Santino Spinelli,Rom genti libere


Da QUI è la presentazione del libro a Fahrenheit il 20 gennaio 2012.

Santino Spinelli, Rom, genti libere, Dalai editore,pag. 382, euro 17,50.
Vi posto due articoli: quello di oggi di Marco Rovelli e quello di Silvana Mazzucchi su Repubblica del 23 febbraio (georgia)

Il popolo Rom nomade per forza
Il libro di Santino Spinelli ripercorre con ricchezza di documenti la dolorosa storia delle «genti libere». Dalla deportazione dall’India allo sterminio
nei lager nazisti, fino alla diaspora durante le recenti guerre balcaniche
Marco Rovelli

Nella storia europea non c’è popolo che abbia subito tante persecuzioni come il popolo Rom. Perfino quando ricordiamo lo sterminio nazista, celebriamo solo la Shoah, ma non il Porrajmos, ovvero la «devastazione» dei Rom. Eppure si calcola che furono tra 500 mila e 1 milione e mezzo i Rom sterminati nei lager. Di loro, però, eccedenza costitutiva, scarto inassimilabile perfino nella memoria, non dev’esservi traccia. Ecco allora che un libro come Rom, genti libere di Santino Spinelli (Dalai editore, 17,50 euro) è indispensabile a tessere nuovamente un filo, assegnando un nome, un volto e una storia a un’entità che da sempre viene disconosciuta, manipolata, fatta oggetto di menzogne secolari che hanno dato legittimità alla loro persecuzione.
Il libro di Spinelli, musicista e intellettuale (insegna all’Università di Chieti), ci restituisce anzitutto, con una rilevante mole documentaria, la storia del popolo Rom. Che dall’India del Nord all’ inizio dell’XI secolo, dopo le razzie del sultano persiano Mahmud di Ghazni, venne deportato a occidente: e proprio in Persia quelle differenti comunità si diedero il nome «Rom», ovvero «uomo».
Molto interessante il modo in cui Spinelli intreccia la storia dell’ esodo dall’India con il divenire della lingua romanì, un itinerario di terre e culture attraversate, che mostra come in tutta evidenza la lingua sia una sedimentazione di esperienze. A cominciare, ad esempio, dalla parola «mare», di cui appunto i Rom fecero per la prima volta esperienza in Persia. Di lì arrivarono nell’Impero bizantino, dove vennero nominati Atsingani (da cui «zingari»), come una setta manichea itinerante con la quale vennero confusi. Il primo modo per non rispettare l’altro è occultarne il nome e l’identità, e proiettargli addosso i nostri fantasmi (così anche «gypsy» e «gitano» vengono da «aegyptianus»).
I Rom erano molto scuri di pelle, e nell’Europa medievale questa era una cosa che spaventava, legata al diavolo. E poi le loro «origini oscure», la lingua misteriosa interpretata come slang furbesco, i diversi modi di vivere, la pratica delle arti magiche e divinatorie (che li rese invisi alla Chiesa): vennero così banditi da ogni territorio d’Europa.
L’arrivo di queste genti era tanto più inaccettabile nel momento cui si costruivano monarchie nazionali e signorie centralizzate, essendo un elemento di instabilità. Si venne a creare così un circolo vizioso inarrestabile. Nel 1498 l’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo emanò un bando: «chiunque può ammazzare e bruciare gli zingari senza commettere reato». In tutta Europa si diffusero misure simili. Una parte consistente di romanì intanto era resa schiava nei principati rumeni, e tale rimase fino alla metà del XIX secolo: anche questo è un altro immenso crimine contro l’umanità che è stato dimenticato, pure in Romania.
IN ITALIA
Un altro capitolo ignoto è l’odierna composizione della popolazione Rom in Italia: su 170mila persone stimate, 60% sono cittadini italiani, prevalentemente stanziali, abitando in case e esercitando svariati mestieri. 30mila sono venuti dalla ex Jugoslavia e 40mila dalla Romania: anch’essi erano, prima delle crisi sociali di quei Paesi, prevalentemente stanziali. Il presunto nomadismo Rom è un’altra violenza esercitata ai loro danni. Chiedete a un Rom se è lui che vuole stare in un campo. Vi risponderà di no. Ma questo elemento di conoscenza, fondamentale per sviluppare una politica basata sui diritti umani, di solito manca ai politici. Molte altre cose che è necessario conoscere ci sono in questo libro (tutta la seconda parte è dedicata agli elementi della cultura romanès: per ciò, leggetelo.
L’Unità, 26 aprile 2012.

“Rom, genti libere”, un libro per cancellare i pregiudizi
L’opera di Santino Spinelli, in arte Alexian, italiano rom, musicista, poeta, attore e saggista, racconta “storia, arte e cultura di un popolo misconosciuto”
di Silvana Mazzocchi

Alzare il velo del pregiudizio è necessario per conoscere realtà di cui spesso non sappiamo nulla se non quel poco che appare, deformato, dagli stereotipi e dalle mezze verità. Utile per svelare tutto quello che è doveroso sapere sui Rom, è appena uscito il libro di Santino Spinelli, in arte Alexian, un italiano Rom, musicista e compositore, poeta, attore e saggista, oltre che insegnante di Lingue e processi interculturali all’Università di Chieti. Il suo Rom, genti libere, storia arte e cultura di un popolo misconosciuto, (Dalai editore) è il frutto di ben venticinque anni di studi e ricerche ed è un libro illuminante ma non certo facile, anzi per certi versi perfino ruvido, severo nei confronti di chi identifica grossolanamente i Rom con gli zingari e ambizioso nel suo proposito di restituire l’identità “invisibile” alle sue genti. Un popolo da sempre vittima di pregiudizi e sospetti, oggetto di persecuzioni (furono 500.000 i Rom e i Sinti massacrati dai nazisti) e invece una delle più antiche e dinamiche minoranze del Vecchio continente, con la sua cultura trasnazionale, distribuita ovunque nel mondo. Eppure c’è da scommettere che i tanti adepti di quella romfobia dura a morire che trasforma gli errori di alcuni in responsabilità di tutti e che identifica i Rom con l’emarginazione e i campi nomadi, neanche sanno che, dalla popolazione romanì, discende un piccolo esercito di personaggi amati e famosi della storia, delle professioni e delle arti. Ne fanno parte (e sono solo alcuni dei nomi di una lunga lista) l’attrice Rita Hayworth e suo nonno Antonio Cansino, il creatore della danza spagnola moderna, gli attori Charlie Chaplin (fu lui a rivelare che  sua nonna, in quanto “zingara”, Romanichal della famiglia degli Smiths, era la vergogna della famiglia), Michael Caine e Yul Brynner. E il danzatore Joaquim Cortès oltre a innumerevoli gruppi musicali e a campioni sportivi, artisti, uomini e donne della politica europea, fino al premio Nobel per la Medicina nel 1920, il Rom danese Schack A. Steenberg Krogh.
Ma Rom genti libere non si occupa certo solo di personaggi famosi, ricostruisce meticolosamente la storia comune del popolo Rom, dalla schiavitù nei principati romeni all’arrivo in Occidente e in Italia, dalle persecuzioni scatenate in Europa alle misure repressive subite in Italia. Un genocidio infinito. E racconta tutto sulla popolazione romanì, sparsa in ogni continente e che conta almeno 16 milioni di persone. Un viaggio documentato e completo nella storia e nella cultura per raccontare la forza e la tenacia di chi ha difeso libertà e identità.

Rom uguale zingari, uno dei tanti luoghi comuni?
“Per rispondere a questa domanda bisogna necessariamente porsene un’altra: “Quante  opportunità  ha l’opinione pubblica di “vivere” realmente  la cultura romaní, nella sua ricchezza e nella sua complessità espressiva?”. La risposta, purtroppo è facile: quasi mai. La conoscenza è un sacrosanto diritto di cui l’opinione pubblica viene privata. E qui subentrano tanti fattori: innanzitutto una cattiva informazione che si trasforma facilmente in disinformazione, con la reiterazione di immagini e di cliché stereotipati che certamente non favoriscono il dialogo, ma al contrario, pregiudizi e atteggiamenti di ostilità. Vanno poi sottolineate le politiche repressive attuate nei confronti dei Rom (rom=sostantivo, romanì=aggettivo, romanès=avverbio) arrivati in Europa nel XV secolo: politiche di espulsione, di reclusione, di sterminio, di deportazione, di assimilazione. Rom, Sinti, Manouches, Kalé, Romanichals, i cinque gruppi che con i loro svariati sottogruppi costituiscono il paradigmatico mondo romanò vengono volgarmente definiti “zingari”, ma pochissimi sanno che fra loro questi etnonimi (la maniera in cui un popolo definisce se stesso) sono sinonimi e significano “uomo”, da distinguere l’eteronimo (il modo in cui una popolazione viene definita da altri) “zingari” che ha un’accezione negativa. E’ la differenza che c’è tra “italiano” e “mafioso””.

Rom, genti libere. Chi ha preservato la loro identità?
“La cultura romaní è transnazionale, multiforme e paradigmatica con infinite sfaccettature e sfumature essendo distribuita in ogni continente e in tantissimi Paesi. Si è tramandata oralmente di generazione in generazione, per almeno quindici secoli, esponendosi all’influenza delle culture dei Paesi attraversati nel corso del lungo viaggio dall’India verso occidente. Le vicende storiche, economiche e sociali hanno condizionato la diaspora romaní tanto che le diverse comunità romanès che son venute via via delineandosi sono, oggi, portatrici di diverse tradizioni culturali, affini e diversificate allo stesso tempo. L’identità e la cultura Romanì si sono preservate anche grazie all’apporto che hanno dato a tutti i campi dell’arte occidentale, dalla musica alla danza, alla pittura, alla letteratura. In molti Paesi è entrata a far parte del folklore locale, spesso il folklore di quei Paesi si identifica con la cultura o l’arte romanì: il flamenco in Spagna, i violinisti ungheresi, i cymbalisti romeni, la musica in Russia e nei Paesi della ex Jugoslavia. Alcuni generi musicali derivano dai Rom come la Czardas e Verbunkos, ma anche flamenco e tanta musica balcanica oltre che il jazz manouches. Basti pensare ai grandi compositori come Listz, Brahms, Schubert e più tardi Dvorak, Mussoskj, Ravel, Debussy, Bartok, Stravinskj, oggi Goran Bregovic che hanno attinto a piene mani dalla tradizione musicale romanì”.

Chi sono realmente i Rom?
“I rom, sinti, kale, manouches e romanichals con le loro differenti comunità  nel mondo sono 12 milioni, in Europa sono otto milioni e mezzo, in Italia circa 170 mila di cui 60% di cittadinanza italiana (55.000 Rom e 45.000 Sinti) e di antico insediamento. Bisogna ricordare, infatti, che i rom sono presenti in Italia da oltre sei secoli, che la maggior parte di loro vive in case, manda i propri figli a scuola e lavora, il restante, circa il 20%,è costituito da rom provenienti dai Paesi dell’Est Europa (circa 70.000 da Romania ed ex Jugoslavia). Qui in Italia, affrontano politiche di esclusione spesso supportate da vincoli e cavilli burocratici vari; spesso sono costretti a vivere in condizioni disumane in campi nomadi appositamente creati per tenerli ai margini della società e trasformarli non in cittadini ma in esseri continuamente in lotta per la sopravvivenza quotidiana. Il tutto per rafforzare lo stereotipo e giustificare determinati tipi di politiche da cui alcune organizzazioni di pseudo volontariato traggono vantaggi”.
Repubblica, 23 febbraio 2012.

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2 Risposte to “Santino Spinelli,Rom genti libere”

  1. Santino Spinelli,Rom genti libere « Georgiamada | Made in India Says:

    [...] Santino Spinelli,Rom genti libere « Georgiamada Share var addthis_config = {"data_track_clickback":true}; Categoria: India, Viaggi Tags : [...]

  2. zanca edda Says:

    mi ha impressionato favorevolmente la trasmissione di Licia Colò domenica 4 novembre, dove lei era ospite,Spero che tanti altri siano come lei, purtroppo le nostre conoscenze (o le mie) sono limitate ….. mi piacerebbe leggere il suo libro…e lo farò. Saluti un’ammiratrice

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