ancora (anzi soprattutto oggi) sia giusta e utile.
    Naturalmete rispetto il tuo punto di vista, ma non è in sintonia con me.
    Ma poi mi chiedo se io sono mai in sintonia con qualcuno, e la risposta che mi do, potrebbe anche farmi sentire oltremodo sola, ma … non desisto :-)

  5. banzai43 Says:

    Ciao Giorgia,
    saper vivere la solitudine è un dono. Quasi una forma di misticismo santificante. Però da non protrarsi. Da utilizzare solo per riflettere, leggersi dentro, catalogare le azioni e fare le scelte. Poi uscire. Il mondo è fuori. Là ci si deve confrontare. Là ci si deve battere per gli ideali che sono in ciascuno di noi. Quelli dettati dalla nostra coscienza.

    Buon 2012, cara Giorgia e buon futuro.

    banzai43

  6. georgiamada Says:

    ciao banzai, incominciavo ad essee preoccupata ché ancora non ti avevo visto in questo blog :-)
    Non ti stupire se il commento era moderato, succede sempre la prima volta (solo la prima volta) tanti auguri a anche a te per un buon anno nuovo
    P.S
    Nel 2012 mi chiamerai correttamente gEorgia vero?

  7. iltrenoavaporeltrenoavapore Says:

    per un augurio geo..:-)
    …e che siano cose buone… una l’abbiamo da poco avuta, eppoi si vedrà..

    con abbraccio
    mario

  8. transit Says:

    Auguri.
    Auguri a chi lotta per vivere.
    Auguri.
    Auguri al sangue versato.

    Auguri.
    Al baro delle lacrime.
    Auguri.
    Auguri alla perdita del lavoro.

    Auguri.
    Auguri ai senza presente.
    Auguri.
    Auguri ai cavatori d’occhi.

    Auguri.
    Auguri ai baci senza confini.
    Auguri.
    Auguri a cuore freddo.

    Auguri.
    Auguri a chi spulcia il vento.
    Auguri.
    Auguri ai canti degli addii.

  9. luciacossu Says:

    buon 2012 ^_^

  10. Mario Pandiani Says:

    Buon 2012

  11. Giorgio Di Costanzo Says:

    Auguri sinceri, carissima Georgia. Ti scriverò in privato. Hai sempre la stessa mail? A presto. Grazie del consiglio preziosissimo.

  12. georgiamada Says:

    @ giorgio sì ho sempre la stessa mail,

    @ treno, lucia e mario grazie

    … scusate tutti se non ho fatto dei veri auguri nel blog (e tanto meno per e-mail), ma quest’anno non ho lo stomaco per fare veri auguri a nessuno, malgrado questo però sono assai ottimista… ma, non badateci troppo, io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno anche se è del tutto vuoto :-).
    Però ieri ho letto che essere ottimisti non solo fa bene alla salute dei singoli ma fa andare meglio il mondo, ok se fosse vero io (e il mio piccolo mondo) dovrei stare da dio … in effetti NON sto poi tanto male, anche se al momento passo una piccola crisi (che non so neppure di che genere sia): Non leggo giornali se non sporadicamente, non sento i notiziari alla tv, NON parlo di politica, NON leggo di politica, non volgio sentir parlare di politica …
    NON sono più un animale cosidetto sociale, sono solo un animale socievole, ma attonito e stupito.

  13. luciacossu Says:

    …non sai come ti capisco, non c’è nulla da festeggiare probabilmente, ma non fare gli auguri a te ed altri almeno in forma così semiprivata e minimale forse farebbe sentire (me) più abbrutita di prima, ma parlo ovviamente solo di me e per me.

  14. georgiamada Says:

    lucia io mi sento già abbrutita ;-) … però gli auguri fanno sempre e comunque piacere e, hai ragione, aiutano anche a superare l’abbrutimento, quindi ancora grazie :-)))

  15. luciacossu Says:

    …da fuori non ti si sente “abbrutita” se a qualcosa può servire. Forse è periodo di ripiegamento come se le energie anche propulsive e sane e propositive poi rimanessero e passassero sempre attraverso i singoli, quasi un autoriferimento di massa anche quando questo autoriferimento proprio non c’è (lo dico almeno per me per come lo sento e lo vedo negli altri anche per nulla egocentrici), e non lo dico come critica, tanto poi slanci e proposizioni si possono comunque leggere e accogliere e seguire, ma sempre con il senso di non diventare mai un vero slancio vitale anche del mondo, io ormai lo prendo come un periodo storico connotato da decadenza.

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