Posts Tagged ‘foto’

La casa infestata, foto di Zineb Sedira

12 giugno 2016

Manifesto-Alias 27 marzo 2016, p. 3. La foto è di Zineb Sedira

Gli ultimi due giorni dedicati alle pulizie :-) o meglio al buttare via vecchi giornali. Prima di farlo salvo sul computer (e alcune qui) le pagine che vorrei conservare.
In un vecchio numero di Alias, del 27 marzo 2016, mi hanno colpito due immagini.
Una è la foto di Zineb Sedira intitolata Haunted House III (la casa infestata) del 2006 e fa parte di una trilogia che potete vedere QUI. Zineb Sedira è nato a Parigi da genitori originari della Kabylia. La foto è usata da Alias (p. 3) per la recensione di Vermondo Brugnatelli alla traduzione italiana del libro dello scrittore franco algerino Boualem Sansal 2084 la fine del mondo (edito da Neri Pozza). L’articolo lo potete leggere QUI 1 e di seguito QUI 2.
Io forse non leggerò il libro perché non è nelle mie corde, come non lo è il libro di Houellebecq, ma la foto mi ha costretto a salvare la pagina.
Lorenzo Vitelli, sul Manifesto l’11 dicembre 2015, ne aveva stroncato l’edizione francese con un articolo dal titolo 2084, il libro di un neocon sull’Abistan dei musulmani.
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La seconda immagine che mi ha colpito è la foto di un quadro di Nicolas de Staël, che non conoscevo. Il titolo è Vue des quais  de Paris, 1954.

Nicolas de Stael Vue des quais  de Paris, 1954

70 anni della Repubblica. Ghirri, Fontana, Sislej Xhafa e altri al Maxxi di Roma

3 giugno 2016

Aggiornamento 5 giugno 2016, ore 12,57
Della mostra ne parla anche la trasmissione radiofonica, A3 Il formato dell’arte andata in onda su radio 3 il 4 giugno 2016.
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Franco Fontana, Paesaggio Sicilia 2007

Dal 2 giugno 2016 al 23 ottobre 2016 al Maxxi una mostra di fotografie
EXTRAORDINARY VISIONS. L’Italia ci guarda.

Luigi Ghirri, Riccione, 1984

Il Maxxi celebra i 70 anni della Repubblica con due mostre, “Extraordinary visions. L’Italia ci guarda“, con 40 maestri della fotografia che attraverso 150 immagini raccontano l’Italia, e “Benvenuto! Sislej Xhafa“, con 30 opere dell’artista kosovaro che affronta in maniera ironica temi legati all’identità, alle migrazioni, alla legalità. (da QUI)
Il catalogo della mostra di Sislej Xhafa pubblicato da Quodlibet.

Carlo Alberto Bucci, Maxxi Italia. Sguardi straordinari sul nostro paese, Repubblica, 2 giugno 2016, pp. 36-37.
Lea Mattarella, Sislej Xhafa in viaggio verso la libertà, Repubblica, 2 giugno 2016, p. 37

Sislej Xhafa, Association in Yellow

RepubblicaRepubblica (foto), La stampa, Il sole 24 ore, HuffingtonPost, Ansa, ArteMagazine, Arte.it, Askanews (c’è un video), Rivistasegno, Clickblog,

Sislej Xhafa, Benvenuto!

Tommaso Bonaventura, Alessandro Imbriaco, Fabio Severo, fascicoli del maxiprocesso 1986-2012, Corleone Palermo

Luigi Ghirri, Sabbioneta,1989

Franco Fontana, Basilicata 1978

Sisley Xhafa, This Call May Be Recorded For Quality Service

resti di un manichino

3 giugno 2016

Resti di un manichino dopo inondazione a Bimbach in Bavaria (ansa)

2 giugno 1946 storia di una foto

2 giugno 2016

Ed ecco la nostra Repubblica incarnata, giovane e sorridente, inventata con garbo e geniale mestiere da Federico Patellani, rimasta diligentemente senza nome fino ad oggi” (michele smargiassi QUI)

FOTO (repubblica) e QUI (museo fotografia contmporanea) e QUI, QUI,
VIDEO. In questo video de La grande storia (andato in onda il 27 maggio 2016) dopo il minuto 01,01,20 c’è la storia della foto della donna della Repubblica, e viene spiegato anche perché sulla pagina del Corriere in alto a destra c’è un altro strappo. Perché in una delle tante foto oltre alla faccia esce dalla pagina del giornale strappato anche una mano.

Giorgio Lonardi, Mario Tedeschini Lalli, Anna, svelato il nome della ragazza del ’46. Storia di Anna che fece l’Italia, Domenica della Repubblica, 24 aprile 2016, pp. 27-29 (e QUI)
Michele Smargiassi, Quando un volto diventa un’icona, Domenica di Repubblica, il 24 aprile 2016, p. 29.
Le foto di Federico Patellani a Torino. Fu uno dei primi fotogiornalisti italiani e c’è almeno una sua foto che avete visto tutti di sicuro, Il Post, 27 giugno 2015.
Giuliano Adaglio, Dal 23 mostra celebra Patellani, grande reporter del ’900. Quando la fotonotizia vale più dell’articolo, La Stampa, 23 aprile 2015.
2 giugno 1946 – 70 anni dalla RepubblicaLa grande storia. Andato in onda il 27 maggio 2016
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E’ una foto famosissima, diventata simbolo della Repubblica, ma di cui non si sapeva assolutamente nulla.
Da poco il mistero è stato svelato.
La ragazza, che sbuca dalla pagina rotta del Corriere della sera, è Anna Iberti, morta nel 1997, allora aveva 24 anni e lavorava al quotidiano socialista l’Avanti!. La foto è stata scattata a Milano dal fotogiornalista Federico Patellani (Monza, 1911 – Milano, 1977), sulla terrazza dell’Avanti!, in via Senato 38.
La prima volta fu pubblicata sulla copertina del n.22 del settimanale Tempo del 15-22 giugno del ’46.
Prima di scegliere la foto diventata storica Patellani aveva scattato, con la sua Leica, ben 41 scatti (tutti conservati al Museo della fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo). Patellani aveva fatto anche una foto, sempre con la stessa ragazza, nel caso avesse vinto la monarchia, del resto Patellani era allora monarchico.

filosofia e scacchi

24 aprile 2016

In piedi da sinistra: Heinrich Blücher, Hannah Arendt, Dwight McDonald, Gloria MacDonald. Seduti da sinistra: Nicola Chiaromonte, Mary McCarthy, Robert Lowell. Foto presa da QUI

 

Arendt e Blücher a NY 1950

Sul settimanale del Corriere della sera, Sette, parlando dell’Opera da tre soldi al Piccolo di Milano dal 19 aprile al 11 giugno 2016,  si parla anche di scacchi e delle famose fotografie  che riprendono Brecht che gioca a scacchi con Walter Benjamin. Inoltre ci viene data, in un piccolo trafiletto, una (almeno per me)  gustosa informazione. Che nel 1937 Benjamin preferisse giocare a scacchi con Heinrich Blücher, “Il nuovo

Arendt e Gunther Anders Stern 1929

compagno della sua carissima amica Hannah Arendt. Filosofo e poeta, comunista militante ma anche anti-stalinista dichiarato già dalla fine degli anni Venti, Blücher riesce a costruire un’ottima amicizia con Benjamin. Il che non era affatto scontato, con la Arendt di mezzzo. Considerando oltretutto che lei, come primo marito, aveva sposato un altro filosofo del circolo degli allievi di Heidegger, Gunther Anders Stern, che era poi il cugino di Benjamin stesso.

Filosofi, amici e rivali in amore e nella tragedia della storia, Corriere della sera Sette, 22 aprile 2016, p. 103


Bertolt Brecht e Walter Benjamin giocano a scacchi

Nuove foto di Pier Paolo Pasolini

22 aprile 2016

Tante foto ritrovate di Pier Paolo Pasolini, nei negativi dell’archivio Riccardi, in viaggio verso Barcellona

Pasolini al festival cinema Venezia 1963

 

Le foto di Pasolini dell’archivio Riccardi. Verso Barcellona una nave di libri con le foto PPP dell’Archivio Riccardi (pubblicato dal Blog Molteni del Centro Studi PPP Casarsa della Delizia), Rivegauche-arte cinema.info,
Una nave di libri per Barcellona. Il volto inedito di Pasolini, Artslife, 19 marzo 2016.

Programma,

I tanti Pasolini dell’Archivio Riccardi
Ritratti del poeta a bordo di Una Nave di Libri per Barcellona

Pasolini con Laura Betti al Premio Strega 1960

A passeggio con l’amico Moravia, o alle votazioni del Premio Strega, o deponendo in tribunale per difendersi dall’accusa di vilipendio alla religione di Stato per il film La ricotta. E poi gli incontri con Maria Callas e Adriana Asti, i caffè e gli abbracci con Laura Betti e la presenza immancabile al suo fianco dell’amatissima mamma Susanna. C’è tutto il mondo di Pier Paolo Pasolini nei 26 scatti, per lo più inediti, del maestro Carlo Riccardi, che compongono la mostra I tanti Pasolini. Presentate durante la traversata in mare della manifestazione letteraria Una nave di libri, che Leggere:tutti e Grimaldi Lines hanno organizzato in occasione della Giornata Mondiale del Libro del 23/4, le immagini in esposizione sono state letteralmente scovate nell’imponente Archivio Riccardi di Roma con un abile lavoro di ricerca: sparpagliate tra circa 3 milioni di negativi (è questo il tesoro dell’Archivio) le fotografie sono state raccolte e riunite con l’obiettivo di raccontare attraverso espressioni pensierose e sorrisi, atteggiamenti e posture l’anima complessa di uno dei più grandi intellettuali italiani.
L’idea della mostra (realizzata nel 2015 in occasione dei 40 anni dalla morte del poeta di Casarsa e ora itinerante) è nata per caso, dal ritrovamento fortuito nelle stanze dell’Archivio dei fotogrammi relativi alla scena finale del film Il Gobbo di Carlo Lizzani, in cui Pasolini, che interpretava il personaggio di Leandro detto “er monco”, veniva ucciso. Da lì è poi iniziato un lavoro approfondito, dapprima di ricerca di immagini relative alla vita professionale e umana del cineasta-scrittore, e subito dopo di restauro di quelle più danneggiate. “I negativi che abbiamo trovato erano fuori posto, perché l’Archivio è enorme. E quelle immagini de Il Gobbo erano rimaste incastrate in fondo a un cassetto”, ha detto Giovanni Currado, curatore della mostra con Maurizio Riccardi, “abbiamo dovuto fare diverse ricerche e molti confronti con altre immagini per capire a cosa si riferissero quei negativi. Poi abbiamo pensato che potevamo raccontare Pasolini, e il suo essere regista e intellettuale, scrittore e attore, poeta e drammaturgo attraverso le fotografie. Anche dal suo modo di porsi, dall’aspetto, perfino dagli abiti che indossava emergeva la sua poliedrica capacità di esprimersi”. A corredo della mostra anche un piccolo libro, che raccoglie testimonianze di chi lo ha conosciuto di persona o solo attraverso le sue opere, da Dacia Maraini a Gianni Berengo Gardin, da Filippo La Porta a Marco Damilano, da Ugo Gregoretti a Roberto Ippolito: parole e racconti diversi per suggestioni e contenuti, ma tutti accomunati dalla certezza di quanto ancora oggi Pasolini sia un testimone contemporaneo e mai davvero scomparso, la cui voce risuona come necessaria e del tutto immersa nelle radici del nostro tempo.
Ansa, 22 aprile 2016

Pasolini depone in tribunale 1963

attenti agli smartphone

6 febbraio 2016

smartphone

Questo cartello stradale, che segnala agli automibilisti il pericolo di incontrare persone assorte sullo schermo del loro smartphone, è troppo divertente per non postarlo. La foto è stata scattata a Stoccolma il 2 febbraio 2016 da Jonathan Nackstrand ed è apparsa su Instagram dell’Economist. Oggi è sulla pagina on line di Repubblica insieme ad altri segnali “strani”.

Il gusto conservatore del web, la foto più virale del capodanno

4 gennaio 2016

Aggiornamento 6 gennaio 2016 ore 15,51
Poi è stato identificato l’uomo sdraiato a terra che cerca di riprendersi la birra
Si chiama Mike Deveney, ha 47 anni. Si trovava insieme ad amici e proveniva da un locale non lontano da Well Street. Dice di non ricordare nulla, ma di essere poi tornato insieme alla sua amica Hannah Derby,
L’amica (non si sa se quella che a sinistra lo guarda sorridendo o quella con l’abito rosso) ha poi detto ai giornalisti che l’uomo era stato buttato a terra durante uno scontro con un passante e alcuni poliziotti. Il Telegraph dice che Hannah è la donna che indossa l’abito rosso (georgia)

Foto di Joel Goodman dell’agenzia inglese London News Pictures, scattata il 31 dicembre 2015 a Manchester. Da Repubblica.

Ubriachi e poliziotti sembrano essere i veri protagonisti del capodanno. Che le foto ormai sembrino (si sforzino di sembrare) un quadro non è una novità, anzi ormai sono dei veri classici e tutti fanno a gara a trovare un precedente artistico ad ogni foto di loro gradimento. Non è più la realtà che interessa allo sguardo presente, ma semmai il verosimile, meglio se copia (in luci e colori) di qualcosa del passato. “siamo conservatori amiamo immagini che ci ricordano altre immagini” e la realta ci aiuta come diceva Henri Cartier-Bresson e spesso si dispone in “un geometrico equilibrio di forma e significato“. Ce lo spiega Michele Smargiassi: ” il dipinto fotografico scompone lo spazio come un quadro manierista, i due poliziotti che afferrano l’altro uomo steso, la donna che grida con la mano in un classico gesto di supplica, il gruppetto plastico dei voyeur al centro come un coro greco, la passante che guarda lo spettatore, davvero diresti che il fotografo abbia velocemente consultato i volumi del Pontormo o di Giulio Romano dei Maestri del colore prima di scattare” (georgia)

Manchester Evening Post, Repubblica, Guardian, Today, Artribune,
– Foto: Corriere, Repubblica, Manchester Post,

Michele Smargiassi, La creazione di Manchester se uno scatto di Capodanno diventa l’immagine perfetta, Repubblica, 3 gennaio 2015, p. 17

Mario Dondero, Parigi 16 ottobre 1959, la storia della «photo du Nouveau roman»

14 dicembre 2015

Corriere, 24 agosto 2015, p. 30

 

Segnalo anche altri link dove si parla della foto:
Repubblica, Nuovi Argomenti, Perseè.fr (e QUI in pdf)

 

Testimoni Parigi, 16 ottobre 1959: Samuel Beckett e gli altri.
Il ricordo dell’autore dello scatto
Così misi in posa il Nuovo romanzo
Storia della foto che ci cambiò la vita

Come andò che mi riuscì di fare la fotografia che è diventata in seguito la photo du Nouveau roman? Una fotografia che è stata pubblicata e ripubblicata infinite volte e che ha persino ispirato uno spettacolo teatrale, messo in scena al festival di Avignone e poi, più tardi, a Parigi? La mattina del 16 ottobre 1959 il cielo era grigio sopra la Rue Bernard Palissy, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés. Un cielo, per un fotografo, da 1/250, 5/6. Erano le dieci e trenta circa e io stazionavo davanti alle Editions de Minuit, al numero 7 della strada, facendo passare i minuti che mi separavano dal mio appuntamento con l’editore Jérôme Lindon. Non lo sapevo ancora, ma quel 16 ottobre sarebbe stato una data fatidica per me e un poco anche per la storia della letteratura. Quel giorno avrei scattato la famosa foto del Nouveau roman . Mentre aspettavo, alcuni uomini a me sconosciuti entravano alla spicciolata nella casa editrice. Guardai per qualche minuto le vetrine in cui si allineavano i volumi più recenti di Minuit, testi di Alain Robbe-Grillet, Michel Butor, di Samuel Beckett. Guardavo con curiosità quell’edificio che aveva ospitato per anni, anche sotto l’occupazione tedesca di Parigi, una maison close , un bordello. Dopo la Liberazione, le Editions de Minuit, casa editrice nata durante la Resistenza, si installò in quei locali. Minuit debuttò nella vita letteraria con un grande libro, Le silence de la mer ( Il silenzio del mare ) di Vercors.
Nel frattempo era giunta l’ora del mio appuntamento. Entrai e salii la stretta scala che conduceva all’ufficio dell’editore. Jérôme Lindon e sua figlia Irène, che imparava il mestiere di editore, officiavano all’ultimo piano. Quando vi giunsi, erano già arrivati alcuni degli scrittori che l’editore aveva convocato per una foto che li riunisse tutti. Il mio compito era quello di realizzare una foto degli scrittori che si dedicavano alla letteratura con un approccio completamente nuovo e distaccato dalla tradizione precedente. Nella loro scrittura il personaggio perdeva l’importanza tradizionale e i testi erano concentrati sulle caratteristiche della realtà, private dalla soggettività umana. Lo sguardo fotografico era quello privilegiato. Si è parlato anche di Ecole du regard per definire l’atteggiamento di quegli autori nei confronti del reale. In un noto articolo del 5 maggio 1957, apparso su «Le Monde», il termine era stato coniato da Emile Henriot.
Le Editions de Minuit annoveravano gran parte di quegli scrittori, tra i quali Alain Robbe-Grillet, Claude Simon, Nathalie Sarraute, Claude Mauriac, Robert Pinget, Claude Ollier, Michel Butor. La mia idea di quella fotografia, che avevo proposto a Lindon, aveva molto sedotto l’editore che con il suo prestigio non aveva avuto difficoltà a radunare la piccola assemblea. Il mio reportage doveva essere pubblicato, come infatti avvenne, da «L’llustrazione Italiana», allora diretta da Pietrino Bianchi, con un vivace redattore capo, Gaetano Tumiati. L’articolo che accompagnava le fotografie venne poi scritto da Giancarlo Marmori, con il quale avevamo selezionato gli scrittori da includere nel servizio. Claude Mauriac ha raccontato nel suo diario, Le temps immobile , come si svolse, quella mattina, la piccola cerimonia della foto di un gruppo eterogeneo di scrittori che neppure si conoscevano tra di loro.
Venni accolto molto cordialmente e presentato, per così dire, da Robbe-Grillet, che avevo conosciuto in precedenza, con una reale empatia. Per ragioni di spazio e di luce scendemmo in strada. Nel frattempo era arrivato anche Samuel Beckett e il gruppo era quasi al completo. Avremmo voluto includere Marguerite Duras, che invece non volle venire, forse perché stava passando a un altro editore oppure perché temeva l’occhio fotografico, lei che era stata bellissima. Mancavano ancora all’appello Michel Butor e Jean Cayrol, l’autore dello straordinario commento al film di Alain Resnais Notte e nebbia su Auschwitz. Non figurarono nella fotografia, ma li ripresi quando poi arrivarono, con altri scatti. Non ricordo di essere stato particolarmente emozionato, anche perché l’atmosfera era molto cordiale e lo stesso Beckett, che passava per essere terribilmente foto-fobico, fu invece molto amabile. Tuttavia mi incombeva la responsabilità di prendere la direzione delle operazioni e di comporre il gruppo. Scelsi di non comporre l’immagine. L’unica cosa che feci fu di chiedere ai presenti di non guardare il fotografo e di non mettersi in posa, ma di essere come un gruppo di persone colte casualmente, come fossero in attesa di qualcosa o di qualcuno. In effetti si aspettava l’arrivo degli ultimi due scrittori e, nella fotografia, si vede appunto Jérôme Lindon che guarda altrove: stava guardando se arrivasse in taxi Michel Butor. Su quella fotografia, in seguito, si sono scritti molti articoli, in particolare su «Le Nouvel Observateur», che, in un articolo memorabile, «vivisezionò» la foto e i suoi protagonisti, tra i quali due, Beckett e Simon, ebbero successivamente il premio Nobel. Claude Mauriac ha raccontato nei dettagli come andò la cosa. Scrive che «il giovane Mario Dondero scattò con allégresse et hâte (in fretta e allegramente) una ventina di fotografie». Quella foto è diventata così famosa grazie a Jérôme Lindon, al quale io diedi le fotografie, dopo averle pubblicate su «L’Illustrazione Italiana». Furono le Editions de Minuit a diffondere la fotografia, che poi è finita nei libri di scuola, alla televisione, ripetutamente pubblicata. La casa editrice rispettò anche i miei diritti sotto il profilo commerciale, nella suddivisione dei benefici che furono cospicui. Questa foto mi ha creato in Francia una speciale notorietà come fotografo letterario, cosa che in effetti non ho mai voluto essere, essendo sempre stato un fotografo onnivoro, curioso di tutte le realtà.
Mario Dondero
Corriere della sera, 24 agosto 2015, p. 30.

da sinistra a destra: Alain Robbe-Grillet, Claude Simon, Claude Mauriac, l’editore Jérôme Lindon, Robert Pinget, Samuel Beckett, Natalie Sarraute, Claude Ollier. Foto di Mario Dondero a Parigi davanti alla sede delle Edition de Minuit, il 16 ottobre 1959. La casa editrice stava al numero 7 di Rue Bernard Palissy.

World Press Photo 2015, l’amore gay

13 febbraio 2015

Jon e Alex, Pietroburgo 18 maggio 2014, foto di Mads Nissen

foto dell’anno
La foto vincente del 2015 al World Press Photo, è Jon and Alex del trentacinquenne danese Mads Nissen, che ha raccontato l’amore gay nella Russia di Putin. La foto è stata scattata a Pietroburgo il 18 maggio 2014 alle due di notte e ritrae Jon, 21 anni e Alex, 25 anni. La foto nasce all’interno di un Reportage contro l’omofobia in Russia, progettato da Nissen fin dal 2013 dopo aver assistito, al gay pride di Pietroburgo, al sanguinoso pestaggio di un ragazzo solo perché omosessuale.
Nissen lavora per Time, Newsweek, Spiegel e Stern.

Sono stati premiati anche 10 italiani fra cui Andy Rocchelli, ucciso in Ucraina.

Marco Mathieu, Intervista a Mads Nissen“La mia foto sull’amore gay per sfidare lo zar Putin” – “Quella foto di amore gay la mia sfida per i diritti”, Repubblica 13 febbraio 2015, p. 39

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