Posts Tagged ‘morte’

Uccisi Charb, Cabu, Wolinski e Tignous

7 gennaio 2015

Uccisi i disegnatori Charb, Cabu, Wolinski e Tignous nell’attentato contro Charlie Hebdo.

da Internazionale.

Stéphane Charbonnier (Charb)

Bernard Verlhac (Tignous)

Jean Cabut (Cabu)

Georges Wolinski

Pino Daniele 1955 – 2015

5 gennaio 2015

Pino Daniele
Napoli, 19 marzo 1955 – Magliano in Toscana, 5 gennaio 2015

E’ morto Pino Daniele

Giovani, vecchi e l’eterna Malattia generazionale

2 gennaio 2015

Il mondo che abbiamo davanti e che ci appare inabitabile, sarà tuttavia abitato e forse amato da alcune delle creature che amiamo. Il fatto che questo mondo sia destinato ai nostri figli, e ai figli dei nostri figli, non ci aiuta a capirlo di più, ma anzi aumenta la nostra confusione. Perché il modo come i nostri figli riescono ad abitarlo e a decifrarlo ci è oscuro […]. Noi dal canto nostro non riusciamo a compiere un solo gesto nei confronti del presente, perché ogni nostro gesto meccanicamente precipita nel passato. […] E un cosa ancora ci stupisce, noi che siamo ormai sempre più raramente colpiti da meraviglia: guardare come i nostri figli riescano ad abitare e a decifrare il presente, e noi eccoci qua sempre assorti a sillabare ancora le parole limpide e chiare che incantavano la nostra giovinezza“.
(Natalia Ginzburg, Noi e i nostri figli, La Stampa, 10 dicembre 1968. La vecchiaia in Mai devi domandarmi, Garzanti 1970)

Un certo Gary Pikovsky @DesignTimes posta polemicamente su twitter la foto di una scolaresca nella stanza del Rijksmuseum ad Amsterdam di fronte a “La ronda di notte” di Rembrandt. I ragazzi voltano le spalle al quadro e sono tutti intenti a guardare i loro telefonini. Titolo del tweet: No comment necessary. Tutti si scatenano contro ‘sti poveri ragazzini, meno Massimo Mantellini che scrive un gustoso pezzo in loro difesa dicendo che forse i ragazzi stanno cercando in rete notizie sul quadro (dietro indicazione dell’insegnante ecco perché tutti, ma proprio tutti, hanno, contemporaneamente, la testa china sull’iphone).
Del resto gia nei commenti alla foto un certo Khalid aveva fatto notare l’esistenza di un’altra foto, dove la scolaresca è invece tutta intenta ad osservare un quadro e ad ascoltare la lezione della professoressa.

Ma si sa, ai media piace dire che la malattia generazionale riguardi solo i giovanissimi e non invece i loro genitori, la generazione degli inossidabili babyboomer che ogni volta che si dice “i giovani” ancora si voltano istintivamente come se si stesse parlando di loro, di loro che non si arrendono, che vogliono continuare ancora a decidere SOLO LORO quale sia la cultura che debba essere egemone, perché decisa giusta una volta per sempre, e quale quella che debba invece essere silenziata, perché sbagliata una volta per sempre.
E’ stato Umberto Eco nell’anno che è passato, a parlare, per l’ennesima volta, di malattia generazionale in un articolo su l’Espresso (3 gennaio 2014). Ne riparla poi in una bustina di Minerva del 8 gennaio 2014 prendendo come spunto una serie di strafalcioni detti da alcuni “giovani” durante una trasmissione QUIZ (QUI il video):

Possibile che i nostri quattro soggetti non avessero idea delle differenze tra il periodo in cui entrava in scena Hitler e quello in cui l’uomo era andato sulla Luna? Per Aristotele è possibile tutto quello che si è verificato almeno una volta, e dunque è possibile che in alcuni (molti?) la memoria si sia contratta in un eterno presente dove tutte le vacche sono nere. Si tratta dunque di una malattia generazionale” (umberto eco)

La malattia della nuova generazione sarebbe La perdita della memoria.
Ma la memoria l’abbiamo persa tutti, nonni, genitori, figli, nipoti e nipotini e la colpa è della macchina certo. Più deleghi alla macchina la tua memoria e più la perde il tuo organismo è una cosa fisiologica che ognuno di noi (che gira in rete) ha già sperimentato sulla propria pelle ed è addirittura un fenomeno già denunciato dall’allarme lanciato da Marshall McLuhan addirittura prima ancora che nascesse la gigantesca, idiota, protesi di massa della e-memoria.
Se il cervello non produce più memoria attiva con le sue continue e soprattutto imprevedibili e originali connessioni interne, l’uomo (e di conseguenza il mondo) diventa meno intelligente e intelligibile, più banale, forse più inutile, oltre che più noioso. Forse non riesce più ad innovare culturalmente, forse resta abbarbicato al proprio passato più ancora di quanto succedesse in passato. Resta così abbarbicato da scambiare il proprio passato per l’unico possibile presente valido per tutti, l’unico presente possibile e, soprattutto, ammesso collettivamente. Il migliore dei presenti possibili. Più che alla perdita siamo al totalitarismo della memoria :-).
Massimo Mantellini cita spesso, come fosse il vangelo (dice lui) un racconto di Natalia Ginzburg, La vecchiaia. E’ un racconto della raccolta Mai devi domandarmi. Non ricordo più se lo avessi o meno già letto, e l’effetto che mi aveva fatto. Ma anche se lo avevo letto certo non lo avevo capito e quindi non l’avevo memorizzato. Quello che non si capisce e non si elabora, non si ricorda.
Letto oggi è davvero molto interessante perché l’intelligenza della scrittrice è ancora una intelligenza critica e non solo assertiva come invece oggi dilaga.
Il racconto si trova in una raccolta del 1970. In realtà non si tratta di un racconto, ma bensì di un articolo per La stampa e il libro infatti è principalmente la raccolta di quella collaborazione al giornale torinese (1968-1970).
Ad essere precisi non è neppure un articolo, ma semmai una pagina di diario come scrive la stessa Ginzburg: “Non mi è mai riuscito di tenere un diario: questi scritti sono forse qualcosa come un diario, nel senso che vi ho annotato via via quello che mi capitava di ricordare o pensare”.
Usci sulla Stampa il 10 dicembre del 1968 con il titolo Noi e i nostri figli e un ancor più signficativo occhiello: Quando ci si distacca dal presente.
1968 una data fondamentale. Il mondo, tutto, da un po’ di tempo aveva improvvisamente accelerato e stava cambiando radicalmente. Natalia Ginzburg aveva 52 anni, non proprio vecchia, ma si sentiva molto vecchia perché il mondo le stava vorticando  intorno ad una velocità eccessiva.
Sono andata a cercare il vecchio articolo. Lo potete leggere nell’archivio della Stampa. Andate QUI (se volete potete poi scaricarlo in pdf cliccando sulla destra sull’icona PDF). (georgia)

[…] L’incapacità di stupirsi e la consapevolezza di non destare stupore, farà sì che noi penetreremo a poco a poco nel regno della noia. La vecchiaia si annoia ed è noiosa: la noia genera noia, propaga noia attorno come la seppia propaga l’inchiostro. Noi così ci prepariamo ad essere insieme e la seppia, e l’inchiostro: il mare intorno a noi si tingerà di nero e quel nero saremo noi: proprio noi che il colore nero della noia l’abbiamo odiato e rifuggito tutta la vita. Fra le cose che ancora ci stupiscono c’è questo: la nostra sostanziale indifferenza nel sottostare a un simile nuovo stato. Tale indiffierenza è provocata dal fatto che a poco a poco veniamo cadendo nell’immobilità della pietra.
Tuttavia ci rendiamo conto che prima di diventare pietre diventeremo ancora altro: perché anche questo è ancora per noi un motivo di meraviglia: l’estrema lentezza con la quale invecchiamo. Conserviamo a lungo ancora l’abitudine a crederci «i giovani» del nostro tempo: così che quando sentiamo parlare di «giovani» voltiamo la testa come se si parlasse di noi: abitudine che ha radici così profonde, che forse non la perderemo se non quando saremo del tutto diventati pietre, cioè alla vigilia della morte.
A questa nostra lentezza nell’invecchiare contrasta la rapidità vorticosa del mondo che ruota intorno a noi: la rapidità con cui si trasformano luoghi e crescono giovani e bambini […].
(Natalia Ginzburg, Noi e i nostri figli, La Stampa, 10 dicembre 1968. La vecchiaia in Mai devi domandarmi, Garzanti 1970)

Mahmoud Darwish recita Murale

18 marzo 2012

Mahmoud Darvish ha scritto Murale dopo una operazione al cuore durante la quale è morto per alcuni secondi, poi lo hanno riportato in vita. Quando ha dovuto rioperarsi una seconda volta e si è recato negli Usa (dove poi è morto) ha lasciato scritto che se fosse di nuovo “morto” per qualche secondo, di non riportarlo in vita perché il viaggio di ritorno era stato troppo doloroso.
Questo poema che ci ha lasciato è un dono di conoscenza che ha dell’incredibile (georgia)


Per ascoltare cliccare QUI o sull’immagine
(tranquilli,  è in arabo, ma c’è anche la traduzione in italiano, ascoltatelo tutto ne vale la pena)

Mahmoud Darwish – Murale
1:09:00 – 3 anni fa
Domenica 7 maggio 2006  Mahmoud Darwish è a Siena per recitare il suo “Murale”, un lungo colloquio con Signora Morte. Purtroppo riprendiamo il magnifico evento con mezzi davvero poveri: verso la fine del recital mancano alcuni minuti di registrazione. //// Sandro Lombardi con Mahmud Darwish / Legge / MURALE di Mahmoud Darwish / Siena. Santa Maria della Scala, Sala del Pellegrinaio / Domenica 7 maggio 2006 / Un progetto di Maria Nadotti a cura di Federico Tiezzi / Musiche di Georges I. Gurdjieff e Thomas de Hartmann / Suono Antonio Lovato / (“Murale” edizioni Epoché, traduzione di Fawzi Al Delmi)
Da QUI

Theo Angelopoulos, 1935-2012

25 gennaio 2012

La polvere d’oro del novecento

La stampa, Corriere, Manifesto, Repubblica, GuardianGuardianFilm, El Pais, Huffington post associato con Le monde, Il Post,

Videointervista, di Maria Pia Fusco, ‘La polvere del tempo’ – Incontro con Theo Angelopoulos (02 – 06 – 2011)

Lucio Magri e la morte «pulita»

30 novembre 2011

Lucy in the Sky with Diamonds

The Beatles, Lucy in the sky with diamonds, 1967

Lucio Magri (destra) e Valentino Parlato

Simonetta Fiore su Repubblica. (articolo forse un po’ troppo fru fru come direbbe Giorgio)
–  Nello Ajello su Repubblica.
– Intervista a Valentino Parlato su Repubblica.
Foto:
Repubblica, Manifesto.
– Articolo di Lucio Magri, Un anno dopo. Praga è sola, Manifesto 1969, p. 3,
– Naturalmente il Manifesto di oggi è dedicato, copertina compresa, a Lucio Magri.

Manifesto 30 novembre 2011

Non posso fare   a meno di fare un post su Lucio Magri.
Ma non perché è morto, non per un ultimo ricordo, se lo dovessi fare forse preferirei ricordare il grande Ken Russell o Vittorio De Seta  o  Saverio Tutino.
Faccio un post solo perché, forse, parlarne mi serve a capire.
Non posso negare di essere rimasta molto colpita dal suo gesto, o meglio dalla preparazione del suo gesto, così colpita che il dolore per la sua morte è stato come soffocato.
Non sono certo rimasta colpita dal suicidio.  Sono stati molti i suicidati che pure abbiamo capito, amato e compreso (anche fra i nostri amici), non ultima la disperazione di Monicelli terrorizzato dalla malattia (anche se in effetti molto minore di quanto pensasse e curabilissima).
Non sono rimasta colpita dal suicidio, che fa parte della nostra vita di umani e quindi empaticamente comprensibile da tutti (valvola di sicurezza l’ha definito Maria, in un suo commento altrove, citando Ignazio Silone), ma sono rimasta colpita dalla sua lucida teorizzazione (e messa in atto) di morte pulita, morte liofilizzata.
Ma può esistere una morte pulita? (more…)


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