Archive for the ‘Uncategorized’ Category

2016

31 dicembre 2015

 

 

 

 

 

 

Grande errore defenestrare Marino dal Campidoglio

28 dicembre 2015

manifestazione per Marino dopo la defenestrazione notarile

i 26 consiglieri del comune di Roma che si dimisero allunisono davanti al notaio

–  Ignazio Marino intervistato da Huffington Post, 27 dicembre 2015.
Goffredo De Marchis, Nelle città al voto anno zero per Renzi Allarme Roma e Napoli. Sondaggi negativi, candidature deboli o assenti E intanto Lotti, il selezionatore, incassa rifiuti, Repubblica 27 dicembre 2015
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Renzi è abile, molto abile e io lo seguo da un anno, malgrado tutto, quasi ammirata.
Ma, l’abile e bravissimo politico Renzi, ha fatto un enorme, gigantesco, siderale errore politico. Si è fatto trasportare dalle beghe del M5s (fiancheggiato questo da Fratelli d’Italia e Casa Pound) a far dimettere il sindaco legittimo di Roma Ignazio Marino.
Grande errore aver fatto fuori il sindaco, doppiamente legittimato (candidato tramite primarie ed eletto direttamente)! E poi  in quella maniera indegna ideata dal banalmente fosco Matteo Orfini con i 19 consiglieri del pd che si dimettavano all’unisono, sotto comando, con atto notarile stilato in Campidoglio dal Notaio Claudio Togna,  e che poi sgusciavano, rossi solo dalla vergogna, nella notte dalla porta del carico scarico merci. Sembrava di assistere ad una telenovela (comica e non cruenta) sui Borgia :-)))). Una macchia indelebile nella storia del PD.
Quasi sicura la sconfitta del Pd a Napoli e a Roma. Ma mentre a Napoli è scontata da sempre visto che a logica De Magistris dovrebbe riottenere facilmente il secondo mandato, a Roma Renzi se l’è proprio cercata arrogantemente e grettamente..

Il candidato scelto per Roma (caso mai si votasse a breve)  Roberto Giachetti (ex radicale come Marino) è ottimo ma non ce la può fare contro un M5s in crescita, una destra che a Roma è ancora forte e un Marino che dovesse correre con lista propria.
Ha una sola possibilità il politico Renzi se non vuol perdere a Roma: candidare Marino e farlo correre alle primarie ;-). Ma non lo farà perché è privo di quella grandezza d’animo, di quella magnanimità che è dote solo di pochi grandi politici.
In quanto a Giachetti, dando per scontato che il pd perderebbe comunque alla grande (vsto che il pd romano è impresentabile), potrebbe anche vincere come sindaco e sarebbe poi l’unico candidato in grado di ottenere, pur essendo renziano da sempre, una maggioranza di appoggio composta da Marino e M5s. Vassapè, le vie della politica ormai sono infinite, per gli uomini intelligenti e di buona volontà.
E poi Giachetti … ah, se gli avessero dato retta quando faceva lo sciopero della fame per riportare la vecchia legge elettorale e cancellare il porcellum … ah, gli avessero dato retta quelli del pd (quelli della ditta), ci saremmo risparmiati tutte le polemiche sull’Italicum, che sarà anche non perfetto ma certo è meglio del porcellum. TUTTO è meglio del porcellum, la peggior legge, la più infingarda, fatta dalla Repubblica italiana (georgia)

Auguri a tutti

23 dicembre 2015

AUGURI A TUTTI QUELLI CHE PASSERANNO DI QUI

Mario Dondero, Parigi 16 ottobre 1959, la storia della «photo du Nouveau roman»

14 dicembre 2015

Corriere, 24 agosto 2015, p. 30

 

Segnalo anche altri link dove si parla della foto:
Repubblica, Nuovi Argomenti, Perseè.fr (e QUI in pdf)

 

Testimoni Parigi, 16 ottobre 1959: Samuel Beckett e gli altri.
Il ricordo dell’autore dello scatto
Così misi in posa il Nuovo romanzo
Storia della foto che ci cambiò la vita

Come andò che mi riuscì di fare la fotografia che è diventata in seguito la photo du Nouveau roman? Una fotografia che è stata pubblicata e ripubblicata infinite volte e che ha persino ispirato uno spettacolo teatrale, messo in scena al festival di Avignone e poi, più tardi, a Parigi? La mattina del 16 ottobre 1959 il cielo era grigio sopra la Rue Bernard Palissy, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés. Un cielo, per un fotografo, da 1/250, 5/6. Erano le dieci e trenta circa e io stazionavo davanti alle Editions de Minuit, al numero 7 della strada, facendo passare i minuti che mi separavano dal mio appuntamento con l’editore Jérôme Lindon. Non lo sapevo ancora, ma quel 16 ottobre sarebbe stato una data fatidica per me e un poco anche per la storia della letteratura. Quel giorno avrei scattato la famosa foto del Nouveau roman . Mentre aspettavo, alcuni uomini a me sconosciuti entravano alla spicciolata nella casa editrice. Guardai per qualche minuto le vetrine in cui si allineavano i volumi più recenti di Minuit, testi di Alain Robbe-Grillet, Michel Butor, di Samuel Beckett. Guardavo con curiosità quell’edificio che aveva ospitato per anni, anche sotto l’occupazione tedesca di Parigi, una maison close , un bordello. Dopo la Liberazione, le Editions de Minuit, casa editrice nata durante la Resistenza, si installò in quei locali. Minuit debuttò nella vita letteraria con un grande libro, Le silence de la mer ( Il silenzio del mare ) di Vercors.
Nel frattempo era giunta l’ora del mio appuntamento. Entrai e salii la stretta scala che conduceva all’ufficio dell’editore. Jérôme Lindon e sua figlia Irène, che imparava il mestiere di editore, officiavano all’ultimo piano. Quando vi giunsi, erano già arrivati alcuni degli scrittori che l’editore aveva convocato per una foto che li riunisse tutti. Il mio compito era quello di realizzare una foto degli scrittori che si dedicavano alla letteratura con un approccio completamente nuovo e distaccato dalla tradizione precedente. Nella loro scrittura il personaggio perdeva l’importanza tradizionale e i testi erano concentrati sulle caratteristiche della realtà, private dalla soggettività umana. Lo sguardo fotografico era quello privilegiato. Si è parlato anche di Ecole du regard per definire l’atteggiamento di quegli autori nei confronti del reale. In un noto articolo del 5 maggio 1957, apparso su «Le Monde», il termine era stato coniato da Emile Henriot.
Le Editions de Minuit annoveravano gran parte di quegli scrittori, tra i quali Alain Robbe-Grillet, Claude Simon, Nathalie Sarraute, Claude Mauriac, Robert Pinget, Claude Ollier, Michel Butor. La mia idea di quella fotografia, che avevo proposto a Lindon, aveva molto sedotto l’editore che con il suo prestigio non aveva avuto difficoltà a radunare la piccola assemblea. Il mio reportage doveva essere pubblicato, come infatti avvenne, da «L’llustrazione Italiana», allora diretta da Pietrino Bianchi, con un vivace redattore capo, Gaetano Tumiati. L’articolo che accompagnava le fotografie venne poi scritto da Giancarlo Marmori, con il quale avevamo selezionato gli scrittori da includere nel servizio. Claude Mauriac ha raccontato nel suo diario, Le temps immobile , come si svolse, quella mattina, la piccola cerimonia della foto di un gruppo eterogeneo di scrittori che neppure si conoscevano tra di loro.
Venni accolto molto cordialmente e presentato, per così dire, da Robbe-Grillet, che avevo conosciuto in precedenza, con una reale empatia. Per ragioni di spazio e di luce scendemmo in strada. Nel frattempo era arrivato anche Samuel Beckett e il gruppo era quasi al completo. Avremmo voluto includere Marguerite Duras, che invece non volle venire, forse perché stava passando a un altro editore oppure perché temeva l’occhio fotografico, lei che era stata bellissima. Mancavano ancora all’appello Michel Butor e Jean Cayrol, l’autore dello straordinario commento al film di Alain Resnais Notte e nebbia su Auschwitz. Non figurarono nella fotografia, ma li ripresi quando poi arrivarono, con altri scatti. Non ricordo di essere stato particolarmente emozionato, anche perché l’atmosfera era molto cordiale e lo stesso Beckett, che passava per essere terribilmente foto-fobico, fu invece molto amabile. Tuttavia mi incombeva la responsabilità di prendere la direzione delle operazioni e di comporre il gruppo. Scelsi di non comporre l’immagine. L’unica cosa che feci fu di chiedere ai presenti di non guardare il fotografo e di non mettersi in posa, ma di essere come un gruppo di persone colte casualmente, come fossero in attesa di qualcosa o di qualcuno. In effetti si aspettava l’arrivo degli ultimi due scrittori e, nella fotografia, si vede appunto Jérôme Lindon che guarda altrove: stava guardando se arrivasse in taxi Michel Butor. Su quella fotografia, in seguito, si sono scritti molti articoli, in particolare su «Le Nouvel Observateur», che, in un articolo memorabile, «vivisezionò» la foto e i suoi protagonisti, tra i quali due, Beckett e Simon, ebbero successivamente il premio Nobel. Claude Mauriac ha raccontato nei dettagli come andò la cosa. Scrive che «il giovane Mario Dondero scattò con allégresse et hâte (in fretta e allegramente) una ventina di fotografie». Quella foto è diventata così famosa grazie a Jérôme Lindon, al quale io diedi le fotografie, dopo averle pubblicate su «L’Illustrazione Italiana». Furono le Editions de Minuit a diffondere la fotografia, che poi è finita nei libri di scuola, alla televisione, ripetutamente pubblicata. La casa editrice rispettò anche i miei diritti sotto il profilo commerciale, nella suddivisione dei benefici che furono cospicui. Questa foto mi ha creato in Francia una speciale notorietà come fotografo letterario, cosa che in effetti non ho mai voluto essere, essendo sempre stato un fotografo onnivoro, curioso di tutte le realtà.
Mario Dondero
Corriere della sera, 24 agosto 2015, p. 30.

da sinistra a destra: Alain Robbe-Grillet, Claude Simon, Claude Mauriac, l’editore Jérôme Lindon, Robert Pinget, Samuel Beckett, Natalie Sarraute, Claude Ollier. Foto di Mario Dondero a Parigi davanti alla sede delle Edition de Minuit, il 16 ottobre 1959. La casa editrice stava al numero 7 di Rue Bernard Palissy.

Repubblica e la nuova nomina: non sono tutte rose e fiori. Scalfari minaccia di andarsene.

27 novembre 2015


Mario Calabresi, foto presa dal Post

Oggi Giorgio Di Costanzo lascia un commento: “Eugenio Scalfari dal 14 gennaio 2016 non scriverà più sul quotidiano che ha fondato“.
Gli chiedo dove lo abbia letto, ma ancora non ha risposto.
Allora mi reco nel blog Pazzo per Repubblica che di solito è super informato sull’argomento ed infatti trovo un post di apertura: Il Fundadòr non è d’accordo sulla scelta di Calabresi e minaccia: “Me ne vado”.
Il post riporta tre link interessanti, Uno da Il Post e due dal Foglio (che credo sia stata la fonte primaria di Giorgio.

Mario Crippa, Spingendo Repubblica più in là. Congetture su un destino e un lavoro. Mario Calabresi, cavaliere ma non “dalla triste figura”, Il Foglio, 27 Novembre 2015 ore 06:18

Leopoldo Mattei, Perché l’arrivo di Calabresi a Rep. fa dire a Scalfari: qui c’è un problema. L’addio di Mauro, la nuova epoca, la fine del giornale chiesa, Il Foglio, 27 Novembre 2015 ore 10:53

Cosa diventerà Repubblica. Il Foglio riflette con due articoli sulla scelta di Mario Calabresi come nuovo direttore e sulle sue implicazioni, Il Post, 27 novembre 2015

15 maggio 1927 – 8 novembre 2015

9 novembre 2015

Il fatto quotidiano, Corriere, Repubblica, Il manifesto, Manifesto 2,

STOP TTIP

14 ottobre 2015



Manfestazione contro il TTIP a Berlino

Fate circolare il più possibile il video

Prima di tutto la puntata di ieri su radio 3 di Tutta la città ne parla.
e poi qualche articolo
TTIP, il grande mercato transatlantico, dossier del Monde diplomatique, giugno 2014, pp. 11-18
– Giuliano balestrieri, L’Europa accelera sul Ttip, gli europei scendono in piazza per dire “no”, Repubblica 11 ottobre 2015.
EuNews, Huffinghton Post, Pressenza, Corriere, Controinformazione.info,
Foto della manifestazione a Berlino.

– Cos’è il TTIP spiegato molto bene da Giulia Siviero su Il Post.
Un video per spiegare.
15 ottobre: un tweetstorm per dire #StopTTIP.
Prossimi eventi.

Campagna stop TTIP.
Il sito Italia,
pagina facebook,
sito internazionale,
Il libro.

Ha vinto il no

5 luglio 2015

Il NO al 60%

Illegale il controllo indiscriminato della Nsa

8 maggio 2015

edward snowden, david michael miranda, glenn greenwald, laura poitras

Foto storica
Un selfie che è anche una testimonianza, il passaggio di una storia ancora in gran parte da scrivere e che ha avuto nel legame personale di fiducia e lealtà tra queste quattro persone un elemento decisivo. Edward Snowden, l’ex analista della National Security Agency che ha rivelato lo scandalo della sorveglianza elettronica di massa del governo Usa, posa insieme ai giornalisti che hanno reso possibile l’emergere della vicenda. Glenn Greenwald (il terzo da sinistra) è il blogger che Snowden aveva contattato e che ha scritto gli articoli esplosivi per il Guardian. Laura Poitras è la documentarista che insieme a Greenwald andò a Hong Kong per raccogliere le prime testimonianze di Snowden e filmò la sua famosa intervista. David Michael Miranda è il compagno di Greenwald. Anche lui finì coinvolto nella vicenda, fermato dalla polizia britannica all’aeroporto di londinese di Heathrow con la minaccia di imputazioni per attività terroristiche. E’ la prima volta Snowden si riunisce con i giornalisti che hanno reso possibile il suo storico “leak”: a causa delle rivelazioni sulla Nsa tutti loro rischiano l’incarcerazione al ritorno negli Stati Uniti. Greenwald è però tornato negli Usa di recente per presentare il suo libro “No place to hide” e non ha avuto problemi con le autorità. Snowden è costretto a rimanere rifugiato in Russia (dove presumibilmente queste foto sono state scattate), che gli ha concesso asilo politico provvisorio (da QUI)
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Corte Usa: è illegale la raccolta indiscriminata di dati da parte della Nsa
Questa attività non è autorizzata dal Patriot Act, ha stabilito una Corte d’appello federale di New York. Casa Bianca: “Serve un meccanismo alternativo”
di Francesca De Benedetti

QUANDO la National Security Agency sorveglia gli americani sostenendo che è la legge antiterrorismo che lo chiede, sta di fatto abusando del proprio potere. Neppure le leggi post 11 settembre che rafforzarono lo spionaggio, possono essere considerate un supporto legale per praticare la massiccia raccolta di metadati delle telefonate dei cittadini. Quella sorveglianza è illegale: così sostiene, in una sentenza lunga 97 pagine, il tribunale d’appello federale di New York. Arriva quindi dal potere giudiziario un segnale chiaro sulla sorveglianza di massa, portata all’attenzione dell’opinione pubblica nel 2013 con il Datagate. L’agenzia di spionaggio americana ha agito in modo illegale, scavalcando le stesse leggi antiterrorismo fissate nel 2001 dal Congresso americano. Il programma attuato dall’Nsa comporta una “contrazione della privacy senza precedenti”, dice il giudice Gerard Lynch.
La decisione. La questione era finita in tribunale nel 2013 su iniziativa della American Civil Liberties Union. L’organizzazione non governativa per i diritti civili aveva sollevato l’incostituzionalità della sorveglianza in quanto violazione della privacy dei cittadini. Prima l’archiviazione, nel dicembre 2013, e ora la decisione della Corte d’Appello di Manhattan che va nella direzione opposta: conferma cioè le preoccupazioni per le libertà individuali degli americani. Il giudice Gerard Lynch afferma che “una tale espansione nella raccolta di dati dei cittadini è una restrizione senza precedenti della privacy dei cittadini”. “Per quanto possano esserci esigenze di sicurezza – continua la sentenza – non c’è alcuna evidenza di un dibattito sul tema”.
Un momento cruciale. La Corte non si esprime quindi sull’incostituzionalità della norma, ma afferma che l’agenzia di spionaggio è intervenuta scavalcando la legge stessa. Legge sulla quale proprio in questi giorni si sta scaldando il dibattito: l’1 giugno “scade” la sezione 215 del Patriot Act. Si tratta del passaggio normativo sul quale la Nsa ha detto di basarsi – ma illegalmente, dice oggi la Corte – per praticare la raccolta massiccia di dati. La palla passa quindi al Congresso, dopo numerosi tentativi falliti di riprendere in mano la questione. Nessuna delle iniziative di riforma dell’Nsa è infatti andata in porto da quando lo scandalo del Datagate è esploso ad oggi. L’ultimo episodio risale a dicembre 2014, quando per 60 voti mancati il Senato rifiutò di prendere in considerazione la riforma.
La reazione degli attivisti. “Questa decisione della Corte rimette in discussione tutte le operazioni dell’Nsa e mette in chiaro una volta per tutte che passare al setaccio le telefonate degli americani è illegale”, ha dichiarato Alex Abdo, l’avvocato della American Civil Liberties Union che ha portato l’Nsa in tribunale.
Ad accogliere con soddisfazione la sentenza è anche Glenn Greenwald, il giornalista al quale il whistleblower Edward Snowden affidò le sue rivelazioni. “Questa decisione respinge in modo chiaro il tentativo dell’amministrazione Obama di interpretare il Patriot Act come via libera per la sorveglianza”, ha twittato Greenwald. Dopo la decisione del giudice, il 1 giugno sotto i riflettori torna la politica.
Cosa farà Obama. Intanto dalla Casa Bianca, che sta valutando la decisione del giudice, arriva una prima reazione. “Pur senza commentare la sentenza – scrive Washington – il Presidente mette in chiaro che la raccolta di metadati legata alla Sezione 215, così come è esistita finora, deve cessare. Bisogna creare un meccanismo alternativo, pur mantenendo i tratti essenziali di quel programma”. Il portavoce della Casa Bianca Ned Price garantisce che “lavoreremo in stretta collaborazione con i membri del Congresso di entrambi i partiti, democratici e repubblicani, per attuare queste importanti riforme”.
Repubblica 7 maggio 2015

passa la legge elettorale

4 maggio 2015

È passata la legge elettorale


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