Posts Tagged ‘modernismo’

Lo sciocco guarda subito la luna

3 ottobre 2014

Da pazzo per Repubblica

Immagine da Pazzo per Repubblica

Ieri aprendo la Repubblica alla pagina 33 dove c’è la vignetta di Bucchi ho urlato dalla gioia, finalmente qualcuno mi vendicava dal terribile tormentone degli ultimi anni. Ogni volta che qualcuno in rete (e in rete le frasi o sono virali o non sono) recitava, col nasino spocchioso e il mouse alzato, che Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito, a me veniva una vistosissima orticaria.

E’ inutile dire che io mi metto, da sempre, dalla parte degli sciocchi, visto che penso che a uno in grado di intelligere non può certo bastare un dito che indichi per Guardare qualcosa, e che quindi sia sempre più prudente, se non doveroso, controllare prima il dito, e poi eventualmente, la luna guardarsela da soli o in compagnia (insieme a sciocchi e saggi) ma senza l’imperiosa e fastidiosa imposizione arrogante di chi si crede saggio al punto da avere un dito infallibile.

Inutile dire che tutti i supponenti che scrivono questa frase, si sentono automaticamente Saggi, anche se sono solo vecchi sentenziosi, con il proverbio sempre pronto. La vignetta di Bucchi è un geopensiero. È l’ipotiposi di gEorgia :-).

NOTA del 4ottobre 2014, ore 12,10.
IPOTIPOSI

Ieri avevo scritto l’ipostasi di gEorgia ma naturalmente volevo scrivere l’IPOTIPOSI di gEorgia, probabilmente l’errore di scrittura è stato provocato dal fatto che avevo appena letto su La dimora dl tempo sospeso, L’ipostasi del ritorno.
Ipostasi e ipotiposi sono due termini che graficamente si possono anche confondere, ma sono fondamentalmente diversi. Mentre l’ipostasi ha un significato mistico teologico, l’ipotiposi è molto terrena e iconica,
È una figura retorica molto amata dall’immaginifico Gadda che sfrutta genialmente il senso visivo della lingua, e quindi anche la sua principale figura retorica, l’Ipotiposi viene da lui spesso anche nominata direttamente. L’IPOTIPOSI è forse la principale marcatura di tutta l’epoca modernista, quell’epoca che è il passaggio dal predominio dell’alfabetismo a quello dell’immagine, e che prima della fine dà il meglio della lingua. È naturale che grandi scrittori abbiano pigiato principalmente sulla capacità della lingua di creare parole e concetti visivi, dando la rappresentazione del reale con i soli mezzi della lingua, inducendo il lettore quasi a guardare sulla pagina piuttosto che leggere. Oggi forse succede il contrario e sono i disegnatori che fanno parlare e raccontare le loro vignette e tutto quello che riguarda l’immagine, e quindi è sempre l’ipotiposi che la fa da padrona, oggi come ieri.

Alias-domenica. New realism ultima tappa

29 aprile 2012

Alias /domenica, Manifesto 29 aprile 2012 p. 4. L'immagine è una scultura di Louise Giblin.

Termina la discussione sul New realism portata avanti dall’interessante inserto della domenica del Manifeso, Alias-Domenica (che non ha nulla a che vedere con il mediocre, e pure a pagamento, Alias del sabato).
Le precedenti puntate (QUI e QUI).
Termina purtroppo con un articolo molto debole di Maurizio Ferraris che pur essendo (in puro stile postmoderno) un ottimo divulgatore filosofico è la parte più debole del pensiero debole e forse per questo ne vuole uscire. Ne vuole uscire rimasticando, e forse cavalcando, cose già dette (e molto meglio) anni fa dal marxista Romano Luperini. Il problema vero è che è difficile parlare di morte del postmoderno, visto che questo non ha mai avuto vita propria essendo solo l’appendice agonizzante del moderno (che ha avuto il suo apice glorioso, inizio della fine, nel surrealismo). Il postmodernismo, di suo,  non può morire, è solo stata l’agonia del moderno, quindi ciò che sta morendo (che è finalmente morto) è proprio quello che è stato chiamato moderno, e appellarsi come fa Ferraris a un ipotetico e  impossibile ritorno al moderno (prima del postmoderno) è una operazione profondamente reazionaria e soprattutto inutile.  Io credo che chi abbia capito meglio di tutti il passaggio epocale sia stata (e non è un caso) una donna, Hannah Arendt, quando parlò di rivoluzionario cambiamento del punto di vista. L’uomo nato sulla terra iniziava, negli anni Cinquanta, a ragionare con un timido punto di vista fuori dalla terra, dal pianeta terra dove venivano importati, per la prima volta, procedimenti che prima non esistevano (come il nucleare e la vita in provetta).
L’articolo che chiude la discussione è:
Maurizio Ferraris, Argomenti per evitare di far la fine Don Ferrante, Alias-Domenica, Manifesto, 29 aprile 2012, p. 4.


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